L’ottimismo resta ma bisogna rifare i conti perché qualcosa sta iniziando a scricchiolare nel mondo lastricato di buone intenzioni delle auto elettriche. E comincia a farlo proprio nel comparto delle flotte, quello che ha spinto finora le vendite. Gli anni precedenti erano stati quelli dei grandi annunci: centinaia di migliaia di auto acquistate erano stato sbandierate dai principali del noleggio a breve termine. Quest’anno c’è solo da segnalare l’accordo tra Avensys e Stellantis che invece di un numero precisa che l’acquisto delle auto avverrà fino a un massimo di mezzo milione di unità. Quanto ne compreranno davvero? Dipende da alcuni fattori, alcuni dei quali stanno già mettendo in subbuglio il mercato automotive. Ha cominciato Hertz che nel 2021 aveva annunciato l’acquisto di 100 mila Tesla, era arrivata a possederne 60 mila e ha annunciato di volerne vendere un terzo segnando una posta negativa in bilancio per le spese di ammortamento di 245 milioni di dollari. Hertz aveva già annunciato che avrebbe ridotto il numero di veicoli elettrici, che rappresentavano l’11% della sua flotta totale, di cui le Tesla costituivano l’80%. Sixt, invece, non ha suonato la grancassa, ma si è limitata a scrivere due righe di mail ai propri clienti: «Vorremmo informarvi» hanno scritto «che attualmente non stiamo acquistando altri veicoli Tesla. Inoltre, stiamo riducendo il numero di veicoli Tesla nella nostra flotta di auto a noleggio». In entrambi i casi i motivi sono identici: i ripetuti cali nei listini delle Tesla hanno avuto un impatto negativo sul valore di rivendita di Model 3 e Y, mentre i costi di riparazione delle vetture elettriche, in caso di incidente, si sono rivelati più alti del previsto. Insomma, il valore residuo dell’usato è più basso del previsto e costano di più le riparazioni. Per un settore che vive sul filo del Tco (Total cost of ownership) due elementi significativi e imprevisti che incidono fortemente sui bilanci. A mettere un ulteriore carico sulle auto elettriche ci ha pensato poi 1link Service Network, una delle principali piattaforme europee specializzate nella gestione delle flotte automobilistiche, che ha analizzato la durata degli pneumatici nelle diverse alimentazioni. Scoprendo che, a causa del peso maggiore e dell’erogazione istantanea della potenza, le gomme delle auto a batteria durano, in media, 10.219 chilometri in meno rispetto a quelli montati su auto a benzina o diesel. Un dato ulteriormente sorprendente, rilevato da 1link Service Network, riguarda le dimensioni degli pneumatici e i costi: lo pneumatico sostitutivo medio per auto elettriche nelle flotte analizzate misura 18 pollici con un costo di circa 240 euro, mentre per le auto a benzina e diesel la misura media è di 17 pollici con un costo di circa 150 euro.

Una ventata di ottimismo arriva, invece dall’ultimo Barometro delle flotte aziendali elaborato da Arval Mobility Observatory, secondo il quale la penetrazione delle auto elettriche in Italia è superiore alla media europea. L’implementazione di tecnologie alternative ai motori termici è in continuo aumento tra le aziende italiane tanto che, per quanto riguarda le autovetture, il 61% delle aziende utilizza già almeno una tecnologia alternativa (contro il 42% dello scorso anno), con un valore che sale all’82% se si considera un orizzonte temporale dei prossimi 3 anni. In entrambi i casi, i valori sono più alti della media Europea. Prevalgono ancora le vetture full hybrid che risultano essere quelle oggi più diffuse nelle flotte aziendali, ma rispetto alla precedente rilevazione, i veicoli che crescono maggiormente sono quelli ‘’alla spina’’ (+68% elettrica e +46% Plug-in hybrid).

Il 78% delle aziende dichiara, poi, di aver già implementato almeno una soluzione di mobilità alternativa per i propri dipendenti (short-mid term rental, corporate car sharing, bike sharing o mobility budget sono solo alcuni di questi), percentuale che cresce al 90% se includiamo quelle realtà che programmano di investire questi strumenti nei prossimi 3 anni (valore anche in questo caso superiore alla media degli altri Paesi Europei che si attesa all’88%). Nella maggior parte dei casi, queste soluzioni non vanno a sostituire le flotte esistenti, ma le integrano per favorire il raggiungimento degli obiettivi di Csr aziendali e aumentare l’attrattività del brand aziendale sul mercato sia in ottica Esg sia in quella di talent recruitment.

Per quanto riguarda i veicoli commerciali, invece, ad oggi la quota di eLcv è ancora contenuta e inferiore di 10 punti percentuali rispetto alla media Europea (3 contro 13%), ma entro i prossimi 3 anni le aziende italiane prevedono un riallineamento con i valori europei, in particolare per quanto riguarda le aziende di grandi dimensioni. Anche in termini di riduzione della quota di veicoli termici all’interno delle flotte aziendali, le prospettive italiane superano di gran lunga quelle europee, tanto che solo il 41% delle autovetture (contro il 55%) e il 52% degli Lcv (contro il 68%) saranno veicoli a benzina o diesel. Le aziende intervistate da Arval Mobility Observatory che non sono ancora pronte ad adottare veicoli elettrici in flotta, evidenziano che le difficoltà di ricarica e il prezzo di acquisto sono le barriere più forti all’adozione di questa tecnologia, anche se da quest’anno la mancanza di punti di ricarica (in particolare quelli pubblici) sembra essere un limite sempre meno forte, anche grazie agli investimenti fatti in questa direzione sul territorio nazionale da diversi provider. Sempre in relazione al tema delle strutture di ricarica, il 46% delle aziende italiane non possiede ancora punti di ricarica per i veicoli elettrici presso i locali aziendali, anche se il 20% sta comunque pianificandone l’installazione entro i prossimi 12 mesi, mentre il 26% ha già effettuato l’installazione (contro il 20% in Europa), con costi di ricarica che possono essere a carico dell’azienda stessa o del dipendente.

Tra coloro che sta già utilizzando o considera di utilizzare nei prossimi 3 anni veicoli “alla spina” (elettrici o ibridi plug-in), un’azienda su quattro lo fa attraverso analisi interne o con il supporto di partner esterni (ad es. le società di noleggio) con i quali sono stati costruiti piani per la transizione energetica delle flotte, individuando soggetti e attività coerentemente con gli obiettivi economici, di business e di sostenibilità, per la piena soddisfazione di tutti gli stakeholders coinvolti in questo processo.