Hilton Rome Cavalieri, la vista sulla Capitale

Turisti di tutto il mondo unitevi: la “golden age travel” è appena cominciata e l’Italia pare proprio destinata a trasformarsi di nuovo – se non ancor più che in passato – nell’El Dorado dei viaggiatori di tutto il mondo. I numeri, del resto, non mentono: i giorni bui del Covid, fatti di morti, contagi e lockdown sembrano alle spalle e le previsioni più recenti sul 2023 (fonte: Istituto Demoskopika) parlano già di anno-record per il Belpaese che, nel corso dei dodici mesi, dovrebbe registrare 442 milioni di soggiorni turistici complessivi (+12,2 sul 2022 e miglior risultato di sempre). Alla voce “arrivi”, i dati parlano di 127 milioni di visitatori (di cui quasi la metà stranieri) con una spesa turistica che potrebbe sfiorare i 90 miliardi di euro.

Hilton, David Kelly: siamo in piena “golden age travel”

Un boom a tutti gli effetti che, in valori relativi, assume un significato ancora più straordinario se pensiamo alle estati del biennio horribilis 2020-2021, condizionate da restrizioni, greenpass e vaccini. Dopo l’emergenza pandemica, la grande paura sembra passata insomma, e il turismo, spinto dalla ripartenza economica e da un’esplosione di vitalismo collettivo, è tornata a macinare prenotazioni, riportando l’Italia al settimo posto tra le destinazioni turistiche più gettonate dei cinque continenti. Uno slancio straordinario e con ulteriori potenzialità di crescita anche negli anni a venire, rispetto al quale il mondo dell’ospitalità non poteva farsi cogliere impreparato. A maggior ragione se sei una delle più grandi catene alberghiere del mondo con oltre cento anni di storia e sull’Italia ci punti da sempre perché, come ama ripetere il tuo management, «è il Paese che permette l’esperienza di viaggio perfetta».

È il caso di Hilton, il colosso degli alberghi a stelle e strisce fondato nel 1919 da Conrad Hilton e che oggi è arrivato ad avere nel suo portafoglio 19 marchi e più di 7 mila proprietà in tutto il pianeta. E il gruppo non ha certo intenzione di fermarsi qui, visto peraltro che – come ha affermato lo stesso David Kelly, senior Vice president Continental Europe di Hilton – siamo in piena «golden age travel». E in casa Hilton hanno iniziato da un pezzo a pianificare il da farsi.

Rome Cavalieri, l’hotel-icona della Capitale fa 60 anni

L’occasione per fermarsi a riflettere sul presente e sul futuro dell’hotellerie e fare il punto sulle strategie da mettere in campo in Europa e in Italia l’ha offerta il “compleanno” del Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel, albergo iconico della Città Eterna con una delle viste più belle sulla Capitale, inaugurato 60 anni fa – al tempo, con il nome di Rome Cavalieri Hilton – da Conrad Hilton in persona, quale primo della sua catena nel nostro Paese. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia – gli hotel del gruppo oggi in Italia sono 31 e con 8 marchi diversi: da Waldorf Astoria a Conrad, da Hilton a Curio Collection, da Double Tree a Tapestry, da Hilton Garden Inn a Hampton – ma l’Italia continua a rappresentare una priorità assoluta nella vision di Hilton World Wide.

Tanto che il Vice president Continental Europe David Kelly ha annunciato la prossima inaugurazione di altre 10 strutture in Italia, tra cui quelle imminenti di Padova, Bologna e Milano che andranno ad aggiungersi ai 268 alberghi già operativi e ai 161 di prossima apertura in tutta l’Europa Continentale (escluse Regno Unito e Irlanda cioè). Kelly non ha mancato di snocciolare i dati finanziari e in particolare i ricavi per camera registrati nel Q1 2023: «Il Revpar, nel primo trimestre segna +8% rispetto al Q1 2019» ha spiegato ricordando la crescita enorme degli ultimi anni con il gruppo che, praticamente, «inaugura un hotel al giorno nel mondo» e attualmente, a livello globale, dispone di circa 1 milione di camere.

Da sinistra David Kelly, Alessandro Cabella e Fausto Ciarcia

19 marchi e un “approccio sartoriale” alla clientela

Business solidissimo (641 miliardi di dollari di Ebitda nel primo trimestre 2023 con un +43% rispetto all’anno precedente), potenzialità di crescita enormi, un brand che ormai è un’icona e che solo a citarlo evoca lusso, eleganza, professionalità – il Rome Cavalieri, in questo, con le terrazze che offrono una vista mozzafiato da Monte Mario, il colle più alto della Capitale, le sue lounge sofisticate, i giardini lussureggianti, le strepitose collezioni d’arte alle pareti e la cucina tristellata di Heinz Beck, ne è una plastica rappresentazione – una leadership mondiale che nell’hospitality segmento luxury, dunque, è senza discussioni.

Ma per Hilton il mondo dell’hotellerie è in continua evoluzione e ai nuovi bisogni bisogna saper offrire sempre nuove risposte. La diversificazione dei brand per classe di ospiti, per esigenze e tempi di soggiorno (gli ultimi 3 marchi inaugurati sono Motto, micro-hotel in stile ostello, Signia, dedicato a viaggiatori business e congressi, e Tempo, lifestyle-first) è solo un aspetto dell’approccio “sartoriale” alla clientela che è una specie di marchio di fabbrica della compagnia.

Sostenibilità e inclusione le nuove sfide del gruppo

I tempi impongono di perseguire nuovi obiettivi: «Oggi clienti, investitori e anche gli addetti si preoccupano di cosa Hilton faccia nell’ambito della sostenibilità – ha spiegato sempre Kelly in occasione del meeting per i 60 anni del Rome Cavalieri – e la risposta è “Travel with Purpose” la nostra strategia in chiave ESG che promuove viaggi e turismo responsabili a livello globale. Tra gli obiettivi che ci siamo prefissati c’è sicuramente l’abbattimento dei consumi energetici. Il Rome Cavalieri, non a caso, è il primo hotel 5 stelle di Roma ad aver ottenuto la certificazione “Green Key” un marchio internazionale di qualità ambientale riconosciuto dall’Unesco. Ma non solo: diversità e inclusione sono gli altri valori che fanno parte della cultura di questo gruppo».

Hilton, in effetti, ha appena ricevuto anche il prestigioso riconoscimento “Great Place to Work” per l’anno 2023, a testimonianza dell’attenzione che riserva ai suoi team members. «Agli occhi dei lavoratori siamo appetibili non solo per la forza del nostro marchio ma anche per le nostre politiche di welfare aziendale» ha puntualizzato Fausto Ciarcia, Direttore Risorse Umane per le strutture alberghiere Hilton in Italia, annunciando l’assunzione, in aggiunta ai 2.900 già in organico, di 200 nuovi dipendenti nell’anno in corso. La “golden age travel” promette bene insomma. E non solo per i turisti. Parola di Hilton.