Christine Lagarde torna a chiarire la posizione della BCE sull’emendamento italiano che mirava a dichiarare l’oro di Bankitalia “proprietà del popolo”. L’Italia, terzo detentore mondiale di riserve auree tra le banche centrali, si trova ora a fare i conti con le regole europee sulla gestione dei metalli preziosi.
Indipendenza bancaria sotto i riflettori
Interpellata sull’iniziativa parlamentare di Fratelli d’Italia, Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, ha ribadito che “non si tratta di una questione banale”: la detenzione e la gestione dell’oro, come sancito dal Trattato dell’Unione europea, è una prerogativa della banca centrale nazionale. La Banca d’Italia, dunque, ha l’obbligo di gestire autonomamente le riserve, senza interferenze politiche.
Emendamento riformulato, ma la sostanza resta controversa
Dopo le osservazioni della BCE, i parlamentari italiani hanno modificato il linguaggio dell’emendamento. La dicitura iniziale “oro di proprietà dello Stato” è stata sostituita da “appartenenza al popolo italiano”. Una scelta più simbolica che sostanziale, destinata a non urtare formalmente i vincoli di indipendenza della banca centrale, ma che non risolve il nodo politico ed economico dell’eventuale utilizzo delle riserve.
Il peso economico delle riserve auree italiane
Con circa 2.452 tonnellate di oro, le riserve italiane rappresentano uno dei principali pilastri della stabilità finanziaria del Paese. L’oro non è solo un tesoro simbolico: oggi vale decine di miliardi di euro e costituisce una leva strategica per la credibilità della politica monetaria italiana sul mercato internazionale. Ogni mossa che possa sembrare politica o strumentale rischia di generare preoccupazioni tra investitori e istituzioni europee.
Il dilemma tra sovranità e regole europee
L’intervento politico sull’oro di Bankitalia si inserisce in un contesto più ampio: la tensione tra autonomia nazionale e disciplina europea. La BCE invita Roma alla prudenza, ricordando che la gestione delle riserve auree deve rimanere estranea a logiche di politica interna. La partita dell’oro italiano si conferma, dunque, come un banco di prova tra sovranismo simbolico e credibilità economica internazionale













