lavoro

L’Italia torna ai valori pre pandemia riguardo all’occupazione. Stando al report del Centro Studi lavoro e Welfare e di studio Labores, su un elaborazione Eurostat LFS, dopo oggi in Italia ci sono 22.157.000 di occupati, una dato vicino a quello del 2020. Negli ultimi due anni il numero degli occupati era sceso sotto i 22 milioni.

“Nel secondo trimestre 2020 – spiega il report -in tutti i Paesi europei si è registrata una forte contrazione congiunturale dell’occupazione, poi non recuperata integralmente nel corso dell’anno: da oltre 194 milioni di occupati a fine 2019 si è passati a 187,6 milioni nel secondo trimestre 2020 risalendo a poco più di 190 milioni a fine anno. Nel 2021, dopo il primo trimestre ancora difficile, la ripresa occupazionale si è concretizzata ovunque, seppur con intensità diverse. A fine 2021. gli occupati in Europa erano risaliti oltre 195 milioni, su un livello quindi superiore a quello pre-pandemico. Anche nella zona Euro il numero di occupati a fine 2021 risultava superiore a quello di fine 2019: oltre 149 milioni
contro 148,6. Tra i grandi Paesi, Francia, Spagna e Polonia evidenziano un livello di occupazione, a fine 2021, superiore a quello di fine 2019. Non altrettanto si riscontra per Italia e Germania. Entrambe, pur avendo recuperato significativamente, non risultano essere ritornate, al quarto trimestre 2021, ai valori pre-pandemici, anche se la distanza da
tale obiettivo risulta ridotta”.

La situazione italiana del lavoro in lento miglioramento

Gli occupati, pari a 23 milioni a maggio 2022, risultano inferiori a quelli di maggio 2019 dell’1,6% (-366.000), secondo i dati forniti dall’Istat. La diminuzione riguarda soprattutto i lavoratori indipendenti (-324.000). Tra i dipendenti si registra una compensazione tra crescita dei lavoratori a termine (+130.000) e contrazione dei dipendenti permanenti (-172.000). Precisa poi il report: “Va aggiunto che la performance dell’occupazione, se misurata con il tasso di occupazione, anziché con il numero di occupati, risulta ancora migliore: infatti il tasso di occupazione 15-64 anni negli ultimi tre mesi si è collocato tra il 59,8 e il 59,9%, massimo storico, nettamente superiore tanto ai livelli pre-pandemia quanto ai livelli pre-2008: si tratta di un risultato cui contribuiscono le dinamiche demografiche, visto che dal 2014 la popolazione totale, come pure la
popolazione in età lavorativa, risulta in diminuzione”. Tra i settori che hanno avuto la ripresa maggiore a livello di numero di occupati c’è l’edilizia, mentre i servizi e l’alberghiero, in assoluto il più colpito dalla pandemia, fatica ancora a risollevarsi.

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Calano anche i cassa integrati 

È utile qualificare questi andamenti delle posizioni di lavoro a tempo indeterminato osservando l’evolversi dell’effettivo ricorso alla Cassa integrazione che essi sottendono, come si può ricavare dalla serie storica dei beneficiari di Cig resa disponibile da Inps con il comunicato del 16 giugno 2022. Dai numeri di eccezionale rilevanza di mar-
zo-aprile 2020 (con un picco oltre 5 milioni di beneficari) si è scesi a settembre 2020 a 1,2 milioni. La seconda ondata ha provocato una risalita fino ai quasi 2 milioni di marzo 2021. Da lì è iniziato un trend di continua contrazione; nei primi mesi del 2022 il livello si attesta poco sopra le 200.000 unità, con un numero medio pro capite di ore mensili di Cig inferiore a 50. La maggior parte dei cassintegrati è in tale condizione a tempo parziale. Nel secondo trimestre 2020 l’incidenza delle ore di Cig sulle ore lavorate oscillava, a seconda dei settori, tra il 30% (per il Manifatturiero) e il 40% (per le Costruzioni). Ancora nel primo trimestre 2021 l’incidenza era rilevante: quasi il 15% per i Servizi. Nel primo trimestre 2022 si è scesi su valori decisamente più contenuti, attorno all’1-2%.
La dinamica delle tipologie contrattuali di lavoro diverse dal contratto a tempo indeterminato è stata interessata solo in forma estremamente marginale da “ingessamenti” derivanti dalle politiche di contrasto alla pandemia e, pertanto, riflette da vicino sia il trauma dovuto alla pandemia sia il successivo dispiegamento della ripresa e i suoi ritmi.