Claudio Lotito, presidente della Lazio

La Lazio guarda a Wall Street, ma il salto verso il Nasdaq potrebbe essere molto più complesso di quanto immaginato. Dopo il simbolico suono della campanella a New York dello scorso dicembre da parte di alcuni manager del club biancoceleste, l’ipotesi di una quotazione sul mercato americano torna al centro del dibattito economico e finanziario legato al calcio.

Aggiungi Economy Magazine come fonte preferita su Google!

Il presidente Claudio Lotito – secondo quanto è emerso da un podcast di Milano Finanza – starebbe valutando la possibilità di portare la Lazio sul Nasdaq, un’operazione che avrebbe l’obiettivo di aumentare la visibilità internazionale del club e aprire nuove opportunità di raccolta di capitali. Un progetto ambizioso, ma che secondo gli esperti presenta numerose difficoltà, soprattutto sul fronte dei requisiti finanziari e regolamentari.

La Lazio verso il Nasdaq: un percorso difficile

L’avvocato Maximilian Mairov, intervenuto ai microfoni di Radiosei, ha evidenziato le complessità di un eventuale sbarco a Wall Street. Secondo Mairov, il confronto con il Nasdaq rende evidente la distanza tra la dimensione economica della Lazio e quella delle società normalmente presenti sul mercato statunitense. «A New York ci sono altri mercati azionari. Al momento c’è solo una società che si occupa di terapia genetica sui tumori, con un fatturato sui 70 milioni di euro, assimilabile al fatturato Lazio», ha spiegato.

Il problema principale sarebbe rappresentato dalla capacità del mercato americano di attribuire un valore adeguato al club romano. La capitalizzazione media delle società quotate al Nasdaq è infatti molto elevata e il paragone con le principali realtà presenti sulla Borsa statunitense evidenzia una forte differenza di scala.

Doppia quotazione e costi dell’operazione

Un altro ostacolo riguarda il fatto che la Lazio è già quotata alla Borsa italiana. Una doppia quotazione, secondo gli esperti, rappresenta un percorso raro e complesso. In Europa sono pochissimi i casi di società quotate sia sul mercato italiano sia negli Stati Uniti, come Ferrari e Stellantis, realtà però caratterizzate da dimensioni economiche molto diverse rispetto a un club calcistico.

A rendere il processo ancora più impegnativo sono i requisiti normativi imposti dalla Securities and Exchange Commission (Sec), l’autorità di vigilanza dei mercati finanziari statunitensi. Dopo gli scandali finanziari dei primi anni Duemila, tra cui quello Enron, gli Stati Uniti hanno introdotto regole più stringenti per le società quotate.

Secondo Mairov, una quotazione negli Usa comporterebbe costi significativi, stimabili tra 1 e 5 milioni di euro, oltre a ulteriori oneri iniziali. Attualmente, tra i club calcistici, l’unico esempio di società quotata negli Stati Uniti è il Manchester United.

Capitalizzazione e progetto Flaminio: la sfida dei numeri

Il nodo centrale resta quello della valutazione economica della Lazio. L’obiettivo indicato da Lotito, con una possibile capitalizzazione nell’ordine dei 3 miliardi di euro tra progetto dello stadio Flaminio e quotazione americana, appare secondo Mairov difficilmente raggiungibile sulla base degli attuali parametri finanziari del club.

«Con la capitalizzazione attuale della Lazio e con il brand della Lazio mi pare molto difficile», ha spiegato l’avvocato, sottolineando anche come gli investimenti infrastrutturali nel calcio richiedano tempi lunghi per generare ritorni economici.

Il progetto di riqualificazione dello stadio Flaminio rappresenta infatti uno degli elementi strategici per aumentare il valore del club, ma il ritorno dell’investimento potrebbe richiedere diversi anni.

Il modello dell’azionariato popolare nel calcio

Nel dibattito sulla crescita finanziaria dei club italiani resta centrale anche il tema dell’azionariato popolare, un modello molto discusso ma ancora poco diffuso in Italia. Secondo Mairov, il confronto con altri Paesi europei è spesso semplificato. In Spagna, ad esempio, alcune società sono organizzate come società sportive anonime, mentre in Germania esiste un modello differente basato sul coinvolgimento dei tifosi secondo regole specifiche.