100 Copertine di Futuro, il contest editoriale promosso da Economy in occasione della centesima copertina del magazine, invita giovani creativi under 30 a raccontare attraverso un’immagine il futuro del lavoro, dell’economia e della società. Il Diario di bordo segue questo viaggio attraverso scuole, accademie e territori, per raccogliere le idee e le voci di chi sta formando i creativi di domani.

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Questa volta il viaggio ci porta a Jesi, nelle Marche, dove ha sede ACCA Academy, accademia di arti visive che forma giovani nei linguaggi del fumetto, dell’illustrazione, dell’animazione e del graphic design.
Jesi è un territorio con una forte identità produttiva e manifatturiera. Ma che cosa significa crescere qui per un giovane creativo?
La risposta di Graziella Santinelli, direttrice di ACCA Academy, parte da un’idea che va oltre il concetto di territorio come semplice scenario: “Jesi non trasmette ai ragazzi un’estetica o un immaginario visivo predefinito: trasmette una postura verso il fare. È un territorio che ha sempre saputo trasformare la materia in valore, dal manifatturiero alla musica, dall’artigianato alla piccola industria, e questa cultura del “saper fare” è un terreno fertilissimo per chi studia fumetto, illustrazione, animazione o graphic design: mestieri che, esattamente come l’artigianato, si imparano con le mani, ripetendo un gesto fino a farlo diventare linguaggio personale”.
Ma le radici non devono diventare confini. Gli studenti di ACCA lavorano per l’editoria e le produzioni internazionali anche restando nella propria città.

È qui che cambia il ruolo della formazione: non necessariamente spingere i giovani a partire, ma permettere loro di allargare il proprio orizzonte mentale senza perdere il rapporto con il luogo da cui provengono.
La direttrice lo sintetizza così: “Le radici le dà il luogo in cui si cresce; le ali le deve dare la formazione, senza chiedere di scegliere tra le due cose”.

100 Copertine di Futuro chiede ai giovani di trasformare un’idea in un’immagine. Ma prima ancora di chiedere come realizzarla, pone una domanda più difficile: che cosa vogliamo dire?

Per Santinelli, oggi formare un creativo significa innanzitutto restituire centralità alle domande: cosa voglio dire? Chi voglio essere? Qual è la mia principale forma espressiva? Gli strumenti vengono dopo.

Le tecnologie digitali e, sempre più, quelle generative hanno abbassato la soglia di accesso alla realizzazione tecnica. Ma proprio per questo rischiano di confondere la creatività con la capacità di produrre un output. La creatività, invece, è prima di tutto una questione di visione.

“Un’immagine nasce da un pensiero, da una domanda sul mondo, dalle proprie esperienze di vita, dalla propria educazione: se tutto questo non viene coltivato, sviluppato ed elaborato, lo strumento più sofisticato produce solo rumore ben fatto”.

È una riflessione che riguarda da vicino anche il modo in cui i giovani stanno immaginando il futuro.
Secondo l’esperienza della direttrice, nelle immagini delle nuove generazioni emerge una visione diversa da quella con cui le generazioni precedenti rappresentavano il futuro.

“Le generazioni precedenti immaginavano il futuro come ‘più veloce, più grande, più tecnologico’. I ragazzi di oggi – spiega – quando disegnano il loro futuro lo fanno raramente così: mettono più spesso natura dentro le loro immagini, non come sfondo ma come protagonista; disegnano comunità piccole e relazioni dirette invece che folle anonime; e quando c’è tecnologia, la rappresentano come qualcosa che deve integrarsi con l’ambiente, non dominarlo”.

Se la macchina sa fare, che cosa resta da fare all’autore?
La domanda diventa ancora più urgente quando entra in scena l’intelligenza artificiale.

Per Gabriella Santinelli, l’AI non è semplicemente un nuovo strumento da imparare a utilizzare. Sta spostando il baricentro stesso del lavoro creativo.

“Quando l’esecuzione tecnica diventa in parte delegabile, spiega, il valore si concentra sempre più a monte – nell’idea, nel punto di vista, nella capacità di porre la domanda giusta – e a valle, nel giudizio critico, nella capacità di scegliere, curare e dare senso a ciò che è stato generato”.

“Non è più solo saper disegnare, è saper decidere cosa vale la pena disegnare e perché”.

Pensiero critico, sensibilità culturale e narrativa, empatia, capacità di collaborare diventano così competenze decisive.

È una trasformazione che riguarda anche le professioni. I confini tra design, comunicazione, tecnologia, prodotto e impresa sono sempre più permeabili. Le competenze diventano ibride e, insieme a esse, cambia anche il modo di intendere la formazione.

Il punto, allora, non è imparare tutto. È imparare a continuare ad apprendere.

“Chi avrà imparato a leggere il presente, ad adattarsi e a reinventarsi, avrà sempre uno spazio”.

Una mano che guida il futuro
E torniamo alla copertina del contest 100 Copertine di Futuro, su cui stanno lavorando anche gli studenti di ACCA.

Quale immagine potrebbe raccontare il futuro del lavoro a partire proprio da Jesi?

La direttrice immagina due elementi apparentemente lontani: il gesto artigiano, una mano che lavora la materia e un elemento immateriale, digitale, luminoso, che nasce da quel gesto e lo prolunga nel futuro.
“Mi piacerebbe vedere una copertina che mettesse insieme due immagini apparentemente lontane: il gesto artigiano, una mano che lavora la materia, che sia un tornio, un tessuto, uno strumento musicale, e un elemento immateriale, digitale, luminoso, che nasce da quel gesto e lo prolunga nel futuro».

È un’immagine semplice, ma contiene una precisa idea di innovazione: il futuro non come sostituzione dell’uomo, ma come continuazione del suo gesto attraverso strumenti nuovi.

È forse questa la lezione che arriva da Jesi: la cultura del fare non è necessariamente qualcosa che appartiene al passato. Può diventare una competenza per il futuro, se riesce a incontrare nuovi linguaggi, nuove tecnologie e nuove forme di immaginazione.

Perché gli strumenti possono cambiare. I mestieri possono cambiare. Anche le professioni possono cambiare.

Ma la capacità di trasformare un’idea in qualcosa che abbia valore resta, ancora, una delle forme più concrete con cui possiamo immaginare il futuro.