Le aziende sono gelose. Siccome la pagano, vogliono tutta l’attenzione possibile da parte dei dipendenti mentre sono al lavoro. Negli anni, il fenomeno ha portato a terribili scontri sul fare e ricevere telefonate ‘personali’ durante l’orario di lavoro – una circostanza diventata ancora più difficile con il diffondersi degli smartphone, uno sviluppo che ha tolto ai manager il ‘diritto di possesso’ della linea telefonica e la possibilità di dire: “Il telefono è dell’azienda e pertanto deve essere utilizzato esclusivamente per motivi di lavoro”.

Ormai la maggior parte dei capiufficio si è semplicemente arresa alla nuova realtà, ma tasche di resistenza esistono ancora. Lo scontro sul tema è tuttora aperto, specialmente alla luce di studi allarmanti—perlopiù di matrice americana—su dipendenti che arriverebbero a sprecare quotidianamente oltre due ore usando i loro telefoni privati per “accedere a contenuti digitali non riguardanti le proprie mansioni”. Altri studi rivelano addirittura che gli americani “guarderebbero il cellulare per controllare i messaggi 100 volte ogni giorno”.

Ora una nuova ricerca condotta dalle Università di Galway (Irlanda) e di Melbourne (Australia) ribilancia tutto questo allarmismo e spezza una lancia a favore della ‘libertà di chiacchiera’, giungendo alla conclusione che la telefonata personale faccia bene ai dipendenti e che non ci sono indicazioni che danneggi la produttività aziendale.

Gli studiosi delle due università si sono avvalsi della collaborazione di un’importante multinazionale nel campo della farmaceutica che aveva istituito un divieto totale ai ‘cell phone’ già dalla metà degli anni Novanta, temendo il rischio di distrazioni da parte di dipendenti che lavoravano con composti chimici potenzialmente pericolosi.

Tuttavia, dopo quasi trent’anni, quando la politica del divieto ha iniziato a essere anacronistica, la società ha deciso di cambiare strada, una circostanza che ha reso possibile una sorta di ‘esperimento naturale’. Sono stati creati due gruppi campione di quaranta dipendenti ciascuno – il primo con libero accesso all’uso del cellulare sul posto di lavoro, mentre il secondo manteneva il divieto totale di utilizzo.

Il Prof. Eoin Whelan, che ha guidato la ricerca, ha anticipato alcuni dei risultati principali in un recente articolo. Oltre a confermare che, nel corso di un anno, la produttività dei due gruppi è rimasta stabile, gli studiosi hanno rilevato un incremento nella soddisfazione sul posto lavoro per i lavoratori senza divieto, i quali hanno riferito di essersi sentiti ‘sollevati’ dalla riduzione del rigido contrasto tra la vita professionale e quella privata.