Ve le ricordate le tre transizioni + 1, come i moschettieri? Che andavano di moda qualche anno fa? Quella ambientale-energetica, quella digitale, quella geopolitica e quella demografica. Sono tutte ferme o rallentate dagli eventi. Invece ce n’è una, imprevista fino a 5 anni fa, che s’è aggiunta, ha schiacciato o fermato le altre, ed non accenna a cessare: la guerra.
“Vi supplico di essere sempre indignati”, diceva Martin Luther King. Quanto suona attuale. Ci siamo assuefatti agli assurdi e ai paradossi più nocivi e pericolosi. Europa e America, negli ultimi anni stanno conoscendo un’involuzione socio-politica gravissima. Nella rassegnazione dei più. Segnata dal ritorno della guerra e del bellicismo. Con conflitti che non solo nessuno accenna a sedare con la diplomazia ma che eccitano concorsi crescenti di impegno bellico.
Lo scenario russo è quello di una impasse che determina ancora lutti e distruzioni e che solo un cambio radicale ai vertici dei due Paesi o almeno della Russia potrebbe superare, ma non se ne vede alcuna avvisaglia. L’operazione dissennata di Trump sull’Iran sta facendo danni inennarrabili all’economia mondiale, oltre ad aver determinato lutti e distruzioni atroci. Tutto il quadrante del Medio Oriente è sconvolto da guerre e guerriglie promosse dalle colonne islamiche vicine all’Iran in vari Paesi e lungi dal risolversi la crisi del Golfo si riapre quella di Suez. E i quadranti in fiamme sono molti altri.
Negli Stati Uniti Donald Trump è andato oltre ogni limite di decenza nelle sue esternazioni e purtroppo anche nelle sue azioni, senza che i suoi mandanti, la grande finanza vicina anche al governo israeliano di Nethaniau e i “big tech”, gli stiano dando alcun segnale di dissenso. Eppure non solo è evidente a tutti la confusione mentale del presidente, ma anche l’incredibile quantità di errori che sta commettendo, inarrestabile. In Europa, la Gran Bretagna passa da una crisi di governo all’altra e l’ultimo premier ha ritenuto bene di dare un segnale pregnante sdoppiando tra Londra e Manchester, come a Monopoli, la propria sede di lavoro. In Germania il Cancelliere indice conferenze stampa in tuta mimetica; e incrementa gli investimenti nel riarmo anche per rimpiazzare un’automotive disastrato dagli errori della Merkel, il tutto mentre il partito post-nazista Afd viene dato da tutti i sondaggi a quasi il 30%. In Francia l’inconsistente Macron millanta gli ultimi proclami mentre Marine Le Pen viene data quasi sicura come nuovo presidente nonostante tutto.
E l’opinione pubblica europea non sembra indignarsi. Neanche di fronte a una transizione energetica e ambientale ferme nonostante leggi nocive per le imprese. Sulla Difesa non tocca palla, sul welfare in crisi men che mai, le istituzioni unitarie restano in balìa di una stolida burocrazia para-bancaria toti-impotente.
L’Italia ha ufficialmente imboccato la china di una campagna elettorale lunghissima e velenosa che di tutto fa discutere i nostri politici fuorchè dei problemi reali del Paese, complice la pretesa di questo governo – che qualcosa di buono ha pur fatto – di comportarsi come se avesse mantenuto tutte le promesse; e l’incosistenza assoluta dell’opposizione.
E allora, come non indignarsi? Come non reagire con gli strumenti del pluralismo, che sono quelli della rappresentanza politica ma anche e soprattutto della rappresentanza economica, per promuovere un ricambio radicale della classe dirigente? Non è questione soltanto di legge elettorale, ma di nuovi leader. Chi se la sente, si faccia avanti. Da dentro i partiti, ma anche al di fuori di essi. Bisogna dare un segnale di cambiamento, e iniziare. Altrimenti, continuando così – senza altre transizioni che le guerre – andremo incontro a un futuro terribile.
P.S.: questo numero di Economy è diverso dagli altri, come sempre in agosto. Ha due copertine su due grandi temi. La transizione digitale (anch’essa molto a rilento, in Italia) che trova un nuovo protagonista non (solo) americano tutto da conoscere per il suo grande potenziale. E il fenomeno della longevità attiva, un fenomeno positivo in un quadro così complesso, che però va capito, accompagnato e aiutato. Buona lettura, buona estate ma anche buona indignazione.
















