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Nel 2017, in California, è emerso un nuovo trend: le più grandi imprese tecnologiche del pianeta – da Google a Apple – hanno iniziato ad assumere laureati in filosofia per posizioni di leadership all’interno dell’organigramma societario. A dare il La è stata proprio Google, che ha creato una nuova posizione, quella del Chief Philosophy Officer (CPO)

Guanxi, società di “S-Marketing as a Service” che offre alle aziende consulenza nella creazione della propria strategia digitale, è la prima e finora unica azienda italiana ad averne uno. Ma chi è, e cosa fa, il Chief Philosophy Officer?

Il CPO è uno specialista in applicazione di strumenti e metodologie delle discipline filosofiche che supporta tutto il sistema aziendale, svolgendo un ruolo di osservazione e analisi distaccata delle attività lavorative. Si posiziona quindi ai confini dell’azienda, così da riuscire a mantenere uno sguardo distaccato, di sospensione giudicativa, all’interno delle funzioni del sistema. 

Il ruolo strategico e le attività quotidiane del CPO 

Il lavoro del CPO consiste essenzialmente in colloqui con i collaboratori, che possono essere sia individuali che di gruppo, sia formali che informali. In Guanxi sono stati implementati alcuni processi, come quello del Feedback tra pari: tramite una piattaforma digitale, i lavoratori ricevono dei feedback periodici e mirati sul proprio operato da parte di 3 colleghi. E’ un’azione semplice, che impiega solo 8 minuti per ogni lavoratore, ma fondamentale per farli abituare a dare e ricevere giudizi in modo corretto e attraverso i giusti mezzi digitali.

Dopo un anno di lavoro, oltre alle attività di team building e a svariate ore di formazione con lo scopo di aumentare la capacità riflessiva delle persone e le loro competenze “filosofiche”, è stato ripensato da zero anche il modello organizzativo e il patto stesso tra lavoratore e azienda. Tramite un intervento architettonico eseguito per superare il vecchio organigramma e le vecchie concezioni di “datore” e “dipendente”, abbiamo fatto approdare l’impresa a una Teal Organisation: un modello organizzativo non gerarchico che si basa sull’auto organizzazione delle aziende, in cui tutte le persone sono responsabili di quello che fanno e hanno piena autonomia decisionale. 

Il nuovo organigramma a cerchi “concentrici” adottato in Guanxi si basa sull’uguaglianza tra i team di lavoro: abbiamo scelto la figura del cerchio – e non la classica piramide – proprio perché mette tutti sullo stesso piano. In questa organizzazione le persone più esperte si collocano nella parte bassa del cerchio, come a significare il supporto che il “capo” è tenuto a dare ai colleghi meno esperti. I cerchi, poi, si intrecciano perché ogni team lavora con altri team a seconda dei progetti, cui concorrono diverse attività e competenze. Il grande problema delle organizzazioni moderne – i cosiddetti silos organizzativi – viene risolto dal nuovo organigramma, dato che anche l’appartenenza ai team è totalmente fluida: le persone lavorano sempre con gruppi diversi, più o meno grandi a seconda del progetto.

I benefici portati dal CPO

Il Chief Philosophy Officer può generare benefici a qualsiasi tipo di impresa. Chiaro è che le grandi aziende digitali hanno il cambiamento nel proprio DNA, quindi l’apporto del CPO e della filosofia avverrà sicuramente in modo più “naturale”. Anche per le piccole imprese, però, il Chief Philosophy Officer può essere utile, ad esempio se vi è la volontà di affrontare una rapida trasformazione (come può essere l’apertura immediata di un mercato estero). 

Il compito base del CPO è quello di fare consulenza filosofica, che significa aiutare a riflettere e usare la logica per risolvere i problemi. Ciò che di pratico può fare, anche nelle piccole aziende, è quindi aiutare a esaminare le questioni per soddisfare i bisogni dell’organizzazione. Prendiamo come esempio una delle tante eccellenze del nostro Paese ancora all’inizio del cammino verso il Digitale, ovvero l’industria orafa: il CPO non l’aiuterà di certo a vendere più gioielli online, ma tenterà, piuttosto, di favorire le decisioni societarie per arrivare a saperlo fare al meglio quando sarà il momento.

In ogni tipo di azienda, infine, esiste un certo livello di “distacco” tra i valori dichiarati pubblicamente e l’effettiva gestione delle attività quotidiane. Può capitare, per esempio, che un’azienda scelga di donare borracce di alluminio ai dipendenti per scoraggiare l’uso di plastica ma che, allo stesso tempo, stampi grosse quantità di documenti che potrebbero essere diffusi e conservati in digitale. È un esempio volutamente banale, ma spesso chi si trova all’interno di un’organizzazione fatica a cogliere le “deviazioni” dagli obiettivi aziendali. Il Chief Philosophy Officer può aiutare l’azienda a identificare e analizzare approfonditamente i problemi, fino a fornire possibili soluzioni.

 

Paolo Cervari, CPO di Guanxi