sanzioni contro Russia funzionano

Dall’inizio della guerra in Ucraina lo scorso 24 febbraio l’Occidente ha risposto all’invasione russa andando ad applicare una lunga serie di sanzioni economiche nei confronti del Cremlino. Si tratta, a grandi linee, dell’esclusione della Russia dai mercati internazionali, dell’abbandono di Mosca delle aziende Occidentale e del congelamento all’estero dei beni degli oligarchi russi. Le sanzioni, inevitabilmente, colpiscono indirettamente anche chi le ha imposte, visto anche il ruolo esercitato dalla Russia per l’Europa in tema di fornitura di materie prime energetiche, con il gas a farla da padrone. Le sanzioni contro la Russia di Putin funzionano? Proviamo a capirlo attraverso un confronto tra le posizioni di entrambe le parti, quella Occidentale e quella russa.

Le sanzioni contro Russia funzionano?

Sin dall’inizio del conflitto la Commissione europea e gli Stati Uniti hanno sottolineato come la Russia con le sanzioni sarebbe rimasta sempre più isolata, avrebbe visto svalutarsi la propria moneta nazionale e sarebbe andata in default. Si tratta però di un percorso lungo, almeno secondo il parere di Sergei Vakulenko, analista presso il Carnegie Endowment for International Peace, che ha sottolineato al Corriere della Sera come “a lungo termine la situazione sarà negativa per la Russia e migliore per l’Europa, ma nel breve periodo a causa delle sanzioni ci sarà un costo per i consumatori europei e tutto ciò sarà negativo per l’economia”. 

I dati confermano le parole dell’analista, con la bilancia commerciale russa che tra gennaio e maggio ha fatto registrare un +100 miliardi di dollari rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ad una minore esportazione verso l’Europa ha fatto infatti seguito l’aumento esponenziale del prezzo del gas l’apertura di nuovi canali di scambio con l’Asia. Naturalmente, però, anche la Russia accusa in parte il colpo. Secondo l’Istituto ufficiale di statistica russo Rossat, solo due fabbriche di auto su 20 sono rimaste aperte e nel mese di maggio sono state prodotte il 97% delle vetture in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La Lada, il modello più popolare russo, ha visto crollare le sue vendite dell’84%, così come la produzione di frigoriferi e lavatrici è in calo del 60%. Secondo il Giornale, Gazprom non distribuirà i dividendi per il 2021 e Sberbank, altro colosso del gas, ha perso complessivamente il 30% del proprio valore. In termini di Pil l’Ocse ha comunicato che in Russia è previsto un calo del 10% a fine 2022 e del 4% nel 2023.

Dal fronte Orientale, invece, il racconto sembra ben diverso. Secondo Novosti Sergey Krasilnikov, vicepresidente dell’Unione russa degli industriali e degli imprenditori (RSPP), il ritorno in Russia delle aziende occidentali rappresenterebbe lo scenario peggiore per il Paese che, a suo dire, sarebbe assolutamente autosufficiente.  “Non considero il ritorno delle società occidentali in Russia come una buona notizia – ha detto al giornale russo Ria – per me questo è lo scenario peggiore. Vedete, le società Occidentali torneranno e ho molta paura che tutto torni immediatamente alla normalità, rimarremo agganciati di nuovo su questo ago “.