Noi esseri umani tendiamo ad attribuire una sorta di ‘fisicità’ a concetti astratti come il tempo che passa o i numeri che incrementano, rappresentandoli attraverso ‘mappe’ mentali – cioè, imponendo una dimensione concreta a fenomeni come il passaggio temporale che di per sé non possiedono alcuna forma fisica.

In Occidente la tendenza è di ordinare i valori concettuali piazzando quello minore a sinistra, in modo tale che ‘crescano’ andando verso destra. Lo si vede sul comune righello, che inizia dalla lunghezza zero a sinistra, aumentando mano a mano che si va a destra. Lo stesso fenomeno è presente nell’allineamento dei pesi ordinati sul muro di una palestra, che tipicamente vanno da quelli più leggeri a sinistra a quelli più pesanti a destra. Cioè, usiamo regolarmente dare una dimensione spaziale a un concetto completamente diverso – come nel caso della variazione di peso – e, di più, farlo in una precisa direzione, andando verso destra, almeno in Occidente.

Una questione culturale 

L’ossessione con l’ordine che ne risulta pare essere una specifica caratteristica della mente umana. Il “perché” di tutto questo – e se la caratteristica è innata o culturalmente acquisita – è uno dei grandi misteri delle scienze cognitive.

Ora una nuova e interessante ricerca, condotta su una popolazione indigena sudamericana molto isolata – gli Tsimané, dell’interno della Bolivia – rafforza l’analisi  di quelli che aderiscono alla spiegazione ‘culturale’. Gli studiosi hanno chiesto ai partecipanti di ordinare – senza dire in che maniera – delle immagini di banane a seconda del grado di maturazione. Per i ricercatori, l’aspetto della frutta – passando da “troppo verde” a “guasto” – doveva essere un proxy, una rappresentazione, del passaggio del tempo, e così parrebbe essere stato interpretato dai partecipanti, che hanno ordinato senza difficoltà le immagini in relazione all’avanzamento della maturazione.

 

Un’altra “logistica”

Il risultato chiave però è stato che la “direzione” preferita per ordinare le immagini – sinistra-destra, destra-sinistra, su-giù, giù-su e così via – è risultata essere una scelta variabile e casuale. Mentre il meccanismo della “ordinazione” crescente o decrescente in sé sembrerebbe essere innato, nella cultura della popolazione Tsimané manca una radicata usanza relativa alla direzione fisica con la quale rappresentare la progressione temporale.

Resta comunque una questione aperta: Cos’è esattamente che gli Tsimané pensavano di ordinare? Per i ricercatori, la maturazione delle banane rappresentava il passaggio del tempo. I partecipanti però – gente vicina alla natura e, pertanto, incline a badare al sodo – forse pensavano di organizzare le immagini secondo la “mangiabilità” della frutta. Nel caso allora, avrebbero potuto concentrare la maggiore attenzione al centro della scala – cioè, dove si vedeva il perfetto stato delle banane, pronte a essere mangiate – mentre le due “code” delle immagini, dei frutti meno maturi e fin troppo maturi, sarebbero potute finire indifferentemente dove diavolo capitavano…