Da multicanale a omnicanale: l’e-commerce cambia volto

LinkedIn, nato come piattaforma per cercare lavoro e per i recruiter, oggi è sempre più community business dove i professionisti possono sviluppare il proprio personal branding: per il 70% è infatti una delle fonti di informazione più credibili, al pari del Wall Street Journal e di Forbes online (The Digital Trust Report, Business Insider Intelligence, 2017). Per conoscere meglio, e dall’interno, LinkedIn abbiamo chiesto a Francesca Lanzara, Global Customer Relationship Manager.

Partiamo sfatando il mito più comune: perché dovrei essere attivo su LinkedIn se non sto cercando lavoro?

Nelle nostre comunicazioni normalmente posizioniamo LinkedIn come rete commerciale e non come una piattaforma dedicata alla ricerca di lavoro. Ogni giorno, infatti, sulla nostra piattaforma c’è una comunità in rapida crescita e inclusiva di professionisti che scambiano opinioni e consigli con parenti, amici, colleghi di lavoro, su temi di interesse e obiettivi aziendali. Sicuramente, come in qualsiasi comunità attiva, è fondamentale essere proattivi partecipando alla conversazione, condividere contenuti di rilievo per la nostra rete, ma anche le nostre idee ed esperienze nelle community di LinkedIn più in linea con il nostro profilo professionale e argomenti di interesse.

Quali sono i più comuni errori che rischia di commettere un professionista su LinkedIn?

Avere un profilo trascurato! Grazie a queste pochissime regole è invece possibile valorizzare al massimo la presenza sulla nostra piattaforma. Foto Profilo: caricare una buona foto profilo, che offra ai potenziali interlocutori una rapida visione di come potremmo essere sul posto di lavoro o in una collaborazione. I membri di LinkedIn con una foto del profilo ottengono 21 volte più visualizzazioni di quelli senza e ricevono fino a 9 volte più richieste di connessione. Riepilogo: scrivere un buon riepilogo, perché è il nostro biglietto da visita, la prima cosa che i recruiter e gli altri utenti guardano quando visualizzano i profili. Posizione attuale: mantenerla aggiornata affinché, man mano che la nostra carriera avanza, questa aiuti a raccontare la nostra storia professionale (e ad ottenere fino a 8 volte più visualizzazioni del profilo). Ultimo, ma non meno importante: elencare i settori di interesse e completare il profilo con l’interesse professionale per essere rilevanti anche per i recruiter. Queste ultime sono informazioni private e non visibili alle aziende presso cui si sta attualmente lavorando. 

D: Ma LinkedIn non è solo per i professionisti, in quale modo può essere una vetrina fondamentale anche per un’impresa o un’associazione?

Le aziende dovrebbero comprendere che Linkedin è ormai un canale di comunicazione che consente di presentarsi alla propria audience di riferimento. La reputazione di un’azienda passa anche da Linkedin. Siamo stati confermati per il terzo anno consecutivo come il social network più credibile. Attraverso noi le aziende possono comunicare con gli investitori, gli stakeholder, i potenziali talenti da assumere, ma ovviamente anche con i propri clienti. A tal proposito, è sempre più rilevante l’attività che noi chiamiamo “Employee Advocacy”: i dipendenti sono infatti una leva importantissima che ogni azienda dovrebbe coinvolgere nella propria comunicazione. Due numeri che evidenziano tale rilevanza: il 3% dei dipendenti condivide contenuti relativi alla propria azienda e questo 3% porta circa il 30% del totale dell’engagement (interazioni) relativo all’azienda; le aziende con i dipendenti più coinvolti hanno il 58% di possibilità in più di attrarre talenti”.

Un resoconto dell’anno trascorso, tre dati del 2019 per dare un’idea della piattaforma in Italia?

L’Italia è uno dei Paesi chiave per LinkedIn in Europa con oltre 13 milioni di utenti e quasi 500.000 aziende rappresentate sulla piattaforma. La nostra comunità in Italia è molto attiva e, come in altri Paesi, le persone qui usano LinkedIn per trovare nuovi posti di lavoro e opportunità commerciali, partecipare a discussioni di gruppo e migliorare i percorsi di carriera.

E quali sono gli obiettivi e le aspettative nel 2020 in Italia?

Il nostro obiettivo è continuare ad aiutare la nostra membership e le aziende ad essere sempre maggiormente di successo. Per fare ciò, cerchiamo di essere a disposizione delle aziende italiane nell’aiutarle a trovare la strada migliore per sfruttare al massimo Linkedin come canale di comunicazione e di building reputation. Ad esempio, organizziamo alcuni momenti di interazione con i nostri clienti in cui invitiamo Key Note Speaker ai quali chiediamo di condividere la loro esperienza su temi diversi. Abbiamo avuto ospiti preso i nostri uffici Philippe Donnet (CEO di Generali) e Francesco Starace (CEO di Enel) che sono stati intervistati dal Rettore della Bocconi – Gianmario Verona sulle tematiche della leadership. La novità di quest’anno, su cui puntiamo molto, è l’arrivo di due News Editor che creeranno articoli riguardanti l’Italia e cureranno le conversazioni che si svilupperanno sulla piattaforma. L’obiettivo è chiaramente permettere alla nostra membership di vedere Linkedin sempre più come un luogo in cui potersi informare e dove trovare argomenti interessanti di discussione che riguardino il nostro Paese ed i diversi ambiti lavorativi.