Bruxelles ha scelto la via cortese, almeno per ora. L’Unione europea sta chiedendo a Pechino di limitare “volontariamente” le esportazioni di auto ibride verso il mercato comunitario. La richiesta ha però un contorno chiaro: se l’intesa non arriva, arrivano i dazi.
La partita nasce da una falla nella prima linea di difesa europea. Nell’ottobre 2024 la Commissione aveva imposto tariffe fino al 45% sulle auto elettriche di fabbricazione cinese, nel tentativo di dare respiro ai costruttori del continente di fronte a una concorrenza che stava diventando strutturale. La misura ha funzionato, ma solo in parte: le ibride sono rimaste soggette all’aliquota ordinaria d’importazione del 10%. E i produttori cinesi hanno semplicemente cambiato marcia.
I numeri raccontano la deviazione. Le esportazioni mensili cinesi di ibride verso l’Unione sono passate da 3.800 unità nell’ottobre 2024 a 50.000 nel luglio 2026. Oggi i veicoli cinesi controllano oltre un terzo del mercato europeo delle ibride plug-in.
Da qui la proposta comunitaria: riportare quella quota al 15% su base volontaria, in alternativa a un inasprimento tariffario. Se Pechino dirà no, il rischio è l’avvio di una nuova spirale di ritorsioni commerciali. Il confronto è atteso al tavolo bilaterale del mese prossimo, con l’Europa in posizione negoziale non semplice: il continente compra dalla Cina molto più di quanto le venda, con un disavanzo commerciale superiore al miliardo di dollari al giorno.
Per i costruttori cinesi l’espansione all’estero non è un’opzione, è la condizione della crescita. Le vendite domestiche sono fiacche, la concorrenza interna è spietata e in Europa le stesse vetture spuntano prezzi che possono valere il doppio di quelli praticati in patria.
Ma la debolezza del mercato cinese si ripercuote anche sull’industria europea, e in modo diretto. La Cina è stata a lungo un motore di redditività per Volkswagen, Mercedes e BMW: nel secondo trimestre le vendite dei tre gruppi nel Paese sono calate di circa un terzo.
Sull’altra sponda dell’Atlantico la porta resta chiusa da tempo. Le auto elettriche cinesi scontano negli Stati Uniti dazi al 100%, e il mercato americano è di fatto precluso ai marchi di Pechino. Il tema dovrebbe finire sul tavolo la prossima settimana, quando il presidente cinese sarà ricevuto alla Casa Bianca dall’omologo americano. L’automotive, però, sarà solo una voce di un’agenda ben più ampia: sul piatto ci sarebbero riduzioni tariffarie per circa 30 miliardi di dollari per ciascuna delle due parti.
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