Con il completamento del transito del gruppo d’attacco della USS Gerald R. Ford attraverso l’Oceano Atlantico, la Marina statunitense alza la soglia della presenza operativa con un dispiegamento che, prima ancora di qualsiasi decisione politica, parla la lingua dei numeri. La stessa infografica “U.S. CENTCOM, EUCOM, INDOPACOM | Air and Naval Assets”, accreditata a Ian Ellis Jones / iejmedia, quantifica la disponibilità in due portaerei, quindici cacciatorpedinieri e quattro sottomarini: una massa critica che serve a presidiare, ma soprattutto a rendere credibile una scala di opzioni, dalla semplice pressione alla proiezione di forza.
Il valore industriale delle portaerei
Se si converte lo schieramento nel suo valore di sostituzione, l’ordine di grandezza diventa immediatamente leggibile. Il Congressional Research Service riporta per le Ford-class più recenti stime nell’ordine di 14,2475–15,2106 miliardi di dollari per unità, quindi due portaerei valgono circa 28,495–30,421 miliardi secondo quelle stime.
Quindici DDG-51
La parte “di scorta”, che in realtà è anche piattaforma d’attacco e difesa multistrato, ha un peso economico enorme. Il Congressional Research Service colloca un DDG-51 nell’ordine di 2,7 miliardi di dollari; moltiplicato per quindici unità, l’equivalenza è circa 40,5 miliardi.
Quattro sottomarini
Alla componente di superficie si aggiunge il livello subacqueo: per i Virginia-class il Congressional Research Service riporta un riferimento nell’ordine di 5,0 miliardi di dollari per unità, quindi quattro sottomarini equivalgono a circa 20 miliardi. Sommando portaerei, cacciatorpedinieri e sottomarini, la cifra complessiva arriva a circa 88,995–90,921 miliardi di dollari solo per queste piattaforme principali.
600 Tomahawk valgono 780 milioni
Accanto al capitale navale c’è l’arsenale che si consuma nel momento in cui viene impiegato. Reuters, citando documenti di budget del Pentagono, indica un prezzo medio nell’ordine di 1,3 milioni di dollari per Tomahawk; su questa base, 600 missili equivalgono a circa 780 milioni di dollari. È la traduzione economica della deterrenza: la nave costa mentre resta pronta, il missile costa nel momento stesso in cui viene usato e poi ancora quando va rimpiazzato.
















