La Porta d’Orientefa leva sull’industria

In un’ottica di programmazione economica per il sostegno allo sviluppo del Sud c’è un’area che merita di restare fra le capitali industriali del Mediterraneo centro-orientale e di non essere accantonata rispetto ad altre: è Brindisi. Il comparto manifatturiero ed energetico del capoluogo, ma anche dei maggiori centri del suo hinterland come Fasano, Ostuni, Francavilla Fontana e Mesagne, dispone tuttora di una struttura fra le più forti dell’Adriatico, del Mezzogiorno e del Mediterraneo orientale per dimensioni di impianti, numero di addetti, esportazioni, entità di investimenti, innovazioni tecnologiche. L’area cittadina, pur se segnata da criticità ambientali sulle quali comunque si è intervenuti da tempo e su cui si lavorerà con altri investimenti – già annunciati peraltro dalla Versalis – dovrà essere posta nelle condizioni di restare quella piattaforma industriale di rilievo internazionale che è. Agli imponenti stabilimenti petrolchimici, energetici e dell’aerospazio si affiancano Pmi, spesso molto qualificate, in rapporti di subfornitura e cofornitura con le imprese maggiori.

Brindisi è fra le poche città del Sud con un elevato numero di fabbriche di grandi e medi gruppi esterni all’area, e cioè Eni (con Versalis, Enipower e Syndial), Enel (con la controllata Enel produzione),  Jindal, LyondellBasell, Sanofi, Leonardo (con l’ex AgustaWestland), Avio-Aero, Ipem, Chemgas, Magnaghi-Salver, Dema, SRB, TI-Automotive, Mignini&Petrini, Pellegrini. Esse occupano fra diretti e indiretti circa 7.000 unità, con attività di ricerca in loro strutture o collaborando con gli Atenei di Bari e Lecce.

Agli stabilimenti petrolchimici, energetici e dell’aerospazio si affiancano pmi qualificate con rapporti di subfornitura

La città industriale vanta primati spesso ignorati. Innanzitutto è uno dei maggiori poli energetici del Paese per capacità di generazione, pari a poco più di 4.000 MW, dei quali 2.640 nella Centrale Federico II dell’Enel e 1.321 dell’Enipower. Ad essi bisogna aggiungere i 39 MW della SRB. Il comparto occupa circa 1.600 addetti, di cui 700 diretti e 900 indiretti.  Nel settore v’è anche la A2A,   che, dismessa la centrale di Costa Morena, ha presentato un progetto per la produzione di energia con tecnologie avanzatissime.

Quella dell’Enipower, peraltro, è la più potente in Italia fra le centrali della controllata dell’Eni. La Federico II, a sua volta, con i suoi 2.640 MW, è con l’altra di Civitavecchia il sito di generazione dell’Enel con la maggiore capacità installata, anche se da tempo utilizzata solo in parte. È stata completata la costruzione di due dome che sono grandi coperture dei carbonili.

Non solo: Brindisi con la provincia, con circa 2.200 addetti all’industria aeronautica, è la 2° nel comparto nel Sud, dopo il Napoletano cha ha siti più grandi, e supera in Puglia Grottaglie e Foggia. Vi sono stabilimenti di eccellenza nazionale per processi e prodotti, come quello della Avio-Aero con 750 occupati.

Infine, il polo chimico dell’area per volumi di produzione, addetti ed esportazioni – grazie soprattutto a Versalis, LyondellBasell, Jindal e Sanofi – spicca fra quelli affacciati sull’Adriatico di Porto Marghera, Ferrara e Ravenna, o presenti nel Sud come Priolo e Porto Torres.

Gli investimenti sono stati elevati negli ultimi anni. Basti pensare ai quattro contratti di programma con la Regione Puglia della Sanofi, multinazionale farmaceutica francese, o al contratto di programma della Avio, e a quello dell’ex AgustaWestland, oppure a quello della Jindal, multinazionale indiana che produce film in plastica per packaging. Sono stati realizzati anche investimenti non assistiti da incentivi pubblici dalla LyondellBasell e dall’Enel.

Le industrie per import ed export rendono Brindisi una “città del mondo” e, includendovi quelle in senso stretto e le costruzioni, raggiungono nel capoluogo un’incidenza di circa il 30% sul valore aggiunto totale, fra le più alte delle città pugliesi.