Lavoratrice nigeriana picchiata Soverato

A Soverato, in provincia di Catanzaro, una delle mete balneari più gettonate in Calabria, una lavoratrice nigeriana appartenente al Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati, SPRAR, è stata picchiata perché ha chiesto di essere retribuita per il lavoro effettuato. Vediamo più nel dettaglio cosa è accaduto è quali sono le condizioni dei lavorati migranti in Italia.

Lavoratrice nigeriana picchiata a Soverato: le difficoltà dei migranti in Italia

La vittima dell’aggressione è una giovane donna di origini nigeriane, Beauty, assunta quale lavapiatti dal gestore di un noto lido-ristorante di Soverato. Si tratta di una vicenda di violenza che sarebbe rimasta ignota, come molto probabilmente spesso accade, se la stessa non avesse ripreso l’accaduto con il suo cellulare e non avesse postato il video sui social network. Lo scontro tra i due è stato dapprima verbale e poi fisico. Infatti, nel video, con il sottofondo musicale e il vocio di altre persone che non sembrano essere intervenute, si vede come all’inizio Beauty chieda di essere retribuita per il lavoro effettuato come lavapiatti. Dopo aver chiesto al suo datore di lavoro più volte la corresponsione di quanto dovuto prima di dimettersi, lo stesso si è alterato e ha iniziato a percuoterla.

Sulla vicenda i Carabinieri della Compagnia di Soverato hanno iniziato accertamenti dopo che la ragazza si è presentata in Caserma nella giornata del 3 agosto 2022. La donna ha raccontato alle Forze dell’ordine di essere stata aggredita ed insultata dal gestore del lido. Beauty, tuttavia, non ha sporto denuncia ed ha anche rifiutato di essere accompagnata in ospedale per farsi visittare. Successivamente dai Carabinieri si è presentato anche il gestore del locale per dare la propria versione dei fatti. Nel mentre, tuttavia, il video dell’aggressione è diventato virale.

L’episodio ha scatenato forti reazioni di sdegno nei confronti del datore di lavoro e di solidarietà nei confronti della ragazza. Secondo il Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, “il lavoro, che non deve in alcun modo somigliare alla schiavitù, si paga, sempre”. È stato severo anche il commento delle segreterie calabresi dei sindacati di categoria commercio e turismo Filcams Cgil e Fisascat Cisl, che parlano di “diritti calpestati”. Ieri pomeriggio, a Soverato, si è tenuto un flash mob organizzato da Filcams Cgil e da Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valenti, per esprimere vicinanza alla giovane lavoratrice. Il consigliere regionale e coordinatore regionale in Calabria di Italia al Centro Francesco De Nisi ha affermato che si tratta di “un episodio che ripropone il dramma che vivono i dipendenti in certi ambienti di lavoro e che non può e non deve passare inosservato”.

I migranti che lavorano in Italia sono spesso soggetti a sfruttamento, specie in alcuni settori. L’esempio più evidente è quello dell’agricoltura – che riesce a reggersi proprio grazie alla manovalanza straniera – dove il 29,3% delle giornate lavorate sono ascrivibili a stranieri (fonte Inl 2020). Nel 2020 solo 2 lavoratori su 3 hanno lavorato meno di 150 giorni e il tasso di irregolarità tra i dipendenti del settore agricolo è stato pari al 34,2%. Secondo i dati Inl, inoltre, ben il 18,6% delle vittime di sfruttamento da lavoro è collegabile al settore agricolo.