Renato Vichi

L’elezione del prossimo presidente della Ferpi (associazione che dal 1970 riunisce e rappresenta in Italia i professionisti delle relazioni pubbliche e della comunicazione) che si terrà a Roma il prossimo 2 luglio, si preannuncia più scoppiettante che mai.

Da un lato, Renato Vichi, da 37 anni nel settore e oggi – dopo essere passato per Hill+Knowlton, Nato, Ansa, Unicredit e Ubi – responsabile a livello di gruppo degli affari istituzionali e relazioni esterne della divisione Banche estere di Intesa Sanpaolo nell’ambito della macro area Comunicazione e rapporti istituzionali guidata da Stefano Lucchini; dall’all’altro, Filippo Nani che, dopo aver prestato servizio a fianco dell’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, ha maturato esperienze in Confindustria Vicenza, Federmeccanica e Confindustria Veneto e ha fondato una propria agenzia di comunicazione, MyPr Lab.

Il “nuovo corso” che Vichi auspica con la sua piattaforma programmatica si presenta all’insegna della discontinuità con il dichiarato intento di ritrovare quell’alto profilo che forse manca da tempo alla Ferpi e che si sostanzia nei punti chiave del suo programma: recupero di leadership e autorevolezza, spinta sull’internazionalizzazione e maggiore attenzione alla formazione delle nuove classi dirigenti, di cui il comunicatore è parte integrante per la valenza manageriale delle sue competenze.

Sono temi di un programma di politica, perché la “casa dei comunicatori” è prima di tutto una istituzione che parla con altre istituzioni. Tradotto: giocare per il futuro un ruolo centrale nello schema dei rapporti tra e con le istituzioni di cui i comunicatori ne sono riflesso e canale. Soprattutto perché vale sempre la regola che una buona comunicazione significa una buona istituzione.

«Oggi la più grande e importante rappresentanza della comunicazione in Italia deve avere l’elemento della qualità come tema portante, così come l’autorevolezza: Ferpi deve tornare sui tavoli istituzionali», sottolinea Vichi. «Noi comunicatori siamo creatori di consenso, e anche a livello territoriale è importante riconoscere il nostro ruolo. È il momento di creare una Ferpi nuova, più forte».

E sul fronte interno? Vichi – che ha le stimate dell’uomo di sistema, dialogante con gli stakeholder istituzionali esterni ma dotato della necessaria esperienza manageriale per affrontare le sfide organizzative – punta a guardare la comunità associativa come un “corpo unico”, che assegna un ruolo importante alle sedi regionali «che vanno sostenute e valorizzate per contribuire al raggiungimento degli obiettivi nazionali».

Nell’immediato le sfide non mancano. Finanche un richiamo netto ad evitare “personalismi” – come scrive Renato Vichi, con coraggio, nel suo programma – che sono stati la causa, ma anche l’effetto, di un processo di decadimento sui cui è necessaria un’immediata azione di rilancio. Senza considerare le altre priorità identificate dal manager di Intesa Sanpaolo: governance (razionalizzazione delle deleghe, troppe), organizzazione interna (riequilibrare peso e tipologia delle strutture), valorizzazione della professione e «formazione continua fatta dai soci per i soci». Le istanze di rilancio istituzionale di cui necessita la Ferpi e che Vichi illustra nel suo programma, sono chiare. Passano tutte da un cambio di mentalità e di una concezione diversa del ruolo da giocare.

Ferpi è una associazione di categoria che ha bisogno di interloquire costantemente con le istituzioni. Ecco perché l’obiettivo è guidare il cambiamento, con un occhio alla tradizione e uno al rinnovamento, per consegnare al futuro una associazione più attrattiva e capace di essere un abitat” confortevole per gli oltre 35 mila professionisti della comunicazione che operano in Italia.