G7 energia e inflazione
Olaf Scholz, ministro delle finanze tedesco

Cosa hanno in comune la super-flat-tax varata dal governo Truss in Gran Bretagna e i 200 miliardi stanziati dalla Germania per aiutare i consumatori a fronteggiare il caro-gas anziché mettere il tetto europeo ai prezzi? In comune c’è che sono due decisioni che se ne strafregano dell’Unione Europea.

Il problema è che la Gran Bretagna è uscita dall’Unione Europea, fa legittimamente quel che vuole del suo bilancio pubblico e paga pegno sui mercati in conto proprio, difesa dalla sua sola banca centrale; invece la Germania è parte dell’Unione Europea, ne condivide la valuta, ne domina attraverso la Bce la politica monetaria, e se ne frega ugualmente degli altri. E il Paese-scudiero della Germania, l’Olanda, ospita i grandi broker che speculano da mesi sul caro-gas che sono potentissimi sia sul piano istituzionale col governo dell’Aja sia sul piano materiale con i politici, e quindi sono intoccabili.

L’Europa-famiglia, che sembrava essersi compattata sotto i colpi del Covid – perché la grande livellatrice della morte pestilenziale tutti terrorizza allo stesso modo e perché il contagio non conosce confini – si è nuovamente sparpagliata. Il Covid è stato una parentesi. Il superamento (speriamo!) dell’emergenza pandemica ha tolto la maschera solidale impostagli dal Coronavirus – come un respiratore nei reparti di terapia intensiva – e ha mostrato nuovamente il suo vero volto, un’accozzaglia opportunista di nazionalismi. Tra i quali, l’Italia…

Già: l’Italia?

L’Italia senza Europa salta. E l’Europa senza l’Italia si sgretola. Condannati a stare insieme. Inadatti a stare insieme. Le anime belle dell’europeismo claudicante che ci ha portati fino a qua, continuano a ignorare (fingere di ignorare) che la famiglia europea non si è costruita sugli affetti ma sugli interessi. E che un enorme nazionalismo cova nel profondo della Weltanschauung dei due principali Paesi dell’Eurozona, Germania e Francia. La Germania, che come si è rivisto in questo caso, al momento buono è prontissima a fregarsene dei partner; e la Francia, arroccata sulle sue aziende statali – ha ri-nazionalizzato l’Edf! – sulle sue asimmetrie concorrenziali, convinta a chiamare “ordinateur” il computer, né più né meno di come Mussolini pretendeva che i film venissero chiamati pellicole e lo yacht, panfilo ed a plafonare il numero di film prodotti negli Stati Uniti ed importabili sul sacro suolo francese.
Solo che questi due Paesi hanno all’attivo risorse che noi ci sognamo. La Germania è immensamente ricca e per quanto nei sedici anni di governo Merkel abbia sprecato enormi occasioni lo è ancora al punto da potersi permettere di stanziare 200 miliardi di aiuti per il caro-energia mentre noi siamo a stento arrivati a 60. La Francia è un po’ meno ricca ma energeticamente grazie al nucleare basta a se stessa e comunque ha un esercito più potente del nostro.

Che incisività può avere un’italietta che archiverà questo 2022 maledetto con un rapporto tra debito e pil di poco inferiore al 150% su una simile Europa? Nessuna. Il prestigio di Mario Draghi c’era, si vedeva, era parlabile: ma personale. Come quando Paolo Rossi giocava nel Vicenza: si riconosceva in lui il supercampione che è stato, ma dopo e al di là di lui il Vicenza rimaneva una squadretta.

Dunque un’Europa di inscalfibile egoismo è un luogo dove stare per necessità ma guardinghi e senza slanci. Nessuno ci “vuole bene”, lassù: semplicemente, gli serviamo. E dunque vendiamo cara la nostra collaborazione: non flirtando con quel fantoccio di Orban, che è fuori dall’Eurozona e conta – a parte i casi di decisioni “a veto” – ma negoziando senza timidezze e complessi di inferiorità punto su punto tutte le decisioni che ci toccano nelle tasche e nella simmetria dei diritti e delle opportunità, dalla gestione dei migranti al caro-energia. E d’altra parte – ma è questo il punto dolente – presentandoci agli esami della Commissione europea sui conti pubblici, con le carte in regola: se il Centrodestra di governo riuscisse in questa quadratura del cerchio sarebbe un miracolo. E’ realistico dubitarne.