L'e-commerce vola in Italiama siamo lenti rispetto all'Ue

Più Cina, più integrazione tra negozi virtuali e fisici, più acquisti automatizzati via mobile. Sono i trend dell’e-commerce che le aziende italiane dovranno essere capaci di intercettare se vorranno crescere, secondo quanto emerge dall’evento annuale sull’e-commerce organizzato dalla Casaleggio Associati. I dati sono eclatanti: nel 2017 1,79 miliardi di persone, pari a oltre un quarto della popolazione mondiale, hanno effettuato un acquisto online; e in Italia l’e-commerce, che cresce a doppia cifra dal 2004 (con l’eccezione del 2013 e 2014, quando è aumentato “solo” del 6 e dell’8%), ha superato i 35 miliardi di euro di fatturato. «Si tratta di numeri incredibili rispetto a quelli di 12 anni fa, quando abbiamo iniziato a fare la ricerca – dice Davide Casaleggio – il fatturato globale 2017 è stimato in 2.290 miliardi di dollari, il 23,2% in più rispetto al 2016. In Italia l’e-commerce è l’unico settore che continua a crescere a due cifre e si prevede che continuerà a farlo». Nonostante la crescita, il mercato italiano è lontano dall’essere maturo. «Siamo ancora indietro rispetto ad altri paesi europei – spiega Casaleggio – soprattutto nell’offerta in settori per noi importanti quali la moda, la salute, la bellezza. C’è quindi un margine di crescita enorme». Ma per crescere non si possono ignorare tre grandi trend in atto. Primo: il baricentro commerciale del mondo si sta spostando verso est, ed è sempre più asiatico. Nel 1998 l’85% del fatturato dell’e-commerce era prodotto negli Stati Uniti; nel 2008 il 53% era in Europa; oggi il 63% viene dall’Asia Pacifico, dove oltre l’80% è cinese. «È vitale capire come gestire questa variazione di baricentro, come vendere su Alibaba e in altri marketplace cinesi, come utilizzare i sistemi di pagamento cinesi» dice Casaleggio. 

I dati presentati all’evento annuale della web-company del partner tecnologico del movimento Cinquestelle

Il secondo trend riguarda i negozi fisici, che faranno parte dell’offerta digitale. Gli operatori che vendono online come Amazon vogliono avere anche una presenza fisica, mentre i retailer tradizionali come Toys R us stanno chiudendo. «La soluzione è sicuramente quella di avere una strategia omnicanale – dice Casaleggio – ma solo il 17% delle aziende italiane a oggi ne ha già implementata una». Terzo trend: gli acquisti automatizzati avranno un ruolo sempre più preponderante in ambito e-commerce, complice il peso crescente del mobile – anche in Italia la percentuale del fatturato mobile sul totale delle vendite online, che era del 5% nel 2012, nel 2017 ha raggiunto il 27%. Cresce in particolare il peso dei chatbot, le interfacce vocali: «Telegram Botfrost permette ai dipendenti di un’azienda di comprare su Bofrost da Telegram – spiega Casaleggio – mette a fattor comune gli acquisti e gestisce un ordine comune, Starbucks permette di prenotare anche un cappuccino». Le interfacce vocali sono costosissime, quindi sono e saranno gestiti da pochi grandi operatori come Google Assistant, il che crea un ulteriore passaggio obbligato tra aziende e clienti. Proprio come i marketplace quali Amazon e eBay, che nel 2017 valevano il 12.3% del fatturato dell’e-commerce italiano, ma sono previsti in aumento del 113% nel 2018. «Questi colossi hanno investito fortemente – dice Casaleggio – specie in spedizioni, gestione degli ordini e interfaccia con i clienti». Per le aziende diventa sempre più difficile competere con i marketplace senza avere economie di scala. Per ottenerle, una delle strade maestre da seguire è quella dell’internazionalizzazione. «Il 65% delle aziende dice di avere una strategia per l’estero  – dice il presidente della Casaleggio Associati – d’altra parte però è lo stesso livello del 2016, e il 35% delle aziende di strategia per l’estero non ne ha nessuna».