La pandemia ha portato nuovi personaggi: i furbetti... del voucherino

Quando è stato coniato l’hashtag #andratuttobene, forse non si pensava possibile che qualcuno potesse provare a fareil furbo perfino durante una pandemia. E invece… La nuova moda di alcuni venditori di prodotti e servizi è semplice e diabolica: si fa effettuare un acquisto all’utente, si perfeziona la transazione, si scalano i soldi dalla carta o dal conto e poi… la brutta sorpresa! Si dice che il servizio non è più disponibile o è stato annullato a causa del Covid, si rilascia un voucher di importo pari alla transazione (quando si è fortunati…) che ha durata almeno di 12 mesi e si fa cassa.

Certo, il Coronavirus ha messo in ginocchio interi settori dell’economia. Ma non per questo bisogna approfittarsene. Le prime a lanciare questa nuova moda sono le compagnie aeree, che boccheggiano a causa del blocco quasi totale dell’aviazione civile. Durante l’epidemia, è stato possibile per cause di forza maggiore annullare le prenotazioni emettendo un vocuher con validità di 12 mesi. Ma poi le frontiere sono state riaperte e si è potuti tornare a muoversi almeno all’interno dello stesso continente. Ed è qui che se ne vedono delle belle: le compagnie aeree permettono di effettuare prenotazioni per le destinazioni più disparate, concludono la transazione, assegnano il posto, scalano i soldi dalla carta. E il giorno dopo annullano. L’antitrust europeo è già intervenuto per intimare alle compagnie aeree di far scegliere ai clienti se essere rimborsati o se preferiscono un voucher. Qualcuno lo sta già facendo, altri fanno orecchie da mercante. 

Altro settore, stessa modalità. Se durante il lockdown più duro i negozi di prodotti di consumo come elettronica o mobilio sono rimasti chiusi, hanno però potuto contare sull’online per cercare di tenere dritta la barra. Le difficoltà logistiche sono state enormi, ma hanno consentito comunque di vendere qualcosa. Poi, con le riaperture, l’esigenza di ricorrere a internet è un po’ venuta meno, se non per quei prodotti particolarmente pesanti e ingombranti. Come una lavastoviglie, ad esempio. O come un mobile che non si può smontare. Le consegne hanno subito ritardi inimmaginabili (e anche difficili da comprendere), nonostante i soldi dalle carte fossero stati rapidamente scalati. E dunque che cosa pensare: che davvero dopo sei settimane di riduzione delle restrizioni i negozi fanno ancora fatica a organizzare un sistema efficiente di consegne che rispetti le promesse fatte sui siti internet? O che invece qualcuno sta giocando con una tragedia per fare cassa, magari mentre mette in cassa integrazione i propri dipendenti? Ai posteri…