Perdere i propri soldi non fa mai piacere. Specie se li si perde per colpa di qualcun altro. Recuperarli dopo averli perduti, invece, è una soddisfazione che ha pochi paragoni al mondo. Quando si parla di investimenti e di banche, però, la missione sembra impossibile. Ma non lo è. Basta andare a vedere i contratti firmati, le clausole poste dall’istituto di credito, le leggi che regolano la materia. E agire, armandosi di carta e di penna. 

Ma il rischio, in questo caso, è quello di andare a sbattere contro un muro di gomma. L’alternativa è rivolgersi a un consulente come Martingale Risk che di mestiere si occupa proprio di questo: far valere i diritti degli investitori nei confronti delle banche e degli intermediari finanziari: «Offriamo ai nostri clienti che ritengono di aver subito dei danni uno studio di fattibilità gratuito e senza impegno» spiega a Economy Marco Fabio Delzio (nella foto), ceo della società che ha una sede a Roma, una a Milano e una a Londra «per verificare se ci sono state irregolarità. Prendiamo tre giorni di tempo e poi, se ci sono gli estremi, facciamo una perizia tecnica, finanziaria e legale che, attraverso calcoli oggettivi, indichi i comportamenti illegittimi e quantifichi il danno. Infine, prima di procedere con la causa, contestiamo i fatti e cerchiamo di trovare una soluzione bonaria della vertenza con la banca o l’intermediario finanziario. Solo se questa procedura non va a buon fine mettiamo a disposizione i nostri avvocati specializzati. Nel 92% dei casi in cui abbiamo riscontrato irregolarità, abbiamo permesso ai nostri clienti di ottenere il rimborso di parte o di tutte le perdite, sia attraverso un accordo negoziale sia all’esito di un contenzioso o di un arbitrato Consob. Dal 2009 abbiamo recuperato quasi 250 milioni di euro. E non parliamo solo di semplici risparmiatori, ma anche di aziende. Fino a oggi sono oltre 7mila quelle che si sono rivolte a noi e hanno ottenuto il rimborso di circa la metà di quanto avevano perso con conti correnti affidati, strumenti derivati, finanziamenti, leasing e investimenti finanziari». 

Martingale Risk, esclusi casi particolari, tratta casi di perdite superiori ai 20mila euro e, forte di un gruppo di analisti finanziari e di consulenti legali con un’esperienza ultradecennale, sfoggia sul suo sito sentenze di tribunale e delibere dell’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf) che certificano le sue vittorie. Senza fare i nomi di aziende o di persone, elenca centinaia di casi con le cifre, fino all’ultimo euro, restituite ai suoi clienti e i tempi dall’apertura della pratica al risarcimento che, nella maggior parte dei casi e quando non si è arrivati in tribunale, sono inferiori o di poco superiori a un anno. Un tempo relativamente breve che dovrebbe spingere le imprese e i risparmiatori a ricordare i propri diritti e i doveri delle banche. Il primo di questi è quello di mettere il cliente nelle condizioni per effettuare scelte finanziarie e investimenti consapevoli. Il secondo è di seguirlo fornendogli, in ogni momento, delle informazioni vere e precise. Non sempre questo, però, è accaduto in passato. 

Tutte le volte che subiamo perdite negli investimenti, anche se si tratta di trading on line, si dovrebbe distinguere se la causa sia stata la sfortuna di aver avuto il mercato contro, oppure la responsabilità della banca, che non ha rispettato le regole che esistono, come quelle della corretta profilatura finanziaria del cliente e dell’adeguatezza dell’investimento. 

Devono farlo anche le aziende che investono la propria liquidità che, inoltre, debbono chiedersi se i comportamenti e le condizioni poste dagli istituti di credito per i finanziamenti o i depositi siano corrette e in linea con le normative.

