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Il lavoro nero pesa sui redditi dei lavoratori e, allo stesso tempo, sulle finanze pubbliche. Nel 2024 gli occupati irregolari in Italia sono arrivati a 2 milioni e 725mila, mentre la retribuzione media si è fermata a 9,2 euro lordi all’ora, quasi la metà dei 17,8 euro percepiti in media da un lavoratore regolare. È quanto emerge dal Focus sul lavoro sommerso realizzato da Censis e Confcooperative.

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Lavoro nero, quanto guadagnano gli occupati irregolari

Il divario retributivo tra lavoro regolare e irregolare raggiunge quindi 8,6 euro lordi all’ora. In termini percentuali, un lavoratore senza un rapporto regolare percepisce in media il 48,3% in meno rispetto a chi è occupato regolarmente.

La distanza aumenta ulteriormente nell’industria in senso stretto. In questo comparto la paga media oraria arriva a 20,2 euro per i lavoratori regolari, contro i 9,4 euro degli occupati irregolari, con una differenza del 53,5%.

Il numero degli occupati irregolari è aumentato di 117mila unità rispetto alla precedente stima. Nel periodo 2019-2024, tuttavia, il fenomeno ha registrato una riduzione complessiva del 2,1%, mentre nello stesso arco temporale l’occupazione regolare è cresciuta del 5,4%, con 1,219 milioni di lavoratori in più.

Il costo dell’evasione fiscale e contributiva

Il lavoro sommerso si riflette anche sulle entrate dello Stato. Secondo il Focus, tra il 2019 e il 2023 l’evasione tributaria e contributiva si è mantenuta tra 99 e 103 miliardi di euro all’anno.

Circa il 90% del valore è riconducibile alla componente tributaria. Tra le principali voci figurano l’Iva, con circa 30 miliardi di euro, e l’Irpef degli autonomi e delle imprese, che supera i 36 miliardi.

La propensione media all’evasione rispetto alle entrate tributarie raggiunge il 17,4%. Il dato sale al 60,6% nel caso dell’Irpef riconducibile a lavoratori autonomi e imprese.

Lavoro sommerso e debito pubblico

L’impatto del sommerso non si limita quindi alla dimensione occupazionale. La minore raccolta di imposte e contributi riduce le risorse disponibili per la finanza pubblica e si inserisce in un quadro caratterizzato da un debito pubblico superiore a 3.000 miliardi di euro, pari al 136,7% del Pil.

Tra il 2021 e il 2023 i mancati introiti fiscali e contributivi hanno complessivamente raggiunto 313 miliardi di euro. Una cifra superiore di 88 miliardi all’intero ammontare delle risorse assegnate all’Italia attraverso il Pnrr, pari a 225 miliardi.

Secondo le simulazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio, un miglioramento strutturale della compliance fiscale potrebbe avere effetti anche sull’evoluzione del debito. In questo scenario, entro il 2041 il rapporto tra debito pubblico e Pil potrebbe collocarsi in un intervallo compreso tra il 115,9% e il 118%.

Il fenomeno del lavoro sommerso presenta così un duplice impatto economico: da un lato riduce il reddito di milioni di lavoratori, dall’altro limita le entrate fiscali e contributive necessarie a finanziare la spesa pubblica e a contenere la dinamica del debito.