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Cl ceo di Stellantis Carlos Tavares

Due fotografie, un colore giallo acceso e una linea niente male. Prosegue così, senza neanche un modello sul palco, la strategia comunicativa in casa Stellantis che mette sul piatto della rivoluzione elettrica anche Jeep, il suo marchio più iconico, il più conosciuto, quello con maggiori margini. Certo immaginare l’auto a batteria alle prese con un deserto nordamericano o una scalata in fuoristrada è un po’ difficile. Ma oramai, si sa, ci sono più fuoristrada in città che in montagna e, quindi, la contraddizione non è così evidente. Mentre è stato del tutto evidente il collegamento tra la “non presentazione” e le strategie che Stellantis ha disegnato per i prossimi anni.

Il ceo Carlos Tavares lo ha mostrato al mondo parlando del piano strategico “Dare Forward 2030”, definendolo un nuovo tassello delle numerose iniziative intraprese dal brand a livello globale che mirano alla completa elettrificazione della propria gamma di suv. La Jeep totalmente elettrica sarà lanciata all’inizio del prossimo anno, andando così ad ampliare l’offerta del marchio, e rappresenta, secondo Tavares, un ulteriore passo verso la “Zero Emission Freedom”, cioè la libertà a zero emissioni, concetto alla base della “vision” di Jeep, che a dire il vero sembra una contraddizione in termini.

Maggiori informazioni sul Bev Jeep saranno diffuse nei prossimi mesi, mentre ormai sono di dominio pubblico gli obiettivi di Stellantis per i prossimi anni: raddoppiare il fatturato entro il 2030 e mantenere per tutto il periodo margini di guadagno a doppia cifra vendendo, nel 2030, solo auto elettriche in Europa e il 50% di auto con motore termico in Nordamerica. I piani a lungo termine, si sa, non sono scritti nella pietra, ma per immaginare questi numeri dalle parti di Parigi possono solo aver pensato a tre strade: raddoppiare le vendite, vendere meno utilitarie e più auto premium, oppure raddoppiare i prezzi. Le prime due strade sono impegnative, ma previste nel piano. Per aumentare i volumi c’è un timido riferimento alle vendite in Cina dove sia italiani che francesi non hanno mai trovato molto spazio, mentre si scrive anche di un maggior contributo di Alfa Romeo, Lancia e Maserati al fatturato, anche se la concorrenza nel segmento è decisamente agguerrita. Un impegno maggiore su questi temi aiuterà, ma è difficile persino immaginare che basti a raddoppiare il fatturato.

La terza strada, invece, sembra già segnata dallo spirito del tempo. Tavares lo ha definito il grande elefante nella stanza e si tratta del costo dell’elettrificazione, che secondo il ceo i costruttori di automobili non possono trasferire sui clienti: dal 40% al 50% in più di costo totale di produzione aggiuntivo per un’auto elettrica rispetto a una a motore tradizionale. «Se applicheremo questo aumento» ha dichiarato «perderemo tutta la classe media e la base dei clienti calerà. Per lo stesso motivo, con costi tanto alti non potremo mantenere i prezzi attuali delle auto. Si andrebbe in perdita e sarebbe necessaria una ristrutturazione».

Ma se i clienti non possono pagare di più, come fa Tavares a pensare di raddoppiare il fatturato in poco più di otto anni costruendo in larga parte soltanto auto elettriche? La soluzione può essere una sola: i prezzi delle auto cresceranno, gli automobilisti pagheranno un po’ di più e quello che manca lo dovrà mettere Pantalone, ovvero lo Stato. Quei politici, tutti, che hanno spinto a forza il settore verso le auto elettriche dovranno trovare i soldi per una pioggia di incentivi. E non una volta ogni tanto, ma per molti anni.