Il Sottosegretario con delega all'Editoria e all'Informazione Giuseppe Moles

Il senatore Giuseppe Moles è un uomo elegante e gioviale, di origini lucane. politico di lungo corso, iscritto da sempre a Forza Italia  è docente universitario ed esperto di Relazioni Internazionali e Difesa. Poco meno di un anno fa, Mario Draghi l’ha chiamato ad occuparsi del Dipartimento per l’informazione e l’Editoria come Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio. E Moles, nel compito (di questi tempi “ingrato”,) che gli è stato assegnato, ci sta mettendo tutta la passione che un liberale come lui – allievo e collaboratore storico di Antonio Martino – può avere per il pluralismo dell’informazione e la voce libera della stampa. Con risultati, peraltro, alquanto considerevoli. Nell’ultima Legge di bilancio, ad esempio, ha raccolto i frutti di una sua battaglia: quella per i fondi all’editoria.

Sottosegretario, è soddisfatto?

Sì, abbiamo introdotto in manovra un provvedimento che avevo già fatto inserire nel Decreto “Sostegni 2”. Parliamo di 120 milioni di euro per il credito d’imposta sulla carta. In continuità con le precedenti misure, ho insistito su questo strumento perché la carta rappresenta il costo maggiore che tante imprese editoriali devono sostenere. In aggiunta a quanto fatto negli ultimi mesi, con il governo abbiamo previsto anche un fondo straordinario con un budget complessivo di 230 milioni: 90 per il 2022 e 140 per il 2023. Sono soldi a disposizione del nostro Dipartimento che verranno utilizzati per sostenere l’intera filiera editoriale e supportarla affinché possa cominciare a reinvestire.

E per quanto riguarda i fondi Pnrr? Anche l’editoria potrà beneficiarne? 

Mi sono speso personalmente affinché potesse essere possibile. Rispetto agli investimenti previsti dal Pnrr nel capitolo “trasformazione 4.0 e digitalizzazione”, sono riuscito infatti a far inserire una formulazione nella quale viene specificato che tali strumenti potranno essere utilizzati dalle imprese dell’editoria. L’articolo del Pnrr, in sé, parlava di “tutte le imprese”, ma io sono intervenuto per far precisare che gli strumenti venissero messi a disposizione delle aziende dell’intera filiera editoriale. Nessuna esclusa: dall’editore classico ai distributori fino alle edicole.

Anche sul recepimento della direttiva Ue sul copyright non s’è risparmiato…

È fin dall’inizio del mandato che ho modulato il piano d’azione su vari step: il primo è stato quello di usare ogni strumento possibile per aiutare l’editoria nella fase più difficile della crisi aggravata dalla pandemia. Ma perché quelle misure – come credito d’imposta sulla carta e interventi su distribuzione, edicole, sollecitazione alla lettura – non rimanessero spot isolati, bisognava inquadrarle in una strategia di rilancio più ampia che comprendesse anche l’utilizzo della leva Pnrr e la “Direttiva copyright”. Rispetto alla quale oggi posso dire che siamo riusciti non soltanto a dare compiuta attuazione al nuovo diritto indicato dall’Ue che consente agli editori di ricevere un “equo compenso”, ma anche a creare un meccanismo che, attraverso l’obbligo della negoziazione in buona fede e non della contrattazione, mette attorno a un tavolo tutti gli attori – cioè gli Over-the-top, gli autori e gli editori – per individuare quello che è giusto corrispondere per l’utilizzo del prodotto sul web. Ciò metterà fine alla pratica dei giganti della Rete che usano i contenuti per ricavarne benefici economici senza corrispondere alcun compenso agli autori. Ovviamente autori o editori manterranno la libertà di scegliere di cedere gratuitamente il proprio prodotto se riterranno di ricavarne un vantaggio che va al di là del compenso economico.

Da quando sarà possibile avvalersi di queste procedure?

