«La trasformazione digitale non è una scelta, è un must»
Marco Gay

«Credo che per le aziende, incluse le Pmi, non sia più una questione di scelta: la trasformazione digitale è una tappa obbligata per non uscire dal mercato, devono abbracciare il cambiamento e anche investire, perché molte delle risorse in arrivo funzioneranno con una logica di partenariato pubblico-privato». Parola di Marco Gay, amministratore delegato di Digital Magics e presidente di Confindustria Piemonte, pronto a scommettere che il digitale rivestirà il ruolo di protagonista della ripresa.

«Alla missione che ha in primo piano la digitalizzazione (oltre a innovazione, competitività e cultura, ndr) è riservato un budget di quasi 50 miliardi di euro» sottolinea Gay, «questo è un chiaro indicatore non solo dell’importanza di questo capitolo nel Pnrr, ma anche di quanto sia trasversale a tutti settori». La digitalizzazione è dunque la matrice che dà il segno a tutta l’operazione ripresa post-Covid. «Il digitale avrà un ruolo straordinario non solo nella ripresa e nella ripartenza» scandisce l’ad di Digital Magics, «ma anche per indirizzare in un’ottica di politica industriale un nuovo modello economico del nostro Paese che dell’innovazione ha sempre fatto il suo punto forte, e ancor più lo farà». Lo stesso andamento del settore indica una capacità di resistenza alla crisi che prefigura un imminente balzo in avanti. «Il mercato digitale Italia nel 2020 ha chiuso con un lieve calo dello 0,6% a 71,5 miliardi» rimarca il presidente di Confindustria Piemonte, «e promette per il 2021 una crescita del 3,5% al netto delle ricadute che possono venire dal Pnrr».

L’impatto del Recovery Plan è un’occasione irripetibile anche per un settore che Gay conosce particolarmente bene, quello delle startup. «Siamo indietro rispetto ai nostri partner europei, è giusto dirlo perché dobbiamo sapere da dove si parte» afferma l’ad di Digital Magics, «detto questo, la pandemia non ha fermato la crescita delle startup e delle Pmi innovative specie del settore IT, che hanno puntato sui cosiddetti abilitatori digitali cresciuti a doppia cifra anche l’anno scorso». Nell’annus horribilis 2020 l’intelligenza artificiale è cresciuta del 16,3%, la blockchain del 18,2%, il cloud del 20,4%. «In questo contesto le startup avranno un ruolo chiave per la trasformazione digitale del Paese che leggiamo nel Pnrr» insiste Gay, «oggi c’è la possibilità di recuperare il gap che c’è tra noi e altri Paesi, perché c’è talento, consapevolezza, voglia di far crescere la benzina che permette alle startup di fare il loro percorso, cioè gli investimenti in capitale di rischio». Le stesse startup di Digital Magics hanno fatto registrare performance molto significative: nel 2020 il fatturato aggregato è cresciuto di circa il 15%. «Ci stiamo concentando sui programmi di accelerazione in settori strategici come Fintech, Insurtech, 5G, intelligenza artificiale, sostenibilità» rimarca l’ad, «che sono i settori che fanno la crescita più veloce e solida a livello nazionale e anche internazionale, oltre a portare innovazione alle aziende tradizionali grazie al modello dell’open innovation».

Il digitale, poi, è sempre più legato alla tematica ambientale, altro cuore del Recovery Plan, attraverso il nuovo paradigma “Blue is the new green”. «Il rapporto tra digitale e ambiente è centrale» rileva Gay, «e sarà anche caratteristico di una crescita sostenibile che avrà non solo un risvolto di sostenibilità ambientale, ma anche sociale e quindi economico». Per il presidente di Confindustria Piemonte i motivi dell’importanza di questo nuovo paradigma applicato al mondo delle startup sono tre. «Oggi le startup hanno un’attenzione ai principi di sostenibilità e ambientali insita nel loro modello business e nella loro proiezione sul mercato» nota Gay, «inoltre il rapporto tra digitale e ambiente è a tutti gli effetti un abilitatore di crescita, quindi un fulcro su cui fare leva, fondamentale sia per il mondo b2b che per quello b2c. Infine, le startup contribuiscono al cambio culturale in atto, sono portatrici di nuova cultura nel fare impresa e di un’ottica green».

(r. v.)