L’economia blu traghetterà l’Italia fuori dalla crisi

«L’industria italiana è stata capace di superare i momenti molto difficili della crisi economico-finanziaria degli anni scorsi, ed è tuttora in grado di esprimere delle eccellenze in diversi settori e di confrontarsi sui mercati globali”»: ne è convinto Giampiero Massolo, ambasciatore, presidente di Fincantieri, il colosso della cantieristica italiana a controllo pubblico quotato alla Borsa di Milano e guidato dall’amministratore delegato Giuseppe Bono. «L’industria però» aggiunge Massolo in quest’intervista a Economy «per rimanere competitiva muovendosi nell’ambito di un mercato in continua evoluzione deve con rigore darsi una progettualità di lungo periodo sulla quale innestare ogni necessario aggiustamento tattico di rotta. Per far questo sempre più indispensabile appare oggi investire con continuità in asset fisici, ricerca, formazione e risorse professionali. Fondamentali si rivelano a tal fine: il sostegno all’investimento; l’abbattimento dei costi della burocrazia; la riduzione di costi e inefficienze connessi alla fragilità e vetustà delle infrastrutture. In altre parole, certezza di tempi e di risposte fanno la differenza nel garantire efficacia e risultati di una chiara politica industriale e, soprattutto, consentono di colmare gli eventuali gap con gli altri Paesi».

Ma qual è a suo avviso la situazione dell’industria in Italia e come si posiziona l’industria italiana nel contesto globale?

La nostra industria resta competitiva nel contesto globale, per qualità, innovazione, efficienza produttiva. Il patrimonio industriale italiano è una ricchezza da preservare. Tuttavia, i dati congiunturali riflettono un rallentamento derivante certamente da un contesto globale complesso, a cominciare dalle grandi incognite legate alla Brexit e in generale a un’Eurozona che avanza lentamente, ma anche al più lungo shutdown della storia degli Stati Uniti e all’economia cinese che cresce meno rispetto al passato. Se pensiamo che in passato la ripresa è stata guidata dalle esportazioni, tali mutamenti in atto a livello mondiale, accompagnati da una domanda interna ancora debole, di fatto comportano una decelerazione della crescita, che investe buona parte del nostro continente, non solo l’Italia. Permane pertanto primario per l’Italia l’obiettivo della salvaguardia e rilancio del manifatturiero. Accanto a ciò, e indispensabile all’avvio di un nuovo periodo di sviluppo, è indifferibile pensare a un grande piano di formazione per le generazioni del futuro, capace di liberare quelle innate capacità che grandemente hanno contribuito alla rinascita del nostro Paese nel secondo dopoguerra. In definitiva, quella attuale non sarà una fase permanente, ma necessita di essere seguita con attenzione, anche dalle Autorità pubbliche.

Fincantieri è un’eccellenza a livello mondiale, con un carico di lavoro tale da garantire continuità di impegno produttivo almeno fino al 2027

Ci sono specifici settori che possono fare da traino per posizionare meglio l’Italia a livello internazionale? Pensiamo alla moda, all’enogastronomia…

Oltre ai comparti indicati, come non citare la cosiddetta “economia blu” che, secondo l’Unione Europea con un fatturato complessivo di circa 560 miliardi di euro, pari all’1,6% del totale della Ue, dà lavoro a quasi 3 milioni e mezzo di persone? Il segmento delle navi da crociera, in particolare, ha registrato una crescita eccezionale negli ultimi anni. A giudicare dalle più recenti evidenze, questa tendenza sembra destinata a prolungarsi, soprattutto in virtù delle previsioni di crescita del numero di crocieristi, che potrebbero raggiungere i 49 milioni nel 2030, dato ritenuto addirittura suscettibile di aumentare per effetto dell’apertura del mercato asiatico e di quello cinese, in particolare.

E in questo contesto, Fincantieri?

Nell’ambito dell’economia del mare Fincantieri è un’eccellenza a livello mondiale, con un carico di lavoro di dimensioni tali da garantire continuità di impegno produttivo fino al 2027, un orizzonte temporale assolutamente eccezionale nell’attuale panorama industriale. L’azienda ha una rilevantissima valenza sociale ed economica per i territori sui quali è insediata. Infatti, essa non solo favorisce, a livello locale, lo sviluppo di filiere e distretti tecnologici di eccellenza, mediante la produzione di beni complessi e una non comune capacità di assicurare certezza e continuità di impiego, ma ha un impatto rilevante sul sistema economico nazionale. Basti pensare che ogni euro investito nella cantieristica produce un valore di 4,5 volte superiore; ciò va, innanzitutto e come già detto, a beneficio del territorio d’insediamento che, grazie al coinvolgimento di un ampio e diversificato network di imprese, molte delle quali Pmi altamente specializzate, trova in Fincantieri un motore unico per lo sviluppo dell’innovazione e per l’accesso dei propri prodotti a nuovi mercati, altrimenti irraggiungibili a causa delle ridotte dimensioni del proprio tessuto imprenditoriale.

Cosa fa l’industria per i giovani?

Una risposta esauriente alla domanda non può prescindere da un aggiornamento dell’intero modello scuola-lavoro, affinché nei prossimi anni siano individuati i profili professionali necessari all’industria e le scuole possano preparare i ragazzi adeguatamente. È noto come nella navalmeccanica vi sia penuria di figure indispensabili per la costruzione della nave. Come Fincantieri abbiamo sottoscritto tre protocolli di politica attiva per l’occupazione con le regioni Friuli Venezia Giulia, Liguria e Campania, finalizzati a stimolare l’occupazione locale, e in particolar modo proprio quella giovanile, contribuendo così allo sviluppo socio-economico dei territori. Penso inoltre all’accordo raggiunto recentemente con il Miur, che rafforza il rapporto tra il sistema di istruzione e formazione tecnica superiore e il mondo del lavoro nel nostro settore.

Ogni euro investito nella cantieristica produce un valore di 4,5 volte superiore, a beneficio prima di tutto del territorio d’insediamento

Può fare una previsione dei lavori del futuro  di cui anche l’industria dovrà tener conto?

Vanno senz’altro rivalutati i saperi tecnici e rilanciata la loro promozione. Credo che il fattore determinante sia l’innovazione tecnologica e la sua integrazione all’interno di processi produttivi in buona parte ancora appannaggio delle lavorazioni manuali tradizionali. Sempre per rimanere all’esperienza della cantieristica navale, non si potrà mai prescindere da attività come quelle della saldatura o della posa di cavi e tubi. È difficile pensare, quantomeno con un orizzonte temporale di soli 10 anni, che queste mansioni possano essere svolte integralmente dalle macchine, ma è probabile che le figure professionali che emergeranno dovranno essere sempre più capaci di operare con l’ausilio di sistemi informatici specifici idonei a governare macchine a supporto del lavoro umano. Contemporaneamente la nave avrà un contenuto di automazione maggiore mirando al traguardo ideale di “nave autonoma” (con un contenuto di equipaggio sempre minore o al limite assente) e sarà sempre più connessa ai sistemi di terra attraverso uno scambio di dati continuo. Ne deriva che anche le figure professionali che presiedono alla progettazione, costruzione ed esercizio delle nave dovranno necessariamente vedere i propri profili adeguati a tali mutate esigenze. È, infine, naturale che si prenda atto che la vera concorrenza è ormai globale e si svolge sui mercati mondiali. Le aziende europee per farvi fronte con efficacia debbono creare sinergie e unirsi tra loro. Questo consentirebbe di battere la concorrenza, creare valore a livello europeo e ampliare l’offerta di impiego per i nostri lavoratori