Per anni la batteria è stata il componente che più di ogni altro ha segnato il destino di uno smartphone: quando perde autonomia, anche un telefono ancora perfettamente funzionante comincia a sembrare vecchio. Ora l’Europa prova a cambiare questa logica, spostando l’attenzione dalla sostituzione del dispositivo alla sua vita utile. Ma la rivoluzione non è ancora il ritorno immediato allo sportellino dei vecchi cellulari: è un percorso normativo già iniziato e destinato a compiere un passaggio decisivo nel 2027.
La svolta europea è già cominciata
Dal 20 giugno 2025 gli smartphone immessi sul mercato europeo devono rispettare nuovi requisiti di ecodesign su robustezza, riparabilità e durata della batteria interna. Tra le prescrizioni c’è una soglia precisa: almeno 800 cicli completi di carica e scarica conservando almeno l’80% della capacità originaria. La Commissione europea stima che queste misure possano contribuire a portare la durata media di uno smartphone di fascia media da circa 3 a 4,1 anni.
Il vero appuntamento è febbraio 2027
Il passaggio più radicale arriverà il 18 febbraio 2027, quando diventerà applicabile l’articolo 11 del Regolamento europeo sulle batterie. Il principio è netto: le batterie portatili incorporate nei prodotti dovranno essere facilmente rimovibili e sostituibili dall’utilizzatore finale per tutta la vita del dispositivo. Non significa necessariamente un ritorno al Nokia con lo sportellino: potranno essere utilizzati comuni utensili disponibili in commercio, ma non dovranno essere necessari strumenti specializzati, calore o solventi per arrivare alla batteria.
Riparare invece di sostituire
Il cambiamento riguarda anche ciò che accade dopo l’acquisto. Le norme europee impongono già per i nuovi smartphone la disponibilità di componenti fondamentali, compresa la batteria di ricambio, per almeno sette anni dopo la fine della commercializzazione del modello; i pezzi devono inoltre essere consegnabili entro tempi definiti. Dal 31 luglio 2026 il quadro europeo sul diritto alla riparazione rafforza ulteriormente questa direzione, puntando a rendere più semplice e conveniente aggiustare un prodotto invece di sostituirlo.
Il design non dovrà tornare indietro
La sfida per Apple, Samsung e gli altri produttori sarà conciliare facilità di intervento, dimensioni ridotte e resistenza all’acqua. Le regole europee già oggi tengono insieme questi elementi: per alcuni dispositivi con una protezione particolarmente elevata contro polvere e immersione sono previste condizioni specifiche sulla sostituzione della batteria, accompagnate però da requisiti di durata più severi. Non è quindi scritto che gli smartphone del futuro saranno più grossi o meno impermeabili: sarà il progetto industriale a dover adattarsi a standard di riparabilità più ambiziosi.
Addio obsolescenza programmata? Non ancora
Parlare di fine dell’obsolescenza programmata sarebbe prematuro: una batteria sostituibile non rende eterno uno smartphone e restano determinanti software, display, memoria, componenti elettronici e disponibilità dei ricambi. La direzione impressa dall’Unione europea, però, è chiara: un dispositivo ancora funzionante non dovrebbe diventare economicamente inutilizzabile soltanto perché una sua componente si è degradata. Dal 2025 anche l’etichetta energetica europea mostra la classe di riparabilità, la durata della batteria, la resistenza alle cadute e il grado di protezione da acqua e polvere, trasformando la longevità in un elemento visibile già al momento dell’acquisto.
















