Le severe critiche mosse dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sulla “legge annuale per il mercato e la concorrenza 2022”, che ha promulgato il 30 dicembre, nella lettera inviata alla premier Meloni e ai presidenti del Senato La Russa e della Camera Fontana è un caso politico di forte rilievo. Una vera “messa in mora” dei partiti di maggioranza e della presidente del Consiglio. Che sorprende tanto più a due giorni da un discorso di fine anno sostanzialmente anodino e bonario.

Mattarella parlsa di “profili di contrasto con il diritto europeo” e rileva come siano “indispensabili, a breve, ulteriori iniziative di Governo e Parlamento”. Pesantissimo. E sulle regole relative alla proroga automatica delle concessioni balneari, introdotta per fare un piacere ai tanti politici che ne dispongono a livello imprenditoriale (sia nella Lega che in Fratelli d’Italia) Mattarella è duro: esprime «rilevanti perplessità sulla proroga automatica delle concessioni”, e lo fa “per un periodo estremamente lungo, in modo che appare incompatibile con i principi più volte ribaditi dalla Corte di Giustizia, dalla Corte costituzionale, dalla giurisprudenza amministrativa e dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato in materia di apertura al mercato dei servizi”.

Una bocciatura sonora, come si fa con degli allievi asini.

E ancor più: “I criteri generali per il rilascio di nuove concessioni, secondo quanto affermato anche dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, appaiono restrittivi della concorrenza in entrata e favoriscono, in contrasto con le regole europee, i concessionari uscenti”.

Insomma: per accontentare quattro politiconzoli, Lega e Fratelli d’Italia si sono esposti a una reprimenda demolitiva. Che è espressa in punto di diritto – costituzionale ed europeo – ma contiene una lezione di politica da non dimenticare.

Meloni piacque molto quando disse che non era ricattabile. Ora dimostri di non esserlo, di non esserlo nemmeno dal “fronte del bagnasciuga”, ossia dalla tutela dei diritti dell’appartenenza che si ostina a riconoscere ancora a troppa gente cresciuta nella fase movimentista di Fdi che non può rimanere in primo piano se non riesce a superare quella fase, a maturare; dimostri di non essere ricattabile con la Lega di Salvini, che alla fine è “più partito” di Fratelli d’Italia e potrebbe capire meglio. Bastoni qualcuno dei più scemi tra i suoi del cerchio più o meno magico. Avrà l’imbarazzo della scelta.

Votereste uno che non solo va al veglione armato ma è così inqualificabile da estrarla e sparare un colpo? No, vero? E allora: via! Ma è solo un esempio. Se nell’alta dirigenza di Lega e Fratelli d’Italia ci sono, come ci sono, imprenditori balneari che vogliono continuare a pagare quattro soldi per le loro concessioni è ora di stangarli. Basta!

La Meloni sta costruendo con fatica una credibilità politica internazionale, attorno a se stessa ed alla coalizione, che l’Italia non ha più avuto si può dire da una trentina d’anni, con l’eccezione del governo Draghi che era però un commissariamento.

Questa credibilità è insidiata da molte gravi incongruenze sull’europeismo, sul sovranismo, sui diritti: ma, per lo meno, sono questioni importanti queste su cui ogni tanto (anzi ogni poco) l’Italia del governo di destra non convince. Come dire: l’errore sarà anche grave ma la materia lo è altrettanto.

Se a queste incongruenze Meloni aggiungerà anche delle squallide marchette politiche come questa dei balneari, addio tentativo di credibilità.