La sostenibilità è un asset che può essere profittevole

È inutile fare finta di niente: perché la sostenibilità diventi un tema all’ordine del giorno per le aziende, è necessario che sia foriera di business». Fabio Benasso, presidente e amministratore delegato di Accenture Italia, spiega a Economy perché la sostenibilità sia diventata uno dei punti principali dell’agenda programmatica economica e finanziaria. «Fortunatamente per tutto l’ecosistema, oggi questo asset sta diventando sempre più importante, anche se permangono significative differenze tra piccole e grandi aziende. Essere sostenibile vuol dire declinare nel proprio business l’utilizzo ottimale delle proprie risorse. È un modo forzatamente responsabile di stare sul mercato, in maniera responsabile, ma anche profittevole. E noi, come Accenture, abbiamo un’intera divisione dedicata a questo tema. Le aziende più grandi, per un problema di reputazione, ma anche di convenienza, non possono esimersi dall’affrontare l’argomento in maniera organica, sviluppando piani che migliorino l’impatto dei business sull’ecosistema», dice Benasso.

Non solo: secondo Larry Fink, gran capo del fondo Black Rock che ha masse gestite per oltre 1,25 trilioni di dollari, «la società chiede a gran voce che le aziende, siano esse pubbliche o private, abbiano uno scopo sociale. Per prosperare nel tempo, la performance finanziaria non è sufficiente, ogni azienda deve dimostrare di aver fornito un contributo positivo alla società, a beneficio di tutti i suoi portatori di interesse: azionisti, dipendenti, clienti e comunità di riferimento». D’altronde, anche per quanto riguarda la finanza l’interesse verso questo tipo di tematiche sta crescendo in modo moderato ma costante.

Secondo Larry Flynt (Blackrock) per prosperare la performance finanziaria non è sufficiente: serve anche uno scopo sociale

Secondo un sondaggio condotto dal Forum per la Finanza Sostenibile e da Doxa, il 40% degli intervistati considera gli aspetti di sostenibilità molto importanti nel settore finanziario. Inoltre, quasi il 60% del campione ritiene che gli elementi sociali, ambientali e di governance producono un incremento dei profitti. Secondo uno studio condotto da Assogestioni, il 24% degli Etf e il 15% dei fondi comuni sono “sostenibili”.

Il nostro paese, però, rimane ancora guardingo, anche se qualche piccolo segnale di risveglio inizia a farsi vedere. Per provare a “smuovere le coscienze”, l’AmCham (American Chamber of Commerce in Italy) ha avviato già da sette anni un Comitato Sostenibilità che vede alla guida proprio Fabio Benasso. Le aziende promotrici del comitato sono dodici, in rappresentanza dei player più importanti dell’intero tessuto produttivo italiano. Il Comitato Sostenibilità di AmCham ha realizzato una call per startup innovative in grado di portare soluzioni e idee efficaci per l’economia circolare. A fine novembre, a Milano, sono state presentate le dodici finaliste e la vincitrice, ovvero quella con il più alto potenziale di innovazione: si tratta della start up Glass to Power, a cui verrà data la possibilità di incontrare una grande azienda, creando un duplice beneficio: da un lato, l’opportunità per le piccole realtà di crescere, e dall’altro, la possibilità per le grandi aziende di fare innovazione in modo concreto.

«Questa iniziativa – prosegue Benasso – ha senso solo se crea un percorso virtuoso per le piccole e le grandi aziende, se si creano le condizioni per irrobustire le startup e per consentire ai colossi di sperimentare nuove soluzioni. Bisogna andare oltre le attività di pura CSR, perché la circolarità è un fattore di differenziazione strategica».

Un altro tema molto caro al mercato – e quindi ad Accenture, che guida i propri clienti in percorsi che consentano una crescita e una ottimizzazione del business – è quello della reputazione. «È vero che c’è un beneficio per la collettività – continua l’amministratore delegato della società di consulenza – ma è prima di tutto il mercato a chiedere maggiore responsabilità, maggiore attenzione sui temi come gli imballaggi, il trasporto o il riciclo».

Infine, da Benasso arriva un suggerimento all’attuale esecutivo per proseguire – e magari migliorare – il piano Industria e Impresa 4.0 elaborato da Carlo Calenda e dal governo di cui faceva parte. «Questo intervento governativo – conclude – è stata un’iniziativa lodevole e illuminata. Io però non credo che il potenziale sia stato pienamente colto, per ora le aziende hanno investito molto sulla parte “hard”, con il rinnovamento del parco macchine per far sì che le aziende potessero fare un salto tecnologico significativo, ma non su quello delle competenze. Il piano Calenda era strutturato per generare un miglioramento anche della formazione delle risorse umane. Gli stessi Innovation Hub e i Competence Center, strategici per Impresa 4.0, sono partiti con notevole ritardo e solo ora si stanno iniziando a muovere i primi passi. Sono ancora una volta le grandi aziende a “guidare le danze”, mentre i piccoli fanno fatica in assenza di piattaforme comuni. Il cloud, da questo punto di vista, può offrire molto perché permette di uscire dalla logica degli asset proprietari e abbracciare una filosofia fatta di condivisione e di software as a service.  Ma servono imprenditori illuminati per fare ciò».

GLASS TO POWER

Glass to Power è uno spin-off dell’Università Bicocca, che ha sviluppato una nuova tecnologia – chiamata LSC, Luminescent Solar Concentrator – in grado di recuperare l’energia solare attraverso le finestre. Dei nanocristalli inseriti in film o nel plexiglass convertono la luce solare in raggi infrarossi, che vengono riflessi sul bordo della finestra. Qui, delle celle fotovoltaiche riescono a convertire con alta efficienza i fotoni infrarossi in corrente elettrica.