Vodafone sceglie Dell Technologies per creare la prima rete Open RAN europea

Riconoscere la centralità del digitale nel processo di ripresa. Accelerare ulteriormente la digitalizzazione della pubblica amministrazione. Dematerializzare i processi. Rilasciare immediatamente agevolazioni fiscali e finanziamenti per gli investimenti in tecnologia, formazione e progetti di trasformazione digitale. Quelle che ho elencato credo siano linee-guida essenziali, che dovrebbero rappresentare la stella polare per la totalità dei progetti che verranno implementanti nei prossimi mesi.

Non c’è ripresa senza trasformazione digitale. Un concetto che il tessuto imprenditoriale del nostro paese sembra aver preso alla lettera, come dimostrano i numeri del nostro ultimo Digital Transformation Index, lo studio globale che Dell Technologies rilascia ogni due anni. Un’imprenditoria, quella italiana, che rimane vivace e che appare interpretare l’attuale difficoltà globale – sia dal punto di vista sanitario che economico – cercando di volgerla in positivo e di trovare delle opportunità per trasformarsi. 

Le aziende italiane stanno reagendo alle criticità causate dall’emergenza sanitaria, accelerando i propri progetti di trasformazione digitale. E lo fanno a un ritmo maggiore rispetto alla media europea. È attorno all’85%, infatti, il numero di aziende italiane che dichiara un’accelerazione dei progetti di digitalizzazione nel corso del 2020 appena concluso. Se consideriamo una media europea di poco più del 75%, con paesi come Regno Unito, Germania e Francia che si attestano di poco sotto a questa cifra, capiamo come i segnali siano piuttosto incoraggianti. 

Un’Italia, quindi, che guarda al futuro con spirito di iniziativa, con voglia di programmare e di agire, caratteristiche che storicamente contraddistinguono il tessuto imprenditoriale del Belpaese fin dal boom economico del dopoguerra. Un’incertezza che spinge all’azione, con i decisori aziendali che studiano nuove formule, nuovi paradigmi, per rimanere competitivi in uno scenario complesso e sfidante. Ciò si evince dall’81% dei decisori italiani intervistati, che dichiarano di essere impegnati a reinventare il proprio modello di business, mostrando consapevolezza che la pandemia rappresenta con molte probabilità un vero e proprio punto di non ritorno, uno spartiacque temporale tra un prima e un dopo, in cui regole e capacità di esecuzione sul mercato risultano radicalmente cambiati.   

D’altronde, le informazioni di cui siamo in possesso – in qualità di player impegnato a supportare i percorsi di trasformazione digitale delle aziende – ci descrivono un’Italia divisa, ma non necessariamente nella dicotomia Nord vs Sud. Il tessuto imprenditoriale italiano è fatto di grandi aziende, che dal punto divista dello sviluppo digitale sono assolutamente in linea con le best-practice delle altre nazioni, ma anche di piccole e medie imprese in situazioni di significativo ritardo, che faticano ad avere accesso alle competenze e alle risorse finanziarie necessarie. Lo smart-working è diventato “mainstream”, lo spostamento verso il commercio elettronico, oggi una necessità, permarrà dopo la crisi, mentre prevedo un accorciamento sempre più spinto delle supply-chain – con il ritorno di molte produzioni vicino ai mercati di consumo – che potrà essere abilitato solo dalla disponibilità di automazione e tecnologia.

Credo che adesso la responsabilità debba passare nelle mani delle Istituzioni e di chi deve introdurre decisioni cruciali per immaginare l’Italia del prossimo decennio, complici ovviamente anche i progetti legati al Next Gen EU. È obbligatorio che chi governa il paese investa in maniera massiccia per abilitare ulteriormente l’uso produttivo di Internet, adeguando le infrastrutture necessarie. Abbiamo visto, in questi lunghi mesi, quanto la rete sia un asset critico e strategico per il Paese e quanto – in alcune zone – questa sia ancora lontana da livelli di adeguatezza accettabili, se sottoposta a periodi di stress eccessivo.

*VP e GM di Dell Technologies Italia