La rivoluzione che rese la Terra un vero paradiso

Erano passati 12 anni dalla grande crisi industriale e le cose avevano trovato un nuovo equilibrio. 

12 anni prima era sembrato che potesse essere la fine, l’azione combinata delle 3 grandi forze di cambiamento – l’aggravarsi dei problemi ambientali, la presa di coscienza dei genitori di tutto il mondo, la crisi delle risorse – aveva stravolto il sistema economico. Il prezzo del petrolio era arrivato alle stelle rompendo l’argine dei 500 $ al barile, le emissioni di CO2 avevano superato tutte le soglie di guardia ed i danni climatici erano ormai inconfutabili, le differenze sociali avevano fatto esplodere i conflitti ed era chiaro a tutti che il sistema non reggeva più. 

Allora i consumatori, spinti dai movimenti critici dei Gruppi d’Acquisto Solidali, della decrescita felice, dai disperati richiami al buon senso degli scienziati smisero di comprare cose inutili, si rifiutarono di acquistare prodotti nocivi per l’ambiente e la salute, dagli usa e getta, ai prodotti di cui non si sapeva l’origine, ai cibi non organici. Il PIL crollò verticalmente ed una nuova generazione di politici sorti dalla rabbia dei cittadini additò le grandi imprese come principali responsabili del disastro, ci furono grandi processi mediatici ed una generazione di imprenditori e manager senza scrupoli venne spazzata via. Il panico per qualche tempo dilagò, poi le imprese iniziarono la stagione dei grandi cambiamenti e trasformarono radicalmente il loro approccio agli affari. 

Grazie alle nuove tecnologie, alle stampanti 3D, adesso non c’è quasi più bisogno di grandi impianti per produrre, tutto può essere fatto in una dimensione abbastanza piccola con la gran parte delle materie prime prodotte localmente. Le movimentazioni logistiche sono ridotte ai minimi termini, gli imballaggi quasi non esistono più, i cicli di produzione e consumo sono cortissimi e tutto il sistema è diventato sostenibile. Si consumano meno prodotti, ma sono di altissima qualità e durano a lungo. Le fabbriche, oltre a produrre, danno un servizio di manutenzione avendone piena competenza. I lavoratori sanno di produrre i prodotti per se stessi e per i loro familiari e sono, quindi, enormemente motivati a lavorare al meglio. Poiché le tecnologie hanno aumentato in modo notevole la produttività si lavora tutti e si lavora poco, operai ed impiegati gestiscono autonomamente gli orari a menù che l’azienda mette loro a disposizione e così riescono a coniugare e a dare straordinario equilibrio al rapporto tra casa e lavoro, anche perché tutti lavorano molto vicino a dove abitano. Hanno tempo di stare con i loro figli e sono felici ed orgogliosi di impiegare così bene il loro tempo lavorando in una fabbrica che migliora la qualità della vita della comunità. 

Le grandi aziende esistono ancora, anzi sono ancora più grandi, investono in ricerca e sfornano in continuazione nuovi prodotti e nuove metodiche per migliorare le prestazioni e la sostenibilità delle fabbriche, esse operano in un regime di cooperazione poiché sanno che la competizione danneggia la cultura che sta alla base dell’equilibrio che ha trovato l’intero sistema. Il loro ruolo è cambiato ed hanno prospettive molto di lungo periodo, contrariamente a prima che erano quasi esclusivamente concentrate sul breve, sanno perfettamente che il loro futuro dipende strettamente da come gestiscono ora il business e soprattutto vogliono preservare le opportunità anche delle generazioni future di lavoratori ed azionisti. 

Tutto questo accadeva nel lontano 2038, quando il paradiso terrestre si era proprio installato lì, proprio sulla terra; poi, come tutti oggi sappiamo, arrivarono dalla galassia profonda gli alieni che ci avevano creato ed allora… Ma questa è tutta un’altra storia.

*Quest’articolo è stato scritto nel gennaio del 2014. Forse ha proprio ragione Greta quando critica il tanto bla, bla, bla fatto invano dai Grandi in questi otto anni.