La Pubblica Amministrazione si trova oggi al centro di una trasformazione che non è più soltanto tecnologica, ma strutturale. L’intelligenza artificiale, insieme alla crescente centralità dei dati e dei sistemi digitali integrati, sta ridisegnando il modo in cui gli enti pubblici erogano servizi, prendono decisioni e gestiscono la complessità amministrativa. La domanda non è più se l’IA entrerà nella PA, ma come verrà governata e con quali effetti concreti sulla qualità dei servizi ai cittadini. Per comprendere questa transizione Economy ha intervistato un esperto della materia, Alessandro Carellario, Ad di Soluzioni Integrate Maggioli, realtà del Gruppo Maggioli specializzata nei sistemi digitali per la PA, che opera come competency hub nella system integration per la PA, con particolare focus su sanità digitale, sistemi regionali, beni culturali e gestione dei dati pubblici. Una realtà nata dall’integrazione di esperienze industriali nel settore pubblico, tra cui Sinapsys e Aicof, che svolge un ruolo che richiede non solo competenze tecnologiche avanzate, ma anche capacità di integrazione dei processi e continuità operativa in contesti complessi e istituzionali. E da sempre impegnata su temi quali trasparenza, legalità e responsabilità nella gestione dei sistemi pubblici, elementi che le sono valsi diversi riconoscimenti, come il Premio Economy-Rsm Legalità & Profitto 2026.

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Secondo il vostro osservatorio privilegiato, di chi lavora nel settore, qual è il futuro della PA nell’era dell’IA?

L’IA non è una tecnologia come le altre, è un cambio di paradigma destinato a incidere profondamente sul modo in cui lavoriamo, prendiamo decisioni e gestiamo la complessità. L’adozione dell’IA nella PA introduce un forte tema di sovranità digitale: comprendere dove risiedono i dati, come vengono elaborati e chi governa realmente gli algoritmi. La vera sfida sarà culturale. Il rischio è delegare completamente allo strumento attività che richiedono invece responsabilità e interpretazione umana. IA quindi non come “macchina automatica”, ma come organizzazione più capace di interpretare bisogni, governare complessità e prendere decisioni migliori.

Quali sono le soluzioni più innovative che la vostra società offre?

La capacità di unire competenza tecnologica, visione industriale e responsabilità verso il contesto in cui operiamo. Lavoriamo su sistemi che incidono concretamente sulla vita delle persone: sanità, servizi pubblici, integrazione dei dati, continuità operativa. Per questo crediamo che oggi non basti sviluppare tecnologia. Servono governance, competenze e capacità di comprenderne l’impatto reale sui processi e sui cittadini. L’approccio parte sempre dai processi e dagli obiettivi del cliente, non dalla tecnologia fine a sé stessa. Il rischio, altrimenti, è inseguire l’innovazione come semplice trend. Noi facciamo il contrario: utilizziamo la tecnologia nella misura in cui è realmente utile a generare valore. Operiamo soprattutto nella system integration, accompagnando le amministrazioni nell’evoluzione dei propri ecosistemi digitali. Questo significa trasformare tecnologie avanzate, inclusa l’IA, in soluzioni concrete, sostenibili e realmente adottabili.

Uno degli aspetti su cui lavorate di più è quello della legalità.

Per noi la legalità è il punto di partenza, non di arrivo. Crediamo che oggi il rispetto delle regole non basti più. Quando si lavora su dati, infrastrutture pubbliche e servizi essenziali bisogna avere piena consapevolezza dell’impatto che le proprie scelte possono generare. La qualità del lavoro, la trasparenza, l’affidabilità e il rispetto dei contesti in cui operiamo fanno parte della nostra identità professionale prima ancora che aziendale.

Obiettivi futuri?

Rafforzare ulteriormente il presidio sui grandi progetti di system integration e transizione della PA. Negli ultimi anni abbiamo registrato una crescita significativa e oggi stiamo investendo per consolidare questa traiettoria. L’obiettivo è ampliare la nostra presenza nei settori strategici della trasformazione digitale pubblica e valutare operazioni straordinarie che possano accelerarne lo sviluppo. Crediamo che nei prossimi anni la differenza la farà chi saprà integrare tecnologia, capacità di governo dei processi e profonda conoscenza della macchina amministrativa pubblica. È su questo terreno che stiamo costruendo la nostra crescita.