di Alessandro Arrighi

Funzione del diritto penale è quella di assicurare la conservazione e la tranquillità della “res publica”, mediante barriere che evitino che un cittadino possa violare la sfera privata invalicabile dell’altro o compiere azioni nocive per la società. Ma, mentre per la maggior parte dei reati il reo è conscio, o quantomeno potrebbe e dovrebbe avere la consapevolezza di compiere il reato, nel caso della bancarotta, in genere non è possibile, perché il reato diventerà tale solo se si apre una procedura concorsuale. Perché un’operazione economica possa essere bancarottiera è necessario valutare, ex post, che abbia determinato un danno prevedibile ex ante, per l’impresa fallita, e che abbia concorso a determinare lo stato di insolvenza. In pratica, a seconda dell’effetto che un’azione avrà determinato sul patrimonio, anche in relazione a tutta una serie di fatti esogeni, potrà essere qualificata come imprudente, e quindi reato, o avere salvato l’impresa. Dal punto di vista giuridico, il reato è quel fatto che infrange la legge penale al quale l’ordinamento giuridico ricollega, come conseguenza, una pena. Il Pm dovrà scoprire se sia stata infranta la legge e proporre al giudice una pena da applicare. La legge penale, per come è concepita, non ha la funzione di determinare un risarcimento per i creditori danneggiati, ma semplicemente quella di applicare la giusta pena, per i fini detti. È un approccio, di derivazione medioevale, anacronistico in un sistema economico fluido, in cui l’interesse della comunità sarebbe quello di non distruggere valore e provocare, la più alta riparazione possibile, per quanto parziale, per i creditori. Perché ciò avvenga è necessario novellare la normativa e prevedere, o favorire, un sistema di risarcimento penale dei creditori, che possa esimere il reo dall’applicazione delle pene o ridurle, utilizzando le competenze delle Procure, per valutare quale possa essere il miglior risarcimento ottenibile. Impregiudicate le azioni civili, si tratta di introdurre nell’ordinamento penale un nuovo istituto, per certi versi simile a quello del patteggiamento, che consenta, appunto, di “patteggiare  il rischio di una pena detentiva, trasformandola in un risarcimento dei creditori, ristabilendo le condizioni iniziali di tranquillità della res publica, in modo che l’effetto nocivo della azioni, che hanno determinato una violazione e quindi una perturbazione, possa essere rimosso, a beneficio del sistema di impresa e della collettività.