Dal 2009 Martingale Risk ha recuperato quasi 250 milioni di euro assistendo non solo risparmiatori ma anche più di 7mila aziende

«Molti contratti di leasing oggi in circolazione» continua Delzio «incorporano tassi di interesse usurari, ossia prevedono il pagamento di un tasso di interesse che oltrepassa le soglie di usura fissate ogni tre mesi dal ministero dell’Economia e della Finanza e pubblicate dalla Banca d’Italia. Oppure la banca fissa un tasso di interesse e poi ne fa pagare uno più alto. Inoltre, ci sono ancora casi di anatocismo, una brutta parola che indica quando vengono calcolati anche interessi sugli interessi. Questa è una prassi illegale, basta un estratto conto per scoprirla. Come è facile scoprire e quantificare il danno quando un istituto di credito gioca con la valuta di addebito o di accredito o non ha pattuito le condizioni di tasso, oneri e costi».

I danni per tutti i correntisti ci sono quando l’azienda di credito fa qualcosa di illegale, oppure decide di non fare più qualcosa che magari era perfettamente in regola. È il caso della revoca del fido che può essere illegittima quando non motivata ed è immediata, senza nessun preavviso. Anche in questi casi Martingale Risk è in grado di valutare se la banca abbia violato i doveri di correttezza e diligenza, negoziare con un legale un piano di rientro concordato, dimostrare che la revoca del fido ha provocato dei danni patrimoniali e non patrimoniali, ricorrere all’Arbitro bancario e finanziario o avviare una causa per il risarcimento. «Nella maggioranza dei casi non chiediamo un fisso per iniziare a occuparci del contenzioso» continua Delzio «ma solo una percentuale delle somme recuperate. Il 50% delle volte, poi, paghiamo noi stessi le spese della causa, come il contributo unificato, le consulenze tecniche, i costi della soccombenza. Perciò, a differenza della maggior parte degli studi legali, ci muoviamo solo se c’è una base solida su cui costruire una contestazione. Non abbiamo nessun interesse ad avviare pratiche che sappiamo già non portano da nessuna parte, sia per la correttezza formale e sostanziale dei comportamenti sia per l’incapienza della controparte, come è il caso delle banche venete in liquidazione coatta. Sappiamo, ad esempio, che è inutile intraprendere azioni sui mutui e quindi non li trattiamo più perché in Italia la giurisprudenza è sempre stata negativa». 

Martingale Risk promuove e organizza azioni collettive per tutelare anche coloro che sono rimasti invischiati in scandali finanziari, ovvero banche e imprese industriali che hanno emesso e venduto obbligazioni e titoli azionari dopo aver contraffatto i propri bilanci. Lo fa mettendo insieme gruppi di investitori con caratteristiche simili per ridurre le spese di eventuali cause e, nello stesso tempo, evitare di confondere le diverse posizioni dei singoli. In questo momento, nel mirino di Martingale Risk ci sono i bilanci d’esercizio 2015/2016 e la documentazione d’offerta relativa all’aumento di capitale del 2016 di Saipem, le azioni di Banca Carige che hanno perso il 92% in tre anni, Banca Popolare di Bari, Monte dei Paschi di Siena e persino Bank of America, Nomura, Natixis, Royal Bank of Scotland, Ubs, UniCredit e WestLB, colpevoli  di aver creato un cartello composto da gruppi di trader che trattavano titoli di stato europei nel mercato primario e secondario. 

Martingale Risk ha aperto anche una sede a Londra e nel giro di due anni allargherà il raggio d’azione a tutta Europa

Tutti questi casi sono già stati accertati dalla Consob, tranne l’ultimo che, secondo la Commissione Europea ha violato le leggi antitrust dell’Ue. «Aggiungerei anche Astaldi e Portugal Telecom alla lista» conclude Delzio «e sono tutti casi in cui molti hanno perso soldi, sia in Italia che all’estero. Per favorire gli investitori stranieri che vogliono recuperarli abbiamo aperto anche una sede a Londra. Ma ancora non siamo in grado di occuparci di casi al di fuori dell’Italia, ovvero di aziende che non hanno una sede nel nostro Paese, ma nel giro di due anni abbiamo già in programma di allargare il nostro raggio d’azione a tutta l’Europa».