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GLI ESTERNI DI PALAZZO MONTECITORIO, CAMERA DEI DEPUTATI

Il vicepresidente della Commissione Europea per il “Green deal”, Frans Timmermans, portabandiera globale della decarbonizzazione, a un anno dalle elezioni europee annuncia la propria candidatura a premier del suo Paese, l’Olanda: per vent’anni ci ha spiegato come dovevamo, tutti insieme con lui, salvare il mondo e ora ha deciso di limitarsi a salvare solo una porzioncina del pianeta, e forse precisamente nemmeno del pianeta, semplicemente quella porzione geografica che si colloca sotto le sue terga e che si chiama poltrona. Che stile.

Il Paese autoproclamatosi guida e tutore della democrazia mondiale, gli Stati Uniti, non contento di un’affluenza alle urne per le presidenziali tradizionalmente ancorata alla metà degli aventi diritto (i vituperati italiani sono calati, ma non più giù del 63%) schiera per prossimi contendenti alla Casa Bianca l’attuale presidente, Joe Biden, che alla rielezione avrebbe 82 anni ma già da un paio manifesta chiari ricorrenti segni di opacità mentale, per i Democratici; e contro di lui (ripugna dire: “per i Repubblicani”, che sono un poco meglio, o meno peggio) un grottesco personaggio da decenni sul filo dell’illegalità, con due procedimenti penali addosso, plurifallito, Donald Trump. Fermo restando che è preferibile la peggiore democrazia alla più efficiente dittatura, è lecito o non concludere che il regime democratico del Paese che si è autoproclamato tutore della libertà mondiale è la peggiore democrazia del pianeta?

No, non è lecito, perché al peggio non c’è limite.

Pensate all’America e paragonatela all’Italia. In America si ritiene che Elon Musk e Mark Zuckerberg potrebbero candidarsi alle presidenziali. Ci pensate? L’energumeno matto della Tesla, quello che prima ha dato e poi ha tolto la copertura dei suoi satelliti all’Ucraina, quello che fa e disfa aggiottaggio straparlando delle sue società quotate a mercati aperti e che voleva menare l’altro travestito da gladiatore, fa sul serio politica, anche se la fa strapazzando l’ex uccellino blu, Twitter, non a caso ribattezzato X perché di questo passo tra poco si autocancellerà; l’altro, appunto Zuck, si sta palestrando ma è ancora un po’ mingherlino e si è sottratto per ora alla rissa: ha già varie volte tentato le sortite politiche ed è stato fortunatamente coperto da viralissime pernacchie, ma continua a pensarci.

Un po’ come se in Italia volesse candidarsi Fedez. Che infatti ci pensa. O come se un comico in declino fosse diventato leader politico arrivando a nominare come premier uno sconosciuto avvocato pugliese, abbarbicatosi poi al ruolo di capopopolo promettendo a destra e a manca soldi che lo Stato non ha più.

Ma perché fermarsi a ieri? Guardiamo all’oggi, a Caivano. Lo Stato c’è!, ha detto la premier. Infatti: era talmente concentrato su Caivano, lo Stato, da essersi distratto un momentino dal consueto, autorevole presidio territoriale che esercita, nei discorsi dei leader; per cui mentre lo Stato andava a Caivano, a 20 chilometri dal parco verde degli stupri, in piazza Municipio, nel cuore di Napoli, un giovanotto sedicenne armato ha freddato a pistolettate un musicista ventiquattrenne reo di aver chiesto di spostare uno scooter, un sedicenne un poco nervoso, anche perché di mestiere opera in una banda di scippatori di Rolex e sono tempi stressanti, girano pochi Rolex.

Lo Stato, cara premier, non c’è

E non c’è mai Stato negli ultimi cinquant’anni a Napoli, da quando nei Sessanta è cominciato lo sbraco dell’ordine pubblico, gli sputi in faccia agli agenti di polizia, le beffe ai carabinieri eccetera. Altro che destra “legge e ordine”. Destra e sinistra opportunisti complici nel negare l’evidenza – nazionale, e soltanto un po’ più acuta a Napoli e altrove – di uno spaccio di fatto liberalizzato di droghe non solo leggere, di una clandestinità – espressione appropriata, con buona pace di una sezione della Cassazione particolarmente “woke” – sfruttata e schiavizzata dalle cosche internazionali come manodopera delinquenziale, di una fenomenologia della violenza carnale che resta tra i reati in assoluto meno denunciati.

A proposito, il compagno della premier Giambruno dice in tv una cosa semmai banale ma non offensiva, che cioè ci vuole prudenza, ed osa bollare d’imprudenza l’ubriacarsi, perché significa abbassare consapevolezza e difese ed essere quindi prede facili dei malintenzionati. E’ diventato giusto, sano e raccomandabile ubriacarsi? Sconsigliare dal farlo per non perdere autocontrollo è sbagliato? Significa assolvere gli stupratori? Significa dire che ubriacarsi equivale a cercarsela? Assolutamente no, e solo un cretino o uno in malafede potrebbe dirlo: ma ce ne sono tanti.

