Il calcio mondiale entra in una zona inesplorata, dove la ricerca di nuovi capitali si intreccia con il controllo delle sue competizioni più redditizie. Gianni Infantino propone di trasferire il cuore commerciale della FIFA in una società aperta a investitori esterni, promettendo risorse senza precedenti alle federazioni. Ma il progetto, ancora sottoposto ad approvazione, ha provocato una reazione durissima in Europa e sollevato dubbi sulla futura governance del calcio.

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La società da 20 miliardi

Il nuovo veicolo si chiamerebbe FIFA Forward Enterprise, o FFE, e riunirebbe diritti televisivi, sponsorizzazioni, biglietteria, licenze e organizzazione operativa dei tornei. La FIFA attribuisce alla società una valutazione iniziale di 20 miliardi di dollari e punta a raccogliere fino a 4,2 miliardi entro il 2026, cedendo a investitori esterni quote di minoranza non superiori al 20%. Zurigo assicura che manterrà il controllo della controllata e ogni competenza sulle regole e sulle decisioni sportive.

Il capitale in cambio dello sviluppo

L’argomento economico più forte riguarda la distribuzione dei proventi. Il piano prevede un finanziamento facoltativo una tantum fino a 20 milioni di dollari per ciascuna delle 211 federazioni e l’aumento da 8 a 20 milioni dei fondi FIFA Forward per il ciclo 2027-2030. Secondo la FIFA, insieme agli altri programmi, il nuovo schema potrebbe portare oltre 10 miliardi di dollari allo sviluppo del calcio mondiale nei prossimi quattro anni. Tutte le cifre restano subordinate all’approvazione del progetto.

Gli investitori e il nodo del controllo

La FIFA lavora all’operazione con J.P. Morgan, mentre il gruppo di potenziali investitori dovrebbe essere guidato da Thrive Eternal, iniziativa fondata da Joshua Kushner. Gli investitori non avrebbero incarichi operativi e acquisterebbero partecipazioni nella società commerciale, non nella FIFA. La distinzione formale, tuttavia, non ha fermato le richieste di trasparenza finanziaria, alimentate dal peso che i capitali privati potrebbero esercitare sulla valorizzazione futura di Mondiali e altri tornei.

L’opposizione supera i confini europei

La UEFA ha accusato la FIFA di aver oltrepassato un limite, sostenendo che l’anima e la governance del calcio non possano diventare beni negoziabili. Anche la federazione inglese e quella francese hanno dichiarato di non essere state informate preventivamente. Le critiche si sono estese a Concacaf e Confederazione asiatica, che chiedono procedure più inclusive, informazioni complete e tempo per valutare le implicazioni legali e commerciali. La protesta, dunque, non riguarda soltanto l’Europa, ma soprattutto il metodo decisionale scelto dalla FIFA.

La battaglia sulla ricchezza del calcio

Dietro il confronto istituzionale si apre una sfida sulla distribuzione del valore prodotto dal pallone. Infantino presenta FFE come uno strumento per trasferire più ricchezza verso le federazioni meno forti economicamente; la UEFA teme invece che l’ingresso degli investitori finisca per subordinare il calendario e le competizioni alla crescita dei ricavi. La proposta dovrà ottenere il sostegno della maggioranza delle federazioni affiliate e le approvazioni del Consiglio FIFA: fino ad allora resta un progetto, ma ha già aperto una frattura politica destinata a incidere sui futuri equilibri globali.