Un libro che si basa sulla ricerca condotta all’interno dell’Osservatorio sulla Competitività di Cfmt, il Centro di formazione management del terziario, che ha come soci Confcommercio e Manageritalia ed è anche centro di ricerca e osservazione sul futuro del lavoro e del management. È La sfida sociale, scritto da Fernando Alberti e Federica Belfanti, esperti di strategia e competitività. Una ricerca e al tempo stesso una call to action a manager, dirigenti, aziende, che propone un nuovo paradigma sociale di impresa capace di creare al contempo prosperità economica e progresso sociale. Attraverso esempi vengono proposte indicazioni concrete su come inserirsi lungo una nuova traiettoria in termini di strategie e modelli di business, in linea con i cambiamenti del momento. I due autori hanno spiegato a Economy il senso del loro lavoro.
«Impariamo a misurare quello che conta davvero» dice Fernando Alberti. «Negli ultimi vent’anni le imprese hanno moltiplicato gli impegni sociali, i report di sostenibilità si sono fatti sempre più elaborati, i purpose statement sempre più ambiziosi. Eppure le disuguaglianze sono cresciute, l’ambiente si è degradato, la fiducia nel sistema economico è progressivamente erosa. La spiegazione risiede, almeno in parte, nell’inadeguatezza degli strumenti con cui misuriamo il valore creato. Il Pil registra la produzione, non il benessere. I rating Esg premiano la capacità di rendicontare la sostenibilità, non di praticarla. Le imprese finiscono così per ottimizzare le metriche sbagliate e, di conseguenza, per orientare risorse, incentivi e decisioni verso priorità che non sempre coincidono con i problemi reali che dovrebbero contribuire ad affrontare. Il lavoro condotto negli anni sulla versione italiana del Social Progress Index mi ha confermato l’importanza di andare oltre una misurazione puramente economica. Per le imprese, imparare a leggere anche il progresso sociale significa capire meglio dove agire, quali bisogni intercettare e quali responsabilità assumere. Significa, cioè, riconoscere la dimensione sociale come una condizione della propria legittimità e della propria capacità competitiva».
«La sfida sociale si vince insieme» afferma Federica Belfanti. «Negli anni trascorsi a fianco di centinaia di organizzazioni impegnate in processi di trasformazione strategica ho notato come anche le aziende più consapevoli, con un purpose autentico e una strategia coerente, faticano a incidere davvero sulle grandi fratture sociali del nostro tempo. Non per mancanza di volontà, né necessariamente per incoerenza. Il problema è, piuttosto, la scala dell’azione. Il cambiamento climatico, le disuguaglianze, la crisi delle comunità locali sono fenomeni sistemici che superano i confini di qualsiasi singola organizzazione. Nessuna impresa, per quanto virtuosa, può risolverli da sola. Eppure, il settore privato continua a muoversi quasi esclusivamente attraverso azioni isolate, spesso brillanti, ma strutturalmente insufficienti. La via d’uscita è il Collective Impact, ovvero l’impegno coordinato di attori diversi – imprese, istituzioni, comunità – attorno a un’agenda comune, con metriche condivise e una regia capace di tenere il sistema in movimento. Quando ciò accade, i risultati superano di gran lunga ciò che qualsiasi singolo attore avrebbe potuto ottenere. Aggiustare le imprese è necessario. Ma per vincere la sfida sociale, bisogna farlo insieme».
















