di Mario Albis

Esiste e come può essere misurato un valore economico indiretto e non visibile? Da tempo si parla di impatto economico e sociale di un investimento: non si danno risposte metodologicamente chiare su cosa questo impatto misuri, ma appare evidente che l’impatto è proprio quel valore che non si vede ma che viene prodotto indirettamente su un territorio dal fatto che viene generato un investimento. Un piccolo evento come un festival o un mega evento come l’Expo o le Olimpiadi, una grande nuova architettura museale o teatrale, una infrastruttura, dal piccolissimo al grandissimo, produce un primo valore che è quello dello scambio diretto relativo all’obiettivo dell’investimento stesso, e un secondo valore che è l’effetto determinato sulle filiere lunghe o corte che hanno a che fare con quell’investimento. Gli esempi più semplici sono quelli dell’immateriale per definizione: la cultura. Costruisco un nuovo museo in un città: il valore è dato dallo scambio economico, per esempio dalla biglietteria o dalle sponsorizzazioni o dagli affitti degli spazi… Ma il pubblico che lo frequenta o lo visita, cittadini e turisti,  spende per i consumi – dai servizi di ospitalità a quelli di ristorazione, dai servizi pubblici allo shopping in luoghi vicini che altrimenti non prenderebbe in considerazione.

A sua volta il consumo, che viene definito indotto, genera una filiera relativa ai singoli beni e servizi che vengono acquisiti: la fornitura di caffè ai bar, la benzina per i trasporti, la merce per i negozi. È insomma una misura complessa che richiede complessi modelli di determinazione delle variabili di correlazione fra un investimento e il consumo generato indirettamente. Questo è l’impatto. E la necessità di implementare il metodo di misurazione esce dai piccoli esempi territoriali e diviene una metodologia per programmare un territorio economico, delineando il valore differenziale d’impatto fra un investimento ed un altro. Insomma l’impatto non è una misura tatticistica legata ad un fenomeno ma è la misurazione di un valore a sistema di territorio.

Gli esempi sono ormai storici: il museo Guggenheim di Bilbao ha generato, dalla sua origine, un valore di impatto nel territorio pari a 5 volte il valore dell’investimento per costruirlo. Di più: quell’impatto ha generato la trasformazione di un’economia territoriale nuova, che da “pesante” è diventata economia della “cultura”. Ed è significativo il fatto che i modelli di misurazione del valore d’impatto si stanno evolvendo sopratutto con l’affermarsi dell’economia della cultura come fattore trainante dello sviluppo di una città o di un’area metropolitana. Uno sviluppo dove i fattore dominanti che generano e alimentano il valore di un impatto sono: la precisa determinazione di un territorio, la presenza di flussi differenziati di pubblici e di comunità sociali di utilizzatori e consumatori, un motore di attrattiva estetica o di innovazione tecnologica. I modelli dell’impatto si evolveranno, dunque , in sintonia con i grandi attori dell’economia della conoscenza: città, cultura, cittadini, trasformazioni sociali sempre più rapide,

In questo quadro, lo spostamento  dei modelli d’analisi d’impatto dall’ex-post (il valore che si è creato intorno ad un investimento) all’applicazione prospettica, cioè alla scelta della tipologia dell’investimento migliore per ottimizzare il valore dell’impatto nella dimensione di un futuro possibile, porta ad un aumento della complessità descrittiva di queste quattro aree di interazione. Gli indicatori di selezione e simulazione di impatto diventano non solo tecnitalities socio-economiche e poi econometriche ma anche modelli del policy-making, strumenti di programmazione che trasformano tutte le morfologie economiche di una rendicontazione e di un bilancio, sia pubblico che privato. L’impatto è lo strumento che “svela” l’invisibile, delineando gli effetti sociali (oltre che economici) della creazione di valori di ricchezza alternativi. E costruendo parallelamente la struttura delle filiere economiche conseguenti. Un processo che si rapporta alla società dell’economia della conoscenza ed è essa stessa un pezzo della società della conoscenza trasferito nei modelli di previsione del fare economico e finanziario. Quella dell’impatto, a tendere, è insomma la ridefinizione stessa dei modelli della rappresentazione economica e del valore di una misura. Al centro, l’idea di futuri possibili e alternativi come processi non lineari ma complessi e costantemente espansivi. Un‘economia tendenzialmente utopica che sarà verosimilmente contrastata da un impatto negativo, quello che misurerà il rischio e i valori incogniti.