di Paola Belli

Se la gender equality è ancora lontana, la leadership femminile nel settore tecnologico è sempre più vicina. A certificarlo sono una serie di evidenze raccolte da un’investment bank paneuropea indipendente, Klecha & Co., specializzata appunto nei settori tech, nel suo ultimo insight report, “Women Tech Entrepreneurs“.

Citando Deloitte come fonte, il report spiega come nell’ultimo triennio la leadership femminile nel settore tech sia progressivamente cresciuta  del 20% complessivo: entro la fine dell’anno, si stima, una donna su quattro ricoprirà ruoli manageriali nelle principali organizzazioni tecnologiche globali (+4% rispetto al 2019). Si registra una lieve crescita delle donne che operano in ambito tech (+ 6,9%), mentre l’impiego di donne con ruoli ad alta specializzazione tecnologica pare sia cresciuto addirittura del +11,7%.

«Il contributo delle donne al business può creare un circolo virtuoso anche nelle nostre economie», afferma Fabiola Pellegrini, co-fondatrice e Partner di Klecha & Co. «Maggiori aziende a guida femminile arricchirebbero il sistema con soluzioni nuove e innovative. Il tech è il settore principe dell’innovazione e quello più aperto al cambio di un paradigma o di un bias ancestrale. Anche se i numeri sono ancora piccoli rispetto a quelli del tech al maschile, evidenziano che il ghiaccio è stato rotto».

I numeri sono incoraggianti. Nel 2022 sono nati 100 nuovi unicorni tecnologici e di questi 10 hanno almeno una cofondatrice donna. Tra queste figurano aziende come Stax, società di pagamenti con sede in Florida, Globalization Partners, una piattaforma di HR con sede a Boston, e Insider, consumer service con sede a Singapore. Nel 2021, invece, sono sbarcati in borsa 124 unicorni tech: 19 di questi sono stati fondati da donne, il numero più alto di sempre. Ancora lo scorso anno, 7 società tech fondate da donne hanno raggiunto in borsa valutazioni superiori al miliardo di dollari: tra queste, la società di identità biometrica Clear, la società di abbigliamento Figs, il marchio di moda online a.k.a. brands e le aziende biotecnologiche Lyell Immunopharma, Humacyte e Immunocore e l’app di appuntamenti Bumble, guidata da Whitney Wolfe Herd, la più giovane Ceo ad aver quotato una società negli Usa.

Più in generale rispetto al settore tech, nel 2021, sono entrate nel Crunchbase Unicorn Board – che individua le startup che hanno raggiunto una valutazione pari o superiore al miliardo di dollari – ben 595 aziende: 83 di queste avevano alla guida fondatrici o co-fondatrici donna, un numero ancora ridotto, ma più che quadruplicato rispetto al 2020 quando furono solo 18. Tra gli 83 unicorni al femminile del 2021, è stata Papaya Global, piattaforma di HR Tech con sede a New York, ad aver raggiunto la massima valutazione, con 3,7 miliardi di dollari.

Guardando all’Europa e oltre l’ambito tech, secondo l’analisi di Sifted, sono state 23 le exit di successo guidate da donne, in crescita rispetto alle 14 del 2020 e alle 8 del 2019. Complessivamente, negli ultimi 15 anni sono state 87 le co-fondatrici donna che hanno gestito con successo exit in diversi settori in tutta Europa per un valore di 22,3 miliardi di euro – tra cui 19 Ipo – contro le 899 gestite da uomini. Nel settore tecnologico, è stato l’health tech a registrare il maggior numero di exit femminili, seguito dal fintech.

Sarà per questo che nel 2021 l’Europa ha visto la crescita di fondi dedicati esclusivamente o prevalentemente alle imprese create da donne, tra cui quelli di Pink Salt Ventures nel Regno Unito, Auxxo in Germania e la venture capital polacca Kinga Stanislawska, che sta peraltro promuovendo presso la Commissione europea uno stanziamento di 3 miliardi di euro per le imprese di venture capital guidate da donne e alcune venture capital guidati da donne, come Rethink Impact, si stanno focalizzando sul supporto ad aziende tech a forte valenza sociale. E in generale, secondo la Wharton Social Impact Initiative, oggi sono circa 80 i fondi – con capitali complessivi da oltre 1 miliardo di dollari – che investono principalmente o esclusivamente in imprese fondate o guidate da donne.

«Casi di successo mostrano la via alle future imprenditrici e manager e la finanza ha avviato un processo di inclusione strutturata dei criteri di diversity nei propri processi di investimento», sottolinea Fabiola Pellegrini. «Sono già 80 in Europa i fondi che includono questi criteri e sono convinta che l’impatto Esg di tali aspetti amplierà sempre più il panorama finanziario interessato a supportare imprenditrici capaci e di successo. L’importante oggi è far sì che il sistema accolga donne capaci e coraggiose e che si possa

presto contare su un ecosistema ricco e diversificato di imprese con una leadership femminile.

In ambito tech, noi supportiamo da alcuni anni InspiringFifty a livello europeo e italiano proprio perché l’esempio di alcune possa essere di ispirazione e attivare l’emulazione di altre nell’intraprendere nuovi percorsi di imprenditoria».