MARCELLO PITTELLA PRESIDENTE REGIONE BASILICATA

C’era una vecchia pubblicità degli Anni Sessanta, la pubblicità di una birra, che recitava: “Un’altra Prinz fatta fuori!”. Ecco: alla magistratura italiana – meglio: a una Procura italiana – va ascritta un’altra medaglia al disvalore, aver fatto fuori un’altra birra, un’altra degna persona. La medaglia al disvalore di aver sgretolato la carriera politica di Marcello Pittella, ex presidente della Regione Basilicata, degna persona appunto, falciata via per una inesistente gestione della cosiddetta “Sanitopoli” lucana, ossia asseriti falsi e abusi d’ufficio in un giro d nomine e concorsi nelle Azienda sanitarie della regione.

Con Pittella – incriminato nel 2018 e confinatoagli arresti domiciliari – sono state assolte altre undici persone. Contro di lui l’accusa aveva chiesto tre anni di reclusione. Sette funzionari sono stati invece condannati, a pene tra l’anno e  i cinque anni, ma il regista politico, lo scalpo che l’accusa aveva portato sulla gogna, non c’entrava niente.

E’ l’ennesima riprova della leggerezza con cui le Procure interferiscono nella vita politica del Paese senza avere effettivi presupposti per farlo. I soliti tempi lunghissimi del procedimento fanno il resto – quattro anni per un primo grado sono una vergogna – ma comunque poteva andare peggio, poteva esserci una condanna di facciata in primo grado e un’assoluzione tra tre anni in appello. Meno male che la corte non si è fatta considerare da quell’altro schifo che è la promiscuità delle carriere e la connessione permanente che ne deriva tra chi accusa e chi giudica.

Ma insomma: quando ieri Draghi ha enumerato i risultati del suo governo includendovi la riformina della giustizia firmata dal suo Guardasigilli Cartabia, ecco: forse avrebbe fatto meglio a dire che per quella riforma si stanno ancora attrezzando.