Le Macchiole Bolgheri

«Quando ti rendi conto che la tua azione sulla natura è impattante, devi iniziare a pensare alla sostenibilità». È l’assunto di Cinzia Merli, imprenditrice toscana titolare della cantina Le Macchiole di Bolgheri, realtà enologica che già nel lontano 2002 intraprese azioni in ottica sostenibile: quando l’azienda decise di abolire definitivamente l’utilizzo di prodotti di sintesi in vigna, passando all’uso esclusivo di rame e zolfo, in seguito eliminato a sua volta con l’ausilio di induttori di difesa per la protezione delle colture.

Cornoletame e agricoltura biodinamica 

«Occuparsi di sostenibilità è un processo senza fine – continua Cinzia – primo perché significa rapportarsi con una serie di complessità e secondo perché siamo di fronte a un ambiente in continua evoluzione, caratterizzato da cambiamenti climatici con cui siamo costretti a confrontarci. Per questo ritengo sia un dovere quotidiano fare attenzione alle novità in questo ambito, mantenendo tuttavia sempre un approccio personale talvolta anche critico, ma sempre costruttivo»

Nella tenuta Le Macchiole i vigneti sono curati in regime di agricoltura biologica, alla quale sono state aggiunte pratiche biodinamiche con l’introduzione di preparati come il 500 (cornoletame) per migliorare la vitalità del terreno e il 501 (cornosilice) per potenziare le difese della pianta sfruttando al meglio la luce solare.

Nel tempo l’azienda ha selezionato, tra le pratiche biologiche e biodinamiche, i processi più adatti alle proprie esigenze, allo scopo di preservare i vigneti e di sfruttare il meno possibile i terreni.

«La soluzione a cui dobbiamo tendere è quella di preservare il più possibile la naturalità del paesaggio che ci circonda – puntualizza il fratello Massimo Merli – poiché gli squilibri vegetativi ed entomologici sono complessi da ripristinare. Per questo stiamo guardando con interesse alla rinaturazione».

Rinaturazione cos’è e a cosa serve

Si chiama rinaturazione il progetto che si sostanzia nell’introdurre nelle vigne e intorno ad esse degli elementi naturali per permettere all’ecosistema di trovare un nuovo equilibrio con la natura. Un esempio? Piantare piante e arbusti di diversa dimensione al fine di formare delle siepi attorno e all’interno del vigneto.

Con quale criterio? Semplicissimo: tenendo conto delle specie spontanee presenti negli ambienti più prossimi e dei diversi periodi di fioritura, in modo da attrarre gruppi di insetti impollinatori come  api, farfalle ma anche uccelli.

Questa sfida, a Le Macchiole, è portata avanti dai figli di Cinzia Merli, Elia e Mattia Campolmi, ugualmente impegnati in azienda: «Partendo dal presupposto che riconosciamo all’agricoltura un grande ruolo nel mondo, pensiamo che portare la sostenibilità a 360° in azienda sia un passo doveroso, a cui tutti dobbiamo contribuire, per cercare di creare un sistema più autonomo e responsabile possibile, anche quando il mondo non va di pari passo» affermano i ragazzi.

Green Deal per biodiversità, packaging e energia

I due giovani stanno portando l’azienda di famiglia verso una transizione che passa anche per un’attenta scelta di fornitori che li aiutino a privilegiare la biodiversità in vigna e la sostenibilità, dentro e fuori la cantina.

Una prima fase ha visto la sostituzione del packaging in cassa di legno con quello in carta e la scelta di alleggerire il vetro delle bottiglie.

In seguito, si è deciso di riconsiderare l’aspetto energetico che riguarda sia il centro agrario che la sede aziendale, entrambe coinvolte in un piano di approvvigionamento che comprende forniture unicamente da fonti rinnovabili e installazione di pannelli fotovoltaici. Anche i rifiuti sono affidati per lo smaltimento a una ditta specializzata, sia quelli comuni che quelli speciali provenienti dal centro agrario.

Vini Super Tuscan attenti all’ambiente

Con questo spirito ambientale Le Macchiole guardano al futuro della propria viticoltura: introducendo scelte personali e aziendali responsabili, basate su una presa di coscienza che non è mai condizionata da meri scopi speculativi legati al prezzo del prodotto finale.      Non ce n’è bisogno, perché il successo parla da solo: Le Macchiole esporta in 60 Paesi (al primo posto la Svizzera, seguita da Giappone, Stati Uniti e Germania) mentre  l’Italia assorbe il 30% della produzione.

La produzione complessiva è di 200.000 bottiglie l’anno, richieste da una ristorazione attenta alle eccellenze enologiche italiane e da intenditori appassionati dei Super Tuscan, le cui varietà simbolo sono il Merlot, il Syrah e il Cabernet Franc.

A Le Macchiole la vendemmia si fa solo con raccolta manuale e doppia selezione: sia dei grappoli che dei singoli acini. C’è proprio tavolo di cernita, attorno al quale  lavorano scrupolosamente ben 10 persone. Anche – o soprattutto questo – è attenzione ai dettagli.