Uno dice “Salvini” e non pensa ai trasporti ma semmai alle polemiche sulla remigrazione, o sulla legittima difesa, o sul tradimento di Vannacci, o magari sull’integrità del Monte dei Paschi. Uno pensa a Salvini e non pensa a 265,7 miliardi di euro complessivamente stanziati (questa è la somma cui si arriva sommando le singole voci!) o addirittura spesi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti negli ultimi 4 anni, sotto la sua direzione: 167,7 miliardi per le Ferrovie, 42,5 per le strade, 26,8 per il trasporto pubblico locale. Semmai, e al contrario, pensando in questi giorni a Salvini, ci si chiede se i suoi “colonnelli” sul territorio, da Fontana a Romeo, “hanno le carte” per sostituirlo o sono semplicemente dei gaffeur.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

Ma è tutto sbagliato. È sbagliato, o almeno molto lacunoso e ingiusto, dimenticare – o far finta di dimenticare – che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti esiste e si chiama Matteo Salvini. Perché quando si blocca l’Italia per un incidente ferroviario, il cittadino poi con Salvini se la prende; e se si incappa in un restringimento autostradale, è anche a Salvini che il cittadino manda una “benedizione”.

E allora bene ha fatto, il ministro Salvini, a presentare alla platea del Meeting di Rimini – una platea che gli è tradizionalmente amica – un riepilogo in 27 slide di tutto quanto fatto al ministero da quando è lì. Perché si può essere in disaccordo su questo o quel tema, su questa o quella opera, ma che le acque si siano smosse e l’infrastrutturazione del Paese sia accelerata nettamente, durante la sua gestione del ministero, è innegabile. Lo raccontano i dati: negli ultimi 4 anni, il MIT ha fatto e fatto fare un sacco di cose, alcune da zero, alcune sviluppandole o accelerandole su progetti in corsa, altre portandole a buon fine. Per questo il riepilogo “ci sta”: per riguardare le puntate precedenti e ricordarci, soprattutto, dove potremo arrivare e quando – in media, presto – se tutto quel che è stato messo in piedi verrà portato a termine, cosa logica ma in Italia mai abbastanza sicura.

E vediamoli, allora, questi numeri.

Oltre agli stanziamenti già ricordati per Ferrovie, strade e trasporto pubblico locale, il ministero sta gestendo 6,1 miliardi per i porti, 5,2 per l’edilizia statale, 4 per le ferrovie regionali, 4 per il sistema idrico, dove sono anche state raccolte 562 proposte progettuali per 13,5 miliardi complessivi.

Solo per le Ferrovie, al 20 agosto erano aperti in Italia 1.300 cantieri. Tra i principali, quelli delle tre tratte in alta velocità: Roma-Napoli-Bari, Brescia-Verona-Vicenza-Padova, Palermo-Catania-Messina.

Gli interventi per la manutenzione stradale attivi a cura dell’Anas sono 1.414. E nei mesi estivi i cantieri sono stati ridotti dell’83% per alleggerire il traffico di esodo e controesodo.

Poi ci sono le grandi opere, quelle delle grandi polemiche. La nuova linea Torino-Lione, quella della guerriglia dei No Tav in Val di Susa: 14,7 miliardi di spesa, 65 km di sezione transfrontaliera, tunnel di base del Moncenisio da 57,5 km. Poi la galleria di base del Brennero: 10,5 miliardi, 230 km di sistema di gallerie, 60-90 treni merci in più al giorno. E il Mose: 156 sollevamenti a metà maggio 2026 e 3,4 miliardi di danni evitati alla città di Venezia. E ancora la diga foranea di Genova: 6.000 metri di sviluppo, canale interno largo 400 metri, 4,2 miliardi di beneficio economico atteso.

E ancora: il nuovo codice degli appalti, pluri-vituperato, che ha però accorciato mediamente di 1 anno i tempi necessari per ciascuna procedura, generando dal 1° gennaio al 24 agosto 2026 2.641.694 CIG (Codice Identificativo di Gara) per 294 miliardi di importo complessivo, con una media per singolo affidamento di circa 111 mila euro, assolutamente alla portata di PMI.

E ancora il Piano Casa Italia: 10 miliardi di investimenti pubblici, 60 mila alloggi popolari e 100 mila a canone calmierato. E il decreto Salva-Casa: oltre 172 mila compravendite nel primo trimestre 2025, 17 mila in più sul 2024; oltre 257 mila locazioni, +1%.

E non vanno dimenticate le opere olimpiche: sono costate 3,5 miliardi, che secondo le stime indipendenti renderanno più che altrettanto. E tra le 98 opere realizzate che restano “in eredità” fra trasporti e impianti c’è anche, a Milano, un villaggio olimpico già divenuto il più grande “studentato” universitario d’Italia, con 1.700 posti letto disponibili dall’anno accademico 2026/2027, a prezzi di un buon 25% inferiori alle medie del mercato.

Infine, ma dovrebbe essere la prima voce dell’elenco: 162 vittime della strada in meno, anno su anno, dopo l’adozione del nuovo codice della strada. Sono state 2.868 contro le 3.030 dell’anno prima. Ancora una strage, ancora un massacro, ma 162 persone tornate a casa sane e salve. Bonificando un po’ di vessazioni comunali sulle multe da Autovelox farlocchi.

Insomma: si può considerare come si vuole la Tav o il Ponte di Messina, si possono detestare i cantieri stradali e ferroviari, ma che le infrastrutture italiane siano ripartite è un fatto, e chi sa che senza infrastrutture non c’è sviluppo ne è contento. Salvini non si è “venduto” abbastanza questi risultati. E politicamente, come leader del centrodestra di governo, può ovviamente stare sulle scatole a tanti. Però un po’ di numeri buoni il suo ministero li ha prodotti, da quando è lì: anzi, più di quanto fosse mai accaduto in Italia, e in soli 4 anni di lavoro.