La direttiva è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale a metà dicembre e l’Agcom sta già lavorando, anche in accordo con noi, per approntare entro 60 giorni il regolamento con tutti gli elementi utili all’individuazione dell’equo compenso. Ritengo che questa formulazione, assieme alle regole Agcom e alla negoziazione, farà bene al sistema dell’editoria, che avrà nuove risorse per potersi sostenere e rilanciare, ma anche alle stesse piattaforme. Sarà una tutela anche per loro, infatti, che potranno negoziare l’equo compenso esclusivamente per quello che è il prodotto editoriale utilizzato e non dovranno più rispondere a richieste di pagamento per flash o notizie incomplete. Tutte le parti in causa avranno interesse affinché la negoziazione abbia buon esito, perché così si eviteranno vertenze lunghissime e dispendiose. Ne sono certo.

Ed è certo che anche “i piccoli”, intendo gruppi e testate minori, potranno ottenere giustizia e (equi) compensi dagli Ott?

Guardi, abbiamo fatto inserire una norma per cui chiunque può presentare richiesta anche attraverso un organismo rappresentativo della categoria. Chi ha determinate caratteristiche, un editore o un singolo autore indipendente, può chiedere l’equo compenso direttamente o tramite una sigla di rappresentanza. La regola vale sia per il grande gruppo che per il piccolissimo operatore il quale, pro quota, otterrà ciò che il suo organismo avrà negoziato con gli Ott.

Ma la colpa della crisi è solo dei colossi online che hanno fagocitato l’informazione? O ci sono responsabilità anche altrove?

Parto da un presupposto della cultura liberale: esiste la libertà di negoziazione, di contrattazione e di investimento. Ma è ovvio che in assenza di una qualsiasi attenuazione dell’eccessivo arbitrio dei player dominanti, è la giungla. E ognuno fa come gli pare. Ora con i diritti individuati a livello europeo e adottati dai singoli Paesi e una normativa finalmente chiara, il settore potrà avere una regolamentazione in positivo, anche rispetto a certe posizioni discriminanti. Del resto, io dico che il digitale non è un nemico, ma uno strumento. Bisogna vedere come si usa.

Vero. Intanto però il Covid ha amplificato le fake news e i suoi effetti nefasti. Che contromisure bisognerebbe adottare?

È un tema che mi sta molto a cuore. Già in passato il Dipartimento aveva istituito una Commissione per l’analisi del problema. Sto valutando se farla ripartire o istituire un altro soggetto che, con l’aiuto di tutti gli stakeholder, possa individuare gli strumenti più adatti a contrastare la disinformazione. Pensare solo alle norme non serve perché a volte il progresso tecnologico è più veloce della norma. Il Covid ci ha fatto rendere conto quanto è importante l’informazione e quanto pericolosa è la disinformazione. Siamo bombardati da un flusso di informazioni spesso non chiare, non coerenti, veicolate in modi strani e le cui fonti non sono né certe né certificate. Questo crea confusione e stordimento nei cittadini che devono farsi un’opinione. Serve un piano di comunicazione istituzionale per sensibilizzare gli utenti in maniera chiara, concreta e credibile. E lo si può fare solo attraverso la responsabilità e la professionalità di chi fa informazione.

E l’Inpgi? Con l’accorpamento nell’Inps, questione risolta? 

Mi auguro di sì. Anche se questo governo la crisi dell’Inpgi l’ha ereditata, visto che il bilancio era in passivo tremendo da almeno 6 anni, la Presidenza del Consiglio ha voluto il tavolo tecnico per evitare l’ipotesi commissariamento e io ho accettato che venisse istituito proprio presso il mio dipartimento. E credo che, dopo aver analizzato le varie possibilità, la soluzione trovata e inserita in manovra, sia quella più ragionevole. L’Inpgi 1, che era a rischio default, è stata inserita all’interno del sistema Inps con tutta una serie di procedure di transizione e l’Inpgi 2 invece è rimasta autonoma. In questo modo perlomeno i diritti acquisiti sulle pensioni dai giornalisti verranno tutelati.

Un’ultima cosa. Qual è il suo outlook per il 2022?

Intanto siamo già molto avanti rispetto a un anno fa, sia sul piano della gestione della pandemia che della ripartenza. E se la campagna vaccinale proseguirà con successo, il Paese potrà continuare a rimanere aperto, essere vivo dal punto di vista socioeconomico e guardare al futuro con fiducia. I presupposti ci sono tutti.