Precursore fu l’italiano Fulco Pratesi, grande ambientalista, con un suo appello alla parsimonia nel consumo dell’acqua (“una doccia alla settimana, non di più!”). Ed oggi, autorevolmente, un team di ricercatori della Chalmers University of Technology di Göteborg, Svezia, ha scritto un paper per affermare che davvero faremmo bene a “superare il disgusto” e imparare a puzzare un po’ se vogliamo salvare l’ambiente.

Gli studiosi – interessati a capire i motivi dell’indifferenza del pubblico rispetto al richiamo ‘ecologico’ a ridurre il consumo di energia e acqua per il lavaggio dei vestiti – hanno preso in esame un campione di 2mila persone, scoprendo che l’ostacolo nascerebbe dalla preoccupazione generalizzata di essere percepite dagli altri come “poco pulite”. Per dire, tra gli interpellati il timore sociale superava nettamente la coscienza ambientale, che invece dovrebbe suggerire di badare meno alla freschezza degli abiti, pur di ‘rinverdire’ il pianeta.

Secondo Erik Klint, il responsabile dell’équipe che ha svolto la ricerca svedese, per quanto riguarda il comportamento umano, “Il disgusto la vince sempre… I nostri dati dimostrano che più è alta la sensibilità al disgusto, più laviamo i nostri vestiti, a prescindere dal peso che diamo all’ambiente”.

Secondo uno studio commissionato dall’Ademe, l’agenzia del Governo francese per la protezione dell’ambiente, una famiglia media europea utilizza la lavatrice dalle quattro alle cinque volte la settimana. Di per sé, la frequenza dei lavaggi è rimasta stabile da decenni, tuttavia nel frattempo è aumentata notevolmente la capacità di carico degli apparecchi. Dal 2004 al 2015, infatti, la quota di mercato delle macchine capaci di lavorare 6kg di panni alla volta è passata dal 2% di quelle vendute al 64%. Tutto ciò mentre, secondo la Unilever, il 70% dei panni messi a lavare sarebbe senza macchie visibili…

Qualcosa di simile emerge da una ricerca della Levi-Strauss sull’impatto ambientale dei suoi jeans Levi’s ‘501’. Secondo l’azienda, mettere a lavare i pantaloni dopo averli portati dieci volte—anziché le due volte più abituali tra i consumatori occidentali—ridurrebbe dell’80% il consumo energetico e dell’acqua, incidendo notevolmente sul ‘peso climatico’ dell’indumento…

Queste considerazioni, e altre simili, hanno alimentato—specialmente nei paesi anglosassoni—la nascita di un movimento ‘no wash’ tra gli ambientalisti più accesi che, pur continuando a pulire il proprio corpo, fanno di tutto per evitare di lavare i panni. Nel dare notizia della tendenza, The Guardian—sotto un titolo che pone l’interrogativo “Porteresti le mutande per una settimana senza lavarle?”—riporta numerosi consigli offerti dagli adepti su come evitare la ‘troppa’ pulizia.

Tra i suggerimenti, spicca quello offerto da un signore che spiega come risolvere il problema “mutande” senza compromettere i propri ideali: semplicemente se ne può fare a meno, usando invece un costume da bagno che, lasciato addosso anche sotto la doccia, ci si lavi ‘da solo’ insieme a chi lo porta… Poi, restando in contatto con il calore del corpo umano, il capo si asciuga velocemente da sé, senza nemmeno il fastidio di dover trafficare con uno stenditoio…

Da Nota Diplomatica, di James Hansen