Il mai abbastanza compianto Giovanni Brera era solito spiegare così i suoi frequenti errori nei pronostici calcistici. «Sapete perché sbaglio così spesso le previsioni? Perché ho il coraggio di farle!». Una apparente banalità che cela due verità: 1) Le variabili di un evento sportivo (e non solo) sono tali da rendere le previsioni non più affidabili dei responsi degli sciamani; Nemmeno l’Intelligenza Artificiale, per ora, ha saputo fornire formule infallibili in materia.

2) Ciononostante, la voglia di anticipare il futuro è così connaturata negli esseri umani che non passa anno senza che cresca la schiera di “esperti” che ci offrono una chiave per anticipare l’andamento dei mercati finanziari. Il più delle volte con pessimi risultati.

Il 2023 non ha fatto eccezione: nessuno, in particolare, ha saputo prevedere il rally della Borsa italiana che ha anticipato il calo dei tassi di mercato. Per questo motivo è saggio guardare con molta prudenza ed una buona dose di scetticismo alle stime di un 2024 all’insegna di un rialzo modesto delle piazze finanziarie che caratterizza la maggior parte degli oroscopi per il 2024. Basti, al proposito, citare le previsioni su un’eventuale affermazione di Donald Trump alle presidenziali di novembre. L’anticamera di una crisi mondiale per The Economist, l’occasione di una “fiesta” per le Borse secondo Les Echos.

Detto questo, l’arte delle previsioni non è da buttar via. Anzi. Da Cassandra a Nouriel Roubini, l’arte del saper anticipare il peggio si è rivelata preziosa, al pari di altre indicazioni contrarie capaci di guardare sotto la vernice delle opinioni più diffuse. Per questo, senza alcuna pretesa di garanzia, vi offriamo alcune tesi in netta minoranza nell’offerta mondiale di previsioni “sicure”. Nell’ordine, il primo posto spetta a Marko Kolanovic di Jp Morgan. L’analista è convinto che sia le azioni che le obbligazioni non saranno in grado nel 2024 di garantire un guadagno accettabile salvo un robusto taglio dei tassi che, secondo l’analista, le banche centrali si guarderanno bene dal promuovere, a meno di una brusca caduta dei mercati o dell’economia.

Perciò, un ipotetico rally sarebbe preceduto da una brutta battuta d’arresto. Per questo motivo Kolanovic suggerisce di restare cash nell’attesa di cogliere i frutti della probabile recessione. Nell’attesa rassegnatevi: sarà un anno di vacche magre per ogni tipo di investimento. Meglio la liquidità, dunque, in attesa che la recessione imponga alla Fed un cambio di passo.  Altri analisti suggeriscono scelte meno radicali. In giro per il mondo ci sono listini, specie obbligazionari, reduci da un anno complicato ma pronti al riscatto.

Ma bisogna non aver paura, ammonisce Canei Moreno, responsabile degli Emergenti per conti di Mirabaud. Vedi la Turchia, «vittima della perdita di fiducia per politiche economiche poco ortodosse oggi contrastate da una nuova squadra al ministero delle Finanze» al pari dell’Argentina «dove il nuovo governo, entrato in carica il 10 dicembre, vuol porre fine a oltre due decenni di peronismo con un programma di privatizzazioni e la sconfitta dell’inflazione attraverso la dollarizzazione».

Le incognite sono tante ma in caso di successo Turchia e l’Argentina «finiranno per essere rispettivamente i mercati con la migliore performance in valuta locale/divisa forte nel 2024, molto più alta di quella che il mercato si aspetta».

Senza dimenticare la Cina, protagonista negativa da almeno due anni. Se il governo dovesse attuare politiche molto più ad ampio raggio per rilanciare il mercato immobiliare – dice l’esperto – gli asset cinesi potrebbero lasciarsi alle spalle parte della cattiva fama che li ha colpiti per oltre due anni. La fiducia degli investitori potrebbe non essere completamente ristabilita, ma gli asset cinesi potrebbero registrare una performance migliore del previsto.