La guerra va avanti, anzi raddoppia. Putin, esasperato da 50 e più giorni di un’offensiva tanto logorante quanto infruttuosa, è pronto a sferrare l’attacco finale concentrandosi su due fronti – Mariupol e il Donbass – mentre di negoziati non si parla più. I titoli di oggi dei giornali principali sono tutti, ovviamente, sul conflitto in Ucraina e su tutte le conseguenze che sta portando in Europa e al mondo. Quelle economiche in primis, con la crisi energetica che, di fatto, “è la nuova pandemia” (copyright Il Giornale) tanto che, sul fronte italiano, i quotidiani riportano come gli sforzi del premier Draghi (nel frattempo positivo al Covid) siano tutti concentrati sulle strategie di approvvigionamento. Del virus non si parla più di tanto (tranne che per la situazione drammatica in Cina), sicuramente meno del caro-prezzi che sta mettendo in ginocchio imprese e famiglie in Italia.

La guerra dei due Vladimir

Strage a Leopoli, attacco a Est” così apre il Corsera che riporta: “Zelensky: iniziato assalto al Donbass. Pioggia di missili, Putin premia i soldati di Bucha, al Cremlino scontro sulle sanzioni”. Di spalla l’inchiesta di Fiorenza Sarzanini: “La delegazione del 2020, ecco le mail dell’accordo Italia-Russia”.

Anche La Repubblica apre sulla “fase 2” della guerra scatenata da Putin in Ucraina: “La doppia battaglia, Mariupol non si arrende e tiene aperto il secondo fronte dei russi mentre comincia l’offensiva a tenaglia nel Donbass, missili su Leopoli per colpire depositi di armi e i comandi ucraini”. Sul quotidiano romano anche la frase di Putin “Resistiamo alle sanzioni” (ma “il rublo non è più moneta convertibile”) e di spalla due pezzi sul Russiagate: “Nelle carte Usa incontri a Roma (con il segretario americano alla giustizia Bill Barr) di cui (Giuseppe) Conte non parlò mai” e “Chi ha giocato con l’intelligence” di Carlo Bonini.

Perentorio il titolo di prima che sceglie La Stampa (“Donbass, ultimo atto”) mentre il Fatto Quotidiano commenta: “Spariti i negoziati dai radar, Putin sferra l’attacco finale” e aggiunge: “Perché Kiev non può ancora entrare nell’Unione Europea. Regole: non rispetta oppositori e minoranze”.

Il CoVid sparito (ma solo dalle prime pagine) 

Il presidente Aifa, il virologo Palù: “Virus, la verità non c’è ancora. I cinesi non hanno detto cos’è successo” (Corriere della Sera).

Cina, in lockdown 45 città e 400 milioni di persone” (Il Sole-24 Ore).

Dal Primo Maggio cadono alcune restrizioni, informa Il Messaggero: “mascherine al chiuso, verso lo stop, obbligo solo al lavoro e in autobus”.

La (scarsa) politica in tempi di guerra

 Non mi candido”, leader spiazzati dalle elezioni senza il premier Draghi scrive il Giornale mentre Libero Quotidiano in prima pagina riporta che “avanti così il centrodestra, nonostante sia avanti nei sondaggi, va a sbattere” si domanda “cosa ha in testa Giorgia Meloni”.

Ipse dixit

“Questa maggioranza reggerà fino al 2023” (Matteo Renzi al Corriere della Sera)

Tutta l’economia che serve 

“La minaccia di Biden all’Fmi: noi fuori se c’è Mosca” scrive La Stampa in prima pagina riportando anche la presidente della Banca centrale Nabiulina che sfida Putin dicendo: “In Russia reggiamo 3 mesi”.

Il Sole-24 Ore apre con un’analisi, “CoVidcalo dei redditi più forte al Nord, penalizzate le Regioni con più lavoratori autonomi e le città a vocazione turistica” e in taglio medio riporta “Cuneo fiscale, allo studio il taglio da 1 miliardo” e una notizia curiosa: “Regimi agevolati, dai ricercatori ai contribuenti rientrati per 17 mila il paradiso fiscale è l’Italia”. Di spalla sul quotidiano di Confindustria i dati positivi sul turismo “Tornano gli stranieri, città d’arte come ai livelli del 2019”.

Il Messaggero apre sulla guerra ma con una notizia dal fronte interno: “Russia, aiuti alle aziende italiane, in arrivo crediti di imposta e ristori per 13 mila imprese bloccate a causa del conflitto in Ucraina”. E riporta un’analisi sugli effetti del calo demografico: “Scuola, crollano le iscrizioni, in aula 120 mila alunni in meno”, un’intervista al ministro per le infrastrutture Enrico Giovannini (“Centro Italia, ora una spinta per i porti”) e una notizia su certificati penali e reddito di cittadinanza: “Reddito, slitta la stretta contro i furbetti. Slittano i controlli sui beneficiari del reddito di cittadinanza con alle spalle reati incompatibili con l’erogazione del sussidio. Le banche dati di Inps e ministero della giustizia ancora non si parlano”.

Sul Giornale in prima pagina l’allarme dell’Ance per il caro-prezzi: “Costruttore in perdita, chiudiamo i cantieri. Unimpresa: Pnrr, a rischio 40 miliardi”.

Libero Quotidiano si chiede “Linea durissima sul gas, cosa ci nasconde Draghi? In Germania imprese, sindacati e governo annunciano in coro: con le sanzioni salta tutto, in Italia ogni famiglia ha già perso 800 euro. Ma il premier basterà abbassare i riscaldamenti”.

Per chi ha tempo (gli editoriali) 

“Il pendolo oscilla nuovamente verso lo Stato. Il grande sociologo americano Charles Tilly ha scritto che gli Stati fanno le guerre e le guerre fanno gli Stati. Anche il multilateralismo è vittima della guerra in Ucraina […] la governance globale sta fallendo nel momento in cui il mondo dovrebbe essere unito per risolvere i problemi […] si riaffacciano tendenze autoritarie e reazioni nazionalistiche […] in economia si lamenta la fine di tre decadi di globalizzazione. Prima la pandemia, poi la guerra, costringono a modificare le supply chains” (“Non erano illusioni”, Sabino Cassese sul Corriere della Sera).

“È dello scoppio della pandemia che il debito pubblico non è considerato più un problema, almeno dalle forze politiche, per questo ogni volta che bisogna trovare finanziamenti per sostenere le famiglie e le imprese lo strumento scelto è sempre lo stesso l’indebitamento. Anzi lo scostamento. Ormai il debito, con una certa dose di ipocrisia, non lo si chiama più neanche per nome” (“I distratti avvocati dello scostamento”, Veronica De Romanis sulla Stampa).

“Economisti, analisti e noi qui al Giornale abbiamo intuito e scritto che la crisi energetica è la nuova pandemia fin dai primi giorni del gennaio scorso […] se a gennaio il tema era quello dei prezzi ora è diventato addirittura quello degli approvvigionamenti […] dopodiché ci limitiamo ad osservare che il difetto rimane sempre lo stesso: quello di mandare avanti l’economia italiana a forza di emergenze. Sono ormai vent’anni che l’esecutivo non riesce a mettere l’agenda economica al primo posto” (“Quel progetto-Paese che ancora non si vede” Marcello Zacché sul Giornale).