Francesco di Ciommo, Presidente di Previndai

«La costante crescita degli iscritti testimonia, di anno in anno, non solo la buona salute del fondo, ma anche la sua attrattività verso la platea di riferimento. E Previndai, con il suo circa 80% di aderenti sul totale potenziale, continua a dimostrare nei fatti che serietà, affidabilità, solidità e trasparenza sono valori sempre premianti».
Per Francesco Di Ciommo, presidente di Previndai, l’orgoglio è più che motivato: con 14,2 miliardi di euro di patrimonio raggiunti a fine 2021 e l’aumento del numero degli iscritti a oltre 85 mila, l’ente si è confermato ai primi posti in Italia per masse gestite. «Siamo molto orgogliosi di questi numeri», dice. Istituito nel 1° gennaio del 1990 per volontà di Confindustria e Federmanager con lo scopo di garantire una pensione “di scorta” ai dirigenti industriali, il Fondo (che, va ricordato, non ha fini di lucro), essendo nato prima delle norme di legge sulla previdenza complementare del 1993 rientra, appunto, nella categoria dei fondi preesistenti e, pur mantenendo le specificità che la normativa consente, si è adeguato a tutte le principali novità legislative e dettate dalla vigilanza. Dal punto di vista organizzativo Previndai conta 12 membri nel consiglio di amministrazione presieduto dal prorettore della Luiss Professor Francesco Di Ciommo mentre il direttore generale è Oliva Masini.
Il patrimonio viene gestito con la massima attenzione offrendo diversi comparti di investimento a partire dallo storico comparto Assicurativo 1990 (non più sottoscrivibile) e Assicurativo 2014 che sono  comparti garantiti, adatti per iscritti con orizzonte temporale di investimento inferiore ai dieci anni e/o una bassa propensione al rischio. Ci sono poi due comparti finanziari: Bilanciato e Sviluppo. Il  primo ha una componente obbligazionaria prevalente, con il 55,8%, è caratterizzato da un rischio  medio ed è adatto per un orizzonte temporale di almeno 10 anni. Il comparto Sviluppo investe principalmente in mercati azionari, con un obiettivo di rendimento superiore e un rischio medio-alto, adatto per un orizzonte temporale di almeno 15 anni. Previndai offre comunque la possibilità di suddividere la propria posizione su più di un comparto.

Ma c’è di più: «Una parte del patrimonio, seppur piccola rispetto all’ammontare complessivo, è stata già incanalata dal Fondo nell’economia reale», sottolinea il professor Di Ciommo. I primi investimenti in Fia (Fondi di investimento alternativi) risalgono al 2019 e hanno puntato su infrastrutture, private equity e private debt, con un impegno iniziale di 210 milioni di euro. Ma nella asset allocation strategica, a tendere, si prevede che i Fia arrivino  al 10% dei portafogli finanziari, con un processo di progressiva implementazione, e che la metà degli investimenti siano effettuati in Italia. Intanto,  tra gennaio e febbraio scorsi Previndai ha impiegato altri 180 milioni di euro circa e prevede di investire ancora 160 milioni nel breve termine, superando i 200 entro la fine dell’anno. Questi investimenti, peraltro, aspirano ai maggiori rendimenti garantiti appunto da strumenti come i fondi di investimento alternativi (Fia). Infine, un interessante segnale per il 2022 è anche il dato sulla crescita delle entrate contributive, che nel 2021 hanno sfiorato la soglia del miliardo di euro, mentre le rendite attive hanno superato quota 8 mila. «Un dato che testimonia la maturità del Fondo e la sua dimostrata capacità di gestire con efficienza anche questa fase, di cruciale importanza, del rapporto con gli iscritti», sottolinea il presidente di Previndai.