2019, Deserto di Atacama, Cile, durante uno dei viaggi incentive organizzati da Mil Group

di Vincenzo Petraglia

Dopo il grande stop dovuto alla pandemia, è tornata più che mai la voglia di incontrare persone, fare nuove esperienze, viaggiare. Anche in ambito business. Così quelli che per molti anni sono stati experience e viaggi incentive in giro per il mondo e che durante gli ultimi due anni sono stati quasi del tutto azzerati, tornano a diventare parte integrante della strategia delle aziende di comunicare e premiare i propri collaboratori. «A chiederlo a gran voce alle aziende sono le persone, che hanno voglia di mettersi alle spalle gli ultimi due difficili anni e fare esperienze coinvolgenti, ma con una nuova consapevolezza e sensibilità», spiega Milena Mineo, founder dell’agenzia Mil Group, specializzata dal 1998 in live communication, convention, eventi e viaggi incentive, che, anche nei periodi più difficili delle restrizioni pandemiche, ha ideato format molto innovativi. Ma cosa dobbiamo attenderci per il futuro, quali i trend più in auge e come le aziende possono utilizzare nel modo più efficace e proficuo tutti gli strumenti incentive?

Come sta cambiando il mondo incentive e perché le aziende dovrebbero investirci? Quale il ritorno?
Se prima della pandemia questa domanda era ricorrente da parte delle aziende, perché tutti volevano un qualche ritorno, oggi tutti hanno capito quanto è importante vedersi, parlarsi, in un viaggio o in evento non spot possibilmente, ma con un purpose che si vuole portare avanti nel tempo, sia digitale, in broadcasting, che in presenza. L’evento è il vero valore aggiunto, è quello che tutte le persone vogliono ormai, possiamo dire senza esagerare che siamo tornati un po’ agli anni Ottanta, non per immagine ma come necessità, dopo il periodo di isolamento fisico forzato che abbiamo sperimentato. I grandi eventi aziendali sono diventati delle vere produzioni che vivono sia live che in digitale e la pandemia ha sicuramente accelerato un processo di digitalizzazione che era già in corso. Ormai non potremo più rinunciare al digital di altissimo livello, che vuol dire non il classico webinar, ma veri e propri format televisivi con effetti speciali creati da registi, grafici, grandi creativi.

Ciò che prima andava non va più, cosa funziona di più adesso e verso cosa andiamo?
Nel 2022 si è tornati agli eventi fisici, ai viaggi, ma le aziende più evolute hanno investito nei contenuti digitali che rendono gli eventi fisici duraturi e più memorabili. Per esempio, si sceglie di investire in foto, video e contenuti social per dare memorabilità e durata agli eventi fisici. Non basta più fare un viaggio, ma bisogna crearne l’evento digitale, per la community. C’è una grande esigenza di tornare live, con format che hanno funzionato in passato.

Lato viaggi cos’è cambiato?
Le aziende ci chiedono ancora di organizzare incentive di corto e medio raggio, ma i partecipanti desiderano sempre di più tornare a viaggiare in tutto il mondo. Prevedo che nel 2023 si tornerà al lungo raggio. Non me l’aspettavo, ma è evidentemente una necessità dell’animo, quella di andare lontano, che però per il momento viene un po’ ridimensionata, più per una questione di “sicurezza” legata ai rischi per la pandemia, cosa che nel 2023, Covid permettendo, dovrebbe cambiare, perché le persone come premio chiedono di fare un bel viaggio lontano.

I vostri clienti cosa vi chiedono maggiormente e cosa dobbiamo attenderci sempre di più per il futuro?
La gente ha voglia di cose che vanno in fondo all’anima, e non sono le stese di tre anni fa, ci chiede cultura, qualcosa che sensibilizzi molto la parte dell’inconscio. L’ho visto negli ultimi viaggi che abbiamo fatto: c’è una voglia diversa di guardarsi e di stringersi, di parlare di sé, e questo lo si fa se si riesce a creare un ambiente estremamente umano. La cultura in un evento o in un viaggio è fondamentale e ci deve, quindi, essere sempre. È come se persone ci chiedessero a gran voce “illuminateci, raccontateci delle storie che ci lascino qualcosa”! Non chiedono, quindi, solo di stare insieme, di mangiare bene, di divertirsi, cose che danno per scontate, ma chiedono cultura, un qualcosa di più ricercato e profondo. Quindi anche i testimoni che invitiamo durante i nostri eventi o i nostri viaggi non necessariamente devono essere persone conosciute, l’importante è che siano persone preparate e che hanno qualcosa da dare. Ogni esperienza è ovviamente inserita in un vero e proprio progetto di comunicazione dove si inizia con lo storytelling, poi la digitalizzazione dei processi, gli inviti digitali e cartacei (pochi, perché bisogna stare molto attenti alla sostenibilità) e curando in maniera super attenta ogni singolo aspetto del progetto.

Un approccio che ha creato anche nuove professionalità…
Fermo restando che la cosa più importante per la riuscita di un evento o viaggio è la perfetta gestione di logistica e creatività, ai professionisti di sempre, come architetti e scenografi,  si sono aggiunti creatori digitali, grandi grafici in grado di realizzare una grafica che rimanga impressa, storyteller capaci di raccontare – noi per esempio abbiamo persone della Scuola Holden – ed esperti di regia per eventi e viaggi che devono diventare esperienze indimenticabili.

Cos’altro vi chiedono e sempre più, secondo lei, chiederanno le aziende?
Gamification e metaverso, due ambiti che cresceranno sempre di più, anche se molto dipenderà dai costi. Sono le esperienze oggi più costose, per cui in futuro la differenza la farà proprio il costo necessario a creare soluzioni di alta qualità, anche perché per creare un vero engagement delle persone non basterà creare esperienze one shot, ma in modo continuativo.

Prima accennava alla sostenibilità. Anch’essa rappresenterà una discriminante?
Assolutamente, l’attenzione all’ambiente, anche nelle piccole cose, fa e farà sempre più la differenza. I nostri migliori partner si sono tutti evoluti e ricercano tutto ciò che è carbon free, anche negli eventi e nei viaggi: ridurre o compensare il più possibile le emissioni di CO2 in tutte le cose. Dall’invio sostenibile di inviti e gadget all’utilizzo di mezzi elettrici per fare arrivare per esempio il catering, dall’utilizzo di cibo locale fino al modo in cui far arrivare le persone all’evento, per esempio condividendo l’auto o utilizzando il treno, al posto dell’aereo, per destinazioni non troppo lontane, fino alla piantumazione di un certo numero di alberi per compensare le emissioni prodotte o al risparmio sulle luci tramite un bravo light designer con una forte anima ambientalistica. Gli “effetti wow” d’altronde si possono guardare in digitale, quando invece si è nel posto fisico dell’evento si può scegliere un ambientazione più intima e meno dispendiosa. Sono tutte azioni, che se spiegate alle persone, sono molto apprezzate. Ovviamente la programmazione, facilitata dalla digitalizzazione, è fondamentale per ottenere risultati importanti.

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