Se è ormai chiaro che la longevity non è soltanto una questione di anni da aggiungere alla vita, ma di qualità del tempo che viviamo, allora parlare di futuro significa inevitabilmente prestare ascolto alle nuove generazioni. Non solo perché quel futuro lo vivranno più a lungo, ma perché sono loro che stanno riscrivendo il significato stesso del lavoro, del benessere e della qualità della vita.
È da questo punto di osservazione che muove la nuova tappa del Diario di bordo di 100 Copertine di Futuro, il progetto promosso da Economy in occasione della centesima copertina del magazine, per raccogliere e raccontare, attraverso il linguaggio della copertina editoriale, le visioni che le nuove generazioni hanno dell’economia, del lavoro e della società che verrà.
In un numero dedicato alla longevità, il progetto finisce così per intercettare un tema che attraversa sempre più chiaramente le aspirazioni dei giovani: la ricerca di un equilibrio nuovo tra lavoro, crescita professionale, benessere e qualità della vita. Meno stress, maggiore flessibilità, sostenibilità personale, oltre che ambientale, non sono solo ciò che i giovani chiedono (e si aspettano) al mercato del lavoro, ma il tentativo di immaginare un modo diverso di vivere.
Osservatorio privilegiato di queste nuove visioni di futuro è lo IED – Istituto Europeo di Design, oggi il più grande network europeo di scuole di arte e design, con campus in Italia, Spagna, Brasile e una comunità internazionale nella quale si intrecciano linguaggi, culture e discipline differenti. Il coinvolgimento degli studenti delle diverse sedi nel contest offrirà probabilmente una delle letture più ricche sulle rappresentazioni del futuro elaborate dai giovani creativi.
Osservando quotidianamente gli studenti, Carlotta Cattaneo, Head of Visual Arts School e Photography Scientific Leader dello IED di Milano, descrive una generazione attraversata da tensioni: ambizione e vulnerabilità che convivono con il desiderio di autonomia, la ricerca di stabilità economica e mentale, la disponibilità al cambiamento che fa i conti con il bisogno di restare fedeli alla propria identità.
Non manca l’ambizione, dunque. Succede che sta semplicemente cambiando forma.
Se per le generazioni precedenti il successo coincideva spesso con il raggiungimento di un ruolo stabile o di uno status riconosciuto, oggi molti giovani immaginano il proprio percorso come una traiettoria aperta, destinata a trasformarsi nel tempo. Più che inseguire un’unica professione, cercano esperienze in cui riconoscersi, capaci di farli evolvere restando fedeli a se stessi.
Con questo cambio di paradigma cambia inevitabilmente il tema della formazione.
Per Cattaneo, preparare uno studente non significa soltanto trasmettere competenze tecniche immediatamente spendibili sul mercato. Significa soprattutto aiutarlo a sviluppare uno sguardo sul mondo: la capacità di leggere scenari complessi, riconoscere le tensioni del presente, abitare l’incertezza, creare nuovi ponti e connessioni, collegare discipline diverse. Prima ancora che professionisti competenti, la formazione è chiamata a far crescere persone capaci di stare dentro il proprio tempo con profondità e consapevolezza.
Una riflessione che assume un significato ancora più interessante se osservata dal punto di vista delle arti visive.
In un’epoca dominata da contenuti sempre più rapidi e dalla diffusione dell’intelligenza artificiale, il valore dell’immagine non coincide più con la semplice capacità di produrre contenuti efficaci. Il vero discrimine diventa la qualità dello sguardo che precede l’immagine stessa. Prima di comunicare, occorre saper vedere. Prima di progettare, comprendere.
È questo per Carlotta Cattaneo il contributo più importante che design e creatività possono offrire oggi alla qualità della vita: non tanto produrre nuove immagini, quanto rendere visibili domande che ancora non riusciamo a formulare. Le arti visive costruiscono linguaggi, mettono in relazione persone, rendono leggibili fenomeni.
In questa prospettiva una copertina editoriale non è soltanto un esercizio grafico, ma un atto di sintesi culturale. Una scelta. Una presa di posizione. Costringe a decidere quali domande meritino di essere portate davanti agli occhi di tutti e quale immaginario possa rappresentare il tempo che stiamo vivendo.
Non è un caso che lo IED abbia scelto di coinvolgere nel contest studenti provenienti da sedi, culture e discipline differenti. La pluralità degli sguardi rappresenta infatti uno degli elementi distintivi della sua identità educativa. La contaminazione tra competenze, tecniche, linguaggi e culture viene considerata parte integrante del processo progettuale e dialoga con la riflessione che l’istituto sta sviluppando in occasione dei suoi sessant’anni attorno al tema delle Plural Intelligences, intese come forme diverse e complementari di intelligenza che si plasmano proprio attraverso le relazioni.
Da questo punto di vista, 100 Copertine di Futuro è da intendersi qualcosa di più di un contest. Può trasformarsi, secondo Cattaneo, in un vero “atlante di visioni”, una costellazione di sguardi diversi capaci di raccontare e decodificare la complessità del tempo che stiamo attraversando e da qui costruire progetti possibili.
Ecco allora il significato più profondo di 100 Copertine di Futuro: non chiedere ai giovani di prevedere il futuro, ma offrire loro uno spazio nel quale immaginarlo, discuterlo e, attraverso il progetto, iniziare già a prenderne parte.
















