L’associazione studia un “manifesto del professionista 4.0” per riscrivere le regole

È chiaramente un problema culturale, ma è anche una questione strategica. Altrimenti il digitale ci sovrasterà: non possono essere gli algoritmi a definire le nostre prestazioni, ma dobbiamo sfruttare le nuove tecnologie per orientare il lavoro professionale su percorsi innovativi di sviluppo per migliorare i servizi». Ecco allora che l’associazione di rappresentanza dei liberi professionisti in Italia, si appresta a lanciare nei prossimi mesi il ”Manifesto per il professionista 4.0”, che potrebbe riscrivere i confini giuridici e strategici di questo mondo. Al documento, che a breve sarà oggetto di un dibattito tra le varie associazioni professionali del Paese, sta lavorando Andrea Granelli, delegato alla digitalizzazione di Confprofessioni ed ex responsabile ricerca di Telecom. Il documento ricorderà che il professionista è centrale nella digitalizzazione dei settori più innovativi, iniziando dal terziario; sottolinerà il bisogno del settore di investire su saperi e formazione, avrà un ruolo centrale nella diffusione, nella qualità e nei controlli delle informazioni presenti nei Big Data. «Il professionista – spiega Granelli – attingerà a piene mani al potere degli algoritmi e all’intelligenza artificiale senza però mai cedere all’assolutizzazione delle macchine. E avrà un peso sempre maggiore nella digitalizzazione della P.A.».

È facile pensare ad avvocati e commercialisti immersi dalle carte, che impongono ai clienti di presentare decine e decine di documenti, da recuperare fisicamente in uffici (Catasto, Anagrafe, Agenzia delle entrate) che spesso non si parlano tra loro. La realtà invece ci parla dei nota, i quali  attraverso la digitalizzazione della loro rete, sono i migliori guardiani del mercato mobiliare o immobiliare. Per non parlare dei medici che operano in remoto con bracci chirurgici trasportati da droni o la P.A. che chiede ai progettisti di partecipare ai bandi con Cad sempre più evoluti. Le linee guida di Industria 4.0, scritte dal ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, vanno proprio in questa direzione: investimenti innovativi per stimolare l’adozione di nuove tecnologie e aumentare la spese in ricerca; infrastrutture abilitanti per assicurare adeguate connessioni di rete e la protezione dei dati; percorsi formativi ad hoc; awareness e governance per diffondere conoscenze sulle nuove applicazioni delle tecnologie contenute. «Eppure – si lamenta Stella – non possiamo accedere al superammortamento previsto in Finanziaria». Tanto che dal Mise, il capo di gabinetto Ernesto Somma, che non vede modifiche a breve in proposito, promette «una maggiore dialettica con il mondo professionale. Non foss’altro perché è un veicolo importantissimo per diffondere in maniera capillare la rivoluzione digitale nell’economia italiana».

in collaborazione con CONFPROFESSIONI