La Griffe apre la fabbrica: nel distretto della scarpa nasce una “bottega” per formare nuovi mestieri
A Nerviano, il 10 settembre, l’azienda che produce calzature di lusso per marchi internazionali apre le porte al territorio e presenta Bottega dei Mestieri. L’obiettivo è raddoppiare in tre anni gli addetti nelle lavorazioni di taglio, giunteria e assemblaggio fondi, proprio mentre il calzaturiero italiano chiude un 2025 difficile ma ancora fortemente trainato dall’export.
La moda racconta volentieri il prodotto finito: la vetrina, la passerella, il logo. Molto meno spesso mostra ciò che accade prima, nelle fasi in cui una calzatura prende letteralmente forma: il taglio della pelle e degli altri materiali, la cucitura delle tomaie, l’assemblaggio del fondo, i controlli di qualità. È questa parte meno visibile – ma decisiva – della filiera che La Griffe, azienda di Nerviano attiva nella produzione di calzature per marchi internazionali dell’alta gamma, mette al centro di Open Night – Una notte a La Griffe.
Giovedì 10 settembre, dalle 19.30 alle 23.30, l’impresa aprirà la sede di via Bergamina 10 a studenti, famiglie, istituzioni, clienti e comunità locale. L’ingresso è libero, con accredito obbligatorio. L’evento sarà anche l’occasione per presentare Bottega dei Mestieri, progetto dedicato alla formazione e all’ampliamento della capacità produttiva nelle lavorazioni di taglio, giunteria e assemblaggio fondi.
Il piano parte da 25 professionisti già presenti in azienda e punta a raddoppiare gli occupati nelle attività coinvolte nell’arco di 36 mesi. Al centro dell’iniziativa c’è un nuovo laboratorio di giunteria, che potrà accogliere fino a 18 lavoratori e offrire servizi anche a brand e altre aziende manifatturiere del territorio.
Il nodo delle competenze
Non è un dettaglio operativo. Nella calzatura di lusso, il valore di una scarpa non dipende soltanto dal design o dalla forza commerciale del marchio: si costruisce nella precisione del taglio, nella qualità della tomaia, nell’equilibrio fra materiali e forme, nella tenuta dell’assemblaggio. Sono attività che richiedono manualità, esperienza e capacità tecnica, difficili da sostituire e ancor più difficili da trasferire se manca un ricambio generazionale.
La Griffe punta a intervenire su questo passaggio, creando un ponte tra scuola, impresa e territorio. La formula scelta – “bottega” – richiama un’idea antica, ma l’esigenza è molto contemporanea: rendere visibili professioni industriali che rischiano di restare schiacciate tra l’attrattività mediatica della moda e la scarsa conoscenza delle sue fabbriche.
«Ogni giorno lavoriamo in un settore straordinario, fatto di competenze, creatività e passione, ma spesso poco conosciuto al di fuori delle nostre aziende», sottolinea Cristiano Ottonelli, amministratore delegato di La Griffe. «Con Open Night vogliamo aprire le nostre porte e offrire al territorio, e soprattutto ai giovani, l’opportunità di scoprire da vicino il mestiere calzaturiero e le tante professionalità che ne fanno parte».
La logica è quella di una filiera locale e “compliant”: capacità produttiva più vicina ai committenti, lavoro specializzato formalizzato e tracciabile, formazione interna e sviluppo di professionalità che possano alimentare il sistema nel tempo. Un tema strategico per un settore nel quale i brand globali chiedono standard qualitativi elevati, rapidità di risposta, continuità produttiva e crescente trasparenza sulle condizioni della catena di fornitura.
Un 2025 in calo, ma l’export regge
Il progetto prende forma in una congiuntura complessa. Secondo il preconsuntivo 2025 elaborato dal Centro studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, il settore calzaturiero italiano ha chiuso l’anno con un fatturato di 12,84 miliardi di euro, in calo del 2,8% rispetto al 2024. La produzione nazionale è scesa a 118,3 milioni di paia, con una contrazione del 5,5%.
La componente estera continua tuttavia a sostenere il comparto. L’export, che assorbe circa l’85% della produzione italiana, è stimato in 11,5 miliardi di euro nel 2025, con una flessione più contenuta, pari all’1,1% in valore. Il saldo commerciale resta ampiamente positivo, attorno a 4,8 miliardi di euro.
Il quadro fotografa una filiera che sta attraversando un periodo di aggiustamento, segnato dalla debolezza di alcuni mercati internazionali e dalla prudenza dei consumi, ma che conserva nella presenza estera il suo principale fattore di tenuta. In un sistema in cui il prezzo medio, la qualità e il contenuto di servizio sono cruciali, le produzioni a maggiore valore aggiunto restano un presidio competitivo rilevante.
A fine 2025, secondo un’elaborazione di Confartigianato su fonti Eurostat e camerali, in Italia risultavano attive 7.769 imprese calzaturiere, con 69.855 occupati, un fatturato settoriale attorno a 12,7 miliardi di euro e un valore aggiunto di 4,1 miliardi. Le imprese artigiane erano 3.687, il 45,5% del totale, e occupavano 17.102 addetti: una fotografia utile per comprendere quanto il comparto resti fondato su una trama diffusa di piccole e medie aziende specializzate.
La Lombardia e la geografia della scarpa
Dentro questa mappa, il distretto di Parabiago e dell’Alto Milanese mantiene una funzione identitaria e produttiva. È una delle aree storiche della calzatura lombarda, terreno di crescita di produttori, terzisti, modellisti, fornitori di componenti e aziende capaci di lavorare per le fasce alte del mercato. Una geografia industriale che ha contribuito a costruire l’immagine della scarpa italiana ben oltre i confini regionali.
Il dato più recente disponibile sul contesto regionale segnala nel 2025 una crescita del 7,9% dell’export lombardo, in valore, per calzature e componentistica rispetto al 2024. Le prime cinque destinazioni – Svizzera, Stati Uniti, Francia, Germania e Cina – hanno rappresentato insieme il 53,5% delle esportazioni della regione. La Svizzera ha segnato un +18,7%, la Germania un +61,8% e la Francia un +8%; più deboli Stati Uniti (-15,6%) e Cina (-17,7%).
È un dato che va letto con cautela, perché riguarda l’intera Lombardia e non il solo distretto di Parabiago. Ma indica come, anche in un anno difficile per la domanda internazionale, il sistema regionale continui a essere esposto ai mercati esteri e alle loro oscillazioni. Proprio questa esposizione rende cruciale il tema delle competenze: senza una filiera capace di assicurare qualità, flessibilità e specializzazione, l’export non basta.
Dalla fabbrica invisibile alla fabbrica aperta
Open Night è dunque più di un appuntamento di comunicazione aziendale. È un tentativo di rendere la fabbrica leggibile, di mostrare che la manifattura della moda non è soltanto un mondo di marchi, creatività e immagine, ma un sistema di professionalità tecniche altamente specializzate.
Per i giovani, la promessa non è un generico ritorno al “fare”, ma la possibilità di conoscere mestieri che uniscono artigianalità, precisione industriale, tecnologia e lavoro su prodotti destinati ai segmenti più esigenti del mercato globale. Per il territorio, l’ambizione è costruire una capacità locale più robusta. Per La Griffe, l’investimento nella formazione diventa anche un modo per rafforzare la propria offerta produttiva e contribuire alla continuità di una filiera che il lusso italiano non può dare per scontata.
La sfida è concreta: formare persone, trattenere competenze e creare percorsi professionali riconoscibili. Nel distretto della scarpa, il futuro non si gioca soltanto sul prossimo modello. Si gioca, prima ancora, su chi saprà realizzarlo.













