Per i governanti non è ancora tempo di “normalizzare” e stoppare gli interventi di sostegno anti Covid-19 all’economia

L’Economist annota che in Gran Bretagna, dove la variante Omicron sta facendo quello che vuole da un mese, gli uffici si sono nuovamente svuotati, ma non i consumi. State Street rileva che l’indice di fiducia degli investitori scende di 25,9 punti a dicembre, il maggior calo mensile nella storia di questo strumento… Per la precisione «l’improvviso emergere di Omicron e la posizione da falco della Fed – annotano gli analisti della banca americana – hanno determinato i movimenti più volatili sui mercati azionari di tutto l’anno. L’Europa è la regione che ha avuto il sentiment più debole, e questo è riconducibile al fatto che molti paesi dell’Unione hanno di nuovo implementato restrizioni ai viaggi e alla mobilità, mentre il Nord America ha registrato il settimo maggior calo mensile».

Se la Quarta Ondata ha anche un effetto positivo, anzi due

Eppure… eppure una considerazione meno tecnica e più socio-politica s’impone. E sostiene lo spirito. Il dato che sta emergendo descrive un doppio effetto utile alla tenuta dell’economia, ovviamente sempre che il quadro epidemiologico non peggiori. Il primo effetto è la resistenza psicologica delle persone, che se vaccinate stanno abituandosi psicologicamente a contagi che nuociono poco o per niente, quindi stanno abituandosi a convivere con una malattia da fronteggiare con grande attenzione ma che non è più letale com’è stata per quasi due anni. Il secondo effetto è la consapevolezza che sta nuovamente pervadendo i governanti circa il fatto che non sia assolutamente ancora giunto il momento di “normalizzare” l’intervento di sostegno dei governi e delle banche centrali nell’economia. Altro che. L’aveva fatto temere la Federal Reserve, che spaventata dalla fiammata inflattiva americana ha annunciato il “tapering”, cioè l’inizio della rallentamento di acquisti di titoli pubblici sul mercato, e il rialzo dei tassi, sia pur minimo. Più prudente la Bce, nonostante l’inflazione da caro-energia si stia facendo sentire anche in Europa, dove però la Germania del governo Scholz non guida – come avrebbe fatto fino all’anno scorso, sotto il Cancellierato Merkel – il fronte anti-inflazione e quindi la linea dei falchi della Bce che temono il rialzo dei prezzi più di ogni altro pericolo al mondo. Ebbene: che la pandemia faccia ancora paura “quel tanto che serve” affinchè Stati e banche proseguano nella loro politica di supersostegno all’economia è un bene.

Senza aiuti l’economia vacilla, sotto i colpi di debito e criptovalute

Quando passerà il segnale che la pandemia è finita – e dobbiamo augurarci comunque che sia presto, intendiamoci! – allora sì che sarà bene allacciare le cinture. Perché senza sostegni finanziari, il mercato del debito pubblico, gonfiato all’inverosimile negli ultimi due anni, rischia di vacillare; e senza incentivi fiscali il boom della ripresa occidentale rischia di finire anzitempo. D’altronde, sulla testa delle autorità economiche aleggia una minaccia competitiva senza precedenti, che le analisi conformiste trascurano: una minaccia che si chiama criptovalute. C’è un’economia parallela, ormai, pesantemente alimentata da quella corona di stati-ombra che sono le mafie mondiali, di valute ufficiose che stanno realmente iniziando a insidiare la sovranità monetaria. E in questo colossale monopoli di soldi falsi – quelli pompati dalle banche centrali per comprare titoli pubblici appena emessi dagli Stati che le nominano, e quelli “scavati” dai miners di mezzo mondo – gli Stati non posso essere i primi ad arretrare. Sarà sconcertante, sarà inquetante: ma è così. Ed è pur sempre meglio un’economia drogata ma vivace, che un’economia asettica come una camera operatoria, ma gelida come un obitorio. Dunque ben venga un altro giro di giostra di soldi pubblici a pioggia: alla fin fine, non potranno che giovare.