Il Rolex e l’imprudenza

A proposito, se andate a Napoli non mettetevi il Rolex al polso, ci sono in giro assassini sedicenni armati che per mestiere li scippano, non date ascolto a chi dice che la microcriminalità è diminuita (perché “micro” poi? Il furto è criminalità, punto); la verità è che in alcuni quartieri storici le cosche hanno deciso che conviene tenere a bada i delinquenti comuni per fare cassa con la valuta straniera dei turisti aprendo ristoranti e vendendogli dopo la pizza anche la droga, anziché dare il destro a qualche poliziotto artrosico di giocare per dieci minuti a fare Starsky e Hutch per uno stupidissimo scippo. (questo non significa che chi si mette il Rolex se l’è cercato, lo scippo, significa essere imprudenti).

D’altra parte – tornando alla differenza che c’è tra invito alla prudenza e inversione della colpa – uno come Giambruno, che legittimamente ricorda il valore della prudenza in un contesto dove lo Stato non difende, perché poi commette per primo l’imprudenza politica di esprimere giudizi e consigli, andando un po’ oltre il ruolo di conduttore, essendo inevitabile che qualsiasi sua parola viene oggi a torto o a ragione usata contro la sua compagna? Ha il diritto di esprimersi? Certo che sì: proprio come una persona ha il diritto di ubriacarsi (bene non gli fa, ma può farlo: non è un reato). Ma è il caso che si ubriachi? Giambruno dice, correttamente, che è imprudente. E’ il caso che il compagno della premier esponga le sue opinioni in tv? E’ la stessa cosa: è imprudente.

E anche le pietose bugie sullo Stato presente a Caivano, quando è assente da tutto il Sud, quando i caivanesi disertano la messa di Don Patriciello, quando Fratelli d’Italia deve organizzare non solo il servizio d’ordine ma anche la claque alla sua premier, per sostenere la narrazione del successo di folla, ed essendo un partito improvvisato lo fa sapere a tutti; quando la magistratura cincischia e non condanna, le forze dell’ordine non hanno mezzi e se li hanno appena li usano si mettono dalla parte del torto… anche tutto questo è politica, politica di raggelante inaffidabilità.

Piste vere e piste finte

Il sindaco di Milano Sala, onesta e ben intenzionata persona, non ha i soldi per riparare il selciato del centro storico (non li avrà quasi nessun sindaco, per questo la Lega vuole fare l’autonomia differenziata, per spostare quei pochi soldi disponibili tutti al nord); eppure lui, tardo epigono di De Magistris – mai ripianto sindaco di Napoli, detto “narcisindaco” – ha fatto fare un po’ di piste ciclabili protette, e va bene, ma molte altre – di più! – solo disegnate, che non proteggono un fico, quindi ha detto in campagna elettorale che voleva la città dei 15 minuti (da ogni parte ad ogni altra in 15 minuti: sì, per Spiderman) ma non è che può raddoppiare le linee del metrò (meno male che ce ne sono già più che in ogni altra città d’Italia) e dunque in 15 minuti non si va lontani, e intanto e ovviamente si moltiplicano gli incidenti con le bici, purtroppo anche mortali, ma le macchine sono di destra e le biciclette sono di sinistra, anche se lasciarle usare contromano e nelle pseudopiste è pericolosissimo, nonè di destra né di sinistra ma da fessi irresponsabili.

E anche questa è politica inaffidabile

Figuriamoci in queste condizioni – senza soldi nelle casse pubbliche, con un ovvio ripiegamento della disoccupazione (dopo molti mesi positivi non poteva durare), e con il Pil in frenata – che Finanziaria potrà fare il governo, che del resto ardisce definire “spending review” un risparmio programmato di 1,5 miliardi in tre anni, un nulla.

E intanto in Europa i tedeschi danno per scontato che da gennaio riparta il vecchio patto di stabilità… se fosse vero per noi sarebbero nuovi guai. Ma forse stavolta troveremo il padrino francese, Macron, alle prese con lo zoccolo duro del suo popolo che non vuole andare in pensione a 64 anni, quando ormai persino noi dobbiamo andarci a 67, e che lo costringeràa fare più deficit e più debito pubblico.

Anche questa è politica inaffidabile.

Il tutto, frullato, amplificato e deteriorato dalla Rete, dove impera il non-giornalismo dell’anonimato irresponsabile.

Tutto bene, no?

Ma sì: alla fine l’Italia è sempre andata avanti nonostante la politica. E in fondo anche il mondo.

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Sergio Luciano, direttore di Economy e di Investire, è nato a Napoli nel 1960. Laureato in lettere, è giornalista professionista dal 1983. Dopo esperienze in Radiocor, Avvenire e Giorno è stato redattore capo dell’economia a La Stampa e a Repubblica ed ha guidato la sezione Finanza & Mercati del Sole 24 Ore. Ha fondato e diretto inoltre il quotidiano on-line ilnuovo.it, ha diretto Telelombardia e, dal 2006 al 2009, l’edizione settimanale di Economy. E' stato direttore relazioni esterne in Fastweb ed Unipol. Insegna al master in comunicazione d’impresa dell’Università Cattolica e collabora al Sussidiario